Borsetta di seta e orecchio di maiale

05/03/2011 - Le piccole massime segrete di un’anima stolida ma anche solida. La Signora Parkin, mio mentore e maestro, donna le cui massime di saggezza infinita hanno illuminato il mio cammino, un giorno mi disse: “sai, il bello della vita non è

     
 

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Le piccole massime segrete di un’anima stolida ma anche solida.

La Signora Parkin, mio mentore e maestro, donna le cui massime di saggezza infinita hanno illuminato il mio cammino, un giorno mi disse: “sai, il bello della vita non è non avere problemi, ma risolverli.” Lì per lì mi sembrò una cazzata. Ovvio che è così. Solo riflettendoci a lungo ho compreso l’immensa profondità di questa osservazione. Noi passiamo la nostra vita a temere i problemi, terrorizzati alla sola idea di essere scossi dai rivolgimenti della fortuna, spaventati dal Male maiuscolo e dai minuscoli mali. Non saremmo molto più liberi se accettassimo i problemi, che inevitabilmente prima o poi ci affliggono, e decidessimo di non avere più paura? Facile a dirsi e non a farsi. Però è possibile. Io l’ho sperimentato, magari non sempre con stratosferici successi, anzi direi più con fallimenti che con eclatanti riuscite, ma una cosa l’ho ottenuta: adesso ho meno paura. Non posso dire di averne molta meno né di non avere più paura del tutto.

DESERTO DEI TARTARI – Dico che non vivo più sulla barricata, non sono più di vedetta nel mio personale Deserto dei Tartari in attesa che si presenti un problema. Ormai so che stare di guardia non serve, così me ne sto in pace. Che il nemico arrivi, se proprio ci tiene. Una volta che lo vedo deciderò come combattere, ma se non so ancora com’è chi me lo fa fare di premunirmi? E come faccio a premunirmi se appunto non lo conosco ancora? Questa non va intesa come forma di rassegnazione, bensì come predisposizione zen. Si lotta quando c’è da lottare, e poi basta. Per il resto del tempo non si risparmiano le forze, perché non serve, ma si impiegano in cose più utili che star lì a difendere l’indifendibile da imprevedibili attacchi esterni. E così la mitica Signora Parkin mi ha fatto risparmiare un sacco di tempo, che avrei sciupato nella tremebonda attesa dell’imponderabile. Non è che i problemi grossi si risolvono in un minuto, e non è che uno che li affronta poi esca sempre fresco come una rosa. Diciamo che a questo punto sono diventata una rosa vizza e possa, e nemmeno un po’ astuta, ma non fa niente.

DIRETTA CONSEGUENZA – Certo uno deve pensare di valere qualcosa, altrimenti è destinato ad avere paura per sempre. Se non sei convinto di potercela fare, come puoi trovare le risorse per reagire alle bordate che ricevi dalla vita? E qui interviene la seconda grande perla di sapienza della Signora Parkin: “non si può fare una borsetta di seta con un orecchio di maiale.” Per tanto tempo ho pensato che volesse semplicemente dire “se sei un pezzo di porcello non puoi trasformarti in qualcosa di bello”, ma poi ho compreso tutto il ragionamento che ci sta dietro e ho visto materializzarsi davanti ai miei occhi il complesso percorso a ostacoli che porta un brandello di suino qualunque a essere uno splendente accessorio. Accessorio, attenzione, non già fondamentale, quasi fosse rinchiuso in questo concetto un richiamo all’umiltà, un ammonimento a mantenere sempre un contatto con l’orecchio da cui si è partiti. Umiltà sì, ma anche coscienza di ciò che si è. A questo proposito ieri una persona che conosco da poco, e quello che conosco mi piace, mi ha detto una frase (non mi ricordo chi è l’autore. Se questa persona mi legge può scriverlo qui sotto?) che piacerebbe moltissimo alla Signora Parkin. Questa frase è la diretta conseguenza delle altre due, e il risultato finale: “E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

     
 

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