Il figlio di Gheddafi, il riformista che il regime odia
04/03/2011 - Al vertice di Tripoli il gruppo dirigente del Colonnello rema contro le frange progressiste del paese. Guidate dal figlio del raìs. Mentre la nave affonda chi può scappa. Resta soltanto chi non può scappare; o chi pensa di trovare un
Al vertice di Tripoli il gruppo dirigente del Colonnello rema contro le frange progressiste del paese. Guidate dal figlio del raìs.
Mentre la nave affonda chi può scappa. Resta soltanto chi non può scappare; o chi pensa di trovare un modo per raccogliere i frutti del naufragio. In Libia il regime di Gheddafi è in bilico fra forza e debolezza; barricato nei palazzi di Tripoli, il raìs attende le azioni dell’Occidente, e non è
chiaro se si arriverà all’intervento armato contro di lui. Ma qualcosa, nelle stanze alte del potere di Tripoli, si avvia ad una decomposizione interna lenta ed inesorabile. Complice l’alleanza sotterranea fra il figlio del raìs e le forze progressiste.
PAROLA DI ESPERTO – A spiegare a Paris Match la vera situazione in Libia è un esperto di politica internazionale.
Laureato in scienze politiche all’università Parigi V, Zidan Mohammed è attualmente direttore del Centro di studi diplomatici a Janzour, nel Nord-Ovest della Libia, 12 chilometri da Tripoli. Dall’interno del ministero degli Esteri di Libia, è in grado di spiegare la decomposizione del regime della Guida.
Chi è nell’entourage di Gheddafi?
Rimane intorno a lui una vecchia guardia composta da militari, specialmente i più alti in grado che approfittano del sistema per arricchirsi insieme alle loro famiglie sulle spalle della popolazione, dei tecnocrati e degli affaristi più qualificati che controllano una buona parte dell’amministrazione. A questo bisogna aggiungere i membri dei “Comitati Rivoluzionari” che il popolo, nella stragrande maggioranza, detesta da molto tempo e che non fa nulla per attirarsene la simpatia. Questa vecchia guardia si è organizzata per condurre una guerra silenziosa contro Saif Al-Islam, il figlio del Colonnello, corrompendo i nuovi responsabili e sbarrando la strada ai giovani diplomatici. Il posto di direzione della sezione Francese al ministero degli Esteri, che io guido, non serve a niente, visto che occupo quelli che una volta erano bagni come ufficio e non dispongo di alcun collaboratore.
Più che il vecchio colonnello, dunque – come spesso succede – sono i suoi fedelissimi a remare per la conservazione. Tarpando le ali a tutti i nuovi quadri dello Stato che vengono relegati in posizione assolutamente distaccata ed inutile.
SAIF AL-ISLAM – Al centro, il ruolo del figlio di Gheddafi, anello di congiunzione fra l’Occidente civilizzato e la tradizione della Jahmariya.
Quale è il ruolo di Saif Al-Islam, il figlio della decima sposa di Gheddafi?
Avendo passato gli ultimi anni in Occidente, in Austria e in Inghilterra, Saif Al-Islam ha mostrato una malconoscenza imbarazzaten della società libica. Ha aperto una discussione con gli oppositori politici, molto malvista all’interno del paese dai partigiani del regime. Questi colloqui con i gruppi salafisti, che avevano promesso di abbandonare la lotta armata in cambio della liberazione dei prigionieri islamici, sono stati uno scacco. E’ per questo che la si chiama da noi “Operazione Onde di Libertà”, dove gli ultimi interessati sono potuti uscire dalle loro cellule il 18 febbraio, solo 2 giorni dopo la prima manifestazioni.
Saif Al-Islam, spiega l’esperto, ci prova.
RIFORME – Ma non è assolutamente in grado di gestire la situazione, a quanto pare.
Saif Al-Islam ha tentato di promuovere delle riforme, mal preparate, mal congegnate, molto spesso consigliate da opportunisti venuti dall’Occidente. I movimenti che si sono creati nell’est del paese per conquistare le città dell’occidente, principalmente Musrata e Alzaouya, trovano la loro origine nell’eco di un sistema politico, economico e sociale, arrivato alla fine della corsa. Il sistema ha disperatamente cercato di rinnovarsi. Invano. La corruzione ha trionfato in tutte le istituzioni pubbliche. Le immagini dei nostri vicini tunisini ed egiziani hanno fatto il resto.
Insomma, persino la spinta riformista del figlio di Gheddafi non ha fermato le rivolte: ma anzi, le ha favorite.












