Sex and the city, il film. Dopo averlo lungamente digerito, ecco perchè le sale cinematografiche lo hanno velocemente espulso. D’altronde, non si può basare tutto su una borsa Chanel. Soprattutto se non la si ha.
Poi, alla fine, Mister Big sposa Carrie, con un terribile abito firmato “Nessuno”. Dovevate ancora vederlo ed io vi ho rovinato il finale? Peccato, avevo voglia di raccontarvelo. Dopo dieci anni di tira e molla griffatissimi, la versione cinematografica del nostro serial preferito mette la parola fine alle vicende delle quattro amiche di New York, ma soprattutto, ai nostri sogni. A quattro anni dalla conclusione della serie, esplode nelle sale
cinematografiche “Sex and the city: The movie”, seguito, lasciatemelo dire, “ideale” delle sei stagioni tutto pepe che ci hanno incatenati alla seconda serata di La7, alle uscite settimanali con “Tv Sorrisi&Canzoni” (che colpaccio per il settimanale made in carampana), per poi terminare con i super cofanetti di lusso a forma di scatola di scarpe. Dal 30 maggio scorso infatti non si parla d’altro: 20 giorni a monitorare il botteghino, i critici cinematografici e i forum per fans dalla salivazione incontrollabile (i cani di Pavlov del 2008); 20 giorni di pareri armonicamente disgiunti, che narrano di un Sex troppo poco Sex e di una City troppo poco City. Nonostante i buoni presupposti e le ottime basi, il nostro lungometraggio (nel vero senso del termine) ci costringe a sgranocchiare pop corn ed ingurgitare dinosauri gommosi per 148 minuti di novità poco eclatanti, qualche battuta divertente (fatta dal vicino di poltrona gay) e centinaia di mise da batticuore.
COSA C’E’ - E’ infatti l’unica donna a non sgambettare sullo schermo la protagonista della pellicola: Patricia Field, la storica costumista della serie, capace di accostare una pochette extralusso da “prezzo su richiesta” a uno straccetto da mercatino delle pulci che in un attimo diverrà Must. Oltre 300 i cambi d’abito delle quattro donzelle dedite al sesso e all’amicizia, con strambi abbinamenti di accessori, gioielli e acconciature, tanto per non lasciare nulla al caso. Un caso con cappio di diamanti al collo, invece, quello delle vicende, che lasciano la city e gli uomini (con il sesso nelle tasche del cappotto) ai
bordi dello schermo, affrontando le vite di Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte alla soglia dei 40 anni. Vite un po’ noiose perchè non ci appartengono più, che cercano di dimostrarsi “grandi” e pronte alla vita coniugale senza dignità, quella dignità addizionata di anidride carbonica che ce le ha fatte amare per sei stagioni da sogno. Carrie troppo triste, troppo depressa in tutta la parte centrale del film, che ce la mostra brutta e inappetente come la nostra vicina di casa, facendoci desiderare di estrarre la rivoltella dalla borsetta per mettere fine alle sue pene; Miranda sprovvista della sua verve a tutto cinismo, che rovina le nozze (ops, vi ho detto pure questo) ma non lo fa realmente alla sua maniera; la poco realistica Samantha fedele da cinque anni, che si limita a spiare il focoso vicino ed i propri ardenti desideri dalla finestra; e infine Charlotte, l’unica vera rivelazione, sempre perbenista e mammina nell’anima, ma con quel lembo di approfondimento caratteriale in più, che ce la fa adorare dal primo istante. Così, tra un matrimonio in pompa magna che salta, ed uno sottotono che si celebra con un abito inutile e delle scarpe di Manolo Blahnik assolutamente bruttine, il film si consuma piano piano insegnandoci alcune massime fondamentali: 1. senza una cintura in vita non sei nessuno (soprattutto s
e vuoi nascondere qualche rotoletto); 2. se non ti chiami Carrie Bradshaw (e quindi non esisti) Wivienne Westwood non ti regalerà mai un suo abito da sposa, con dedica, poi! 3. le borse di Chanel sono sempre le più belle del mondo, ma che non vengano a dirci che tutte possono averle (io si, ma questa è un’altra storia) 4. anche se lui ti lascia all’altare, dopo ci torni di gran carriera. E ti fai una risata, perchè tanto “Sex and The City: The Original” è finito quattro anni fa, ed era meglio continuare a domandarsi come sarebbe continuato senza mai saperlo davvero, lasciando le quattro pulzelle della grande mela perse nel limbo del cosmopolitan e dell’orgasmo perfetto.
UNHAPPY AND - Così, nonostante le prime due settimane di boom al botteghino, dove gruppi di ragazze (rigorosamente da quattro, grazie) e coppie gay hanno spinto in alto il film-seriale, ad oggi questo precipita in caduta libera; lascia infatti il podio allo stralunato “Indiana Jones” di Spielberg, al melenso “Un amore di testimone” della famiglia “Grey’s Anatomy” e all’apocalittico “E venne il giorno”, regalando a noi ragazzette con più tacco che anima solo la voglia di qualche cintura e borsetta in più, da abbinare al certamente favoloso dvd del maxi episodio della settima, mancata, stagione.
























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Sex and the city, il film. Dopo averlo lungamente digerito, ecco perchè le sale cinematografiche lo hanno velocemente espulso. D’altronde, non si può basare tutto su una borsa Chanel. Soprattutto se non la si ha….
Sex and the city: rassegnatevi donne normali, Vivienne Westwood non vi regalerà nulla…
Sex and the city, il film. Dopo averlo lungamente digerito, ecco perchè le sale cinematografiche lo hanno velocemente espulso. D’altronde, non si può basare tutto su una borsa Chanel. Soprattutto se non la si ha….
miticaaaaa
lo sapevo che si sarebbero sposati e avrebbero vissuto felici nei nostri sogni.Loro sono un sex and the city a parte ;)l’altro è rimasto sospeso nei miei ricordi. Confido nelle repliche