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pubblicato il 2 luglio 2008 alle 16:21 dallo stesso autore - torna alla home

Abbiamo incontrato l’ avvocato Luca Berni, legale di una prostituta di lusso di Parma balzata recentemente alle cronache per le sue disavventure fiscali. La vicenda potrebbe segnare una svolta nella regolamentazione della professione del meretricio nel nostro Paese.

Rischia di trasformarsi in una pagina di storia la vicenda della della prostituta di Parma che da qualche giorno si pone all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. “È un episodio da analizzare attentamente per poterne fare pietra miliare per una regolamentazione efficace dell’attività di cui stiamo parlando, con tutti i benefici che ne conseguono”, dice con convinzione Luca Berni, il legale della 32enne di origine sudamericana cui le Fiamme Gialle della cittadina ducale hanno chiesto il pagamento di 90mila euro di tasse sui proventi della sua attività, considerandola “civilisticamente illecita”, tassabile in virtù dell’articolo 36, comma 34 bis, del decreto Bersani-Visco del 2006, che dispone che “nel caso in cui i proventi illeciti non possano essere Odaliscaricondotti a categorie di reddito previste dal Testo Unico gli stessi redditi devono essere considerati redditi diversi”, tassabili comunque, come previsto da articolo 14, comma 4 e 4 bis della legge 537/1993 per gli altri illeciti noti.

REATO O NON REATO? – Corposi, ben 357.682 euro, i frutti del lavoro della ragazza, “trasferite nel corso di 4 anni, attraverso i money transfert, nel suo paese d’ origine, ove lei doveva mantenere una famiglia numerosa, queste cifre hanno superato le soglie di sensibilità ed hanno destato l’ interesse della guardia di finanza che ha interpellato la signora per sapere quale fosse la sua attività… e lei ha candidamente ammesso di essere una prostituta.” Così racconta Luca Berni che ricorda poi che il meretricio non è un reato in sé, se pur lo sono attività ad esso connesse, e, come alcuni di noi, si interroga sulla supposta illiceità indicata dal comandante della guardia di finanza, il colonnello Cristiano Zaccagnini, che si appella all’ articolo 5 del codice civile che recita: “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume… “

L’INTERVISTA – È primo pomeriggio. Fuori c’è il caldo afoso, paralizzante. Dentro le scintille di qualcosa. Sono con lui nel suo studio, nel centro della cittadina ducale ed un poco mi sento a disagio ed un poco mi emoziono mentre riprendo malamente, con una piccola telecamera a mano, la nostra chiacchierata. Da subito mi rendo conto di essere davanti ad uno che crede davvero che sia giunto il momento per cambiare le cose, per dare un colpo di spugna all’ipocrisia, per approfittare di un caso per regolamentare finalmente, anche nel nostro bel paese, il mestiere più antico del mondo. La sua assistita, che Berni ritrae come una escort di lusso piuttosto riservata, pagherà le imposte a condizione che sia legittimata e tutelata nella professione che esercita.

“Non solo non è un reato, a ben vedere secondo me non è un atto illecito, anche perché da un attento esame della norma e della sua applicazione più estensiva in nessuna parte la dottrina della giurisprudenza si è mai posta la domanda se l’atto sessuale rientrasse negli atti teoricamente contemplati dall’articolo 5. Anche se in linea di principio (e poi anche nella pratica) siamo d’ accordo con il pagamento della tassa ma, a questo punto, occorre dare un colpo di spugna e cancellare l’ipocrisia di fondo con cui si vuole trattare la questione. Si deve prendere coraggio a due mani e con coraggio e a due mani afferrare il toro per le corna e risolvere una volta per tutte questa questione. Nel momento in cui noi chiediamo ad una prostituta, poiché lei si è definita in un primo momento meretrice, di pagare le tasse per le attività che svolge, questa accetta di pagarle correttamente però dice: a questo punto voglio essere regolarizzata, intendo, legittimata nella professione che faccio. La signora, per inciso è regolare in Italia, è una cittadina italiana, non una extracomunitaria irregolare.”

- “Non ci sono problemi per il permesso di soggiorno?” – chiedo io.

- “Stiamo parlando di una cittadina italiana!” – puntualizza l’avvocato – “Occorre regolamentare questa situazione che è sotto gli occhi di tutti, che piaccia oppure no, una volta per tutte.”

Sarebbe forse opportuno confrontarsi con altri paesi europei e magari “mutuarne norme” al riguardo o “riesumare la Legge Merlin e riadattarla”, come suggerisce l’ avvocato.

CONTROLLI E SICUREZZA – Lo aveva auspicato addirittura Maroni il 9 giugno, ospite della cittadina per incontrare i sindaci firmatari della Carta di Parma sulla sicurezza. Controlli fiscali ma anche igienici e sanitari, qualcosa da approvare entro agosto. “Occorre introdurre una norma definitiva nell’ordinamento italiano” – aveva concluso. Quasi un segno del destino. La svolta potrebbe cominciare proprio da qui. Non che episodi analoghi non si siano già verificati. Secondo Pia Crove, segretaria del Comitato Onlus per i diritti civili delle prostitute, tra i personaggi che stanno esprimendo solidarietà o interesse alla causa intrapresa dal nostro avvocato, sarebbero tanti i casi analoghi. Uno noto recente (novembre 2007) viene da Milano, città con uno dei tassi più alti di prostituzione. Ricorderete forse della donna cui il fisco aveva chiesto ragione di ben sei appartamenti e due macchine di lusso e che, dopo una alterna vicenda legale, si era vista comunque imporre una multa di 60mila euro per i proventi non dichiarati nel corso della sua trascorsa attività.

LA PROFESSIONE PIÙ ANTICA… – Il caso di Parma sembra essere diverso. Qui una giovane signora è stata chiamata specificatamente a rispondere fiscalmente della sua attività di meretricio, non solo di proventi e beni ingiustificati. Riuscendo non so come a comprendermi nella mia confusione espositiva, mi spiega Berni: “A differenza di casi precedenti qui per la prima volta si prende in esame la prostituzione come professione. È la prima volta che ci si occupa della tassazione dell’attività relativa, questa volta un impositore ha cominciato a trattare in maniera seria e concreta la questione. erotic sceneOccorre regolamentare, una volta per tutte.” E magari interrogarsi sul senso del buon costume. È stato egli stesso, mi dice, a supporre che la deduzione a partire dall’articolo 5 del codice civile circa l’illiceità dell’attività potesse partire da questo presupposto. E se gli altri due, quello relativo alla diminuzione permanente della integrità fisica e quello relativo all’ordine pubblico non sembravano pertinenti, appare non necessariamente indicativo dell’illiceità della attività della ragazza nemmeno quello relativo al buon costume. La protagonista di questa vicenda “non è una prostituta da strada, ma è una signora che si accompagna agli uomini svolgendo un’attività che il più delle volte non arriva neanche alla consumazione finale dell’atto fisico idealisticamente immaginato e la svolge sempre all’interno delle proprie mura, neppure quelle domestiche, magari a casa dei clienti o in alberghi. È evidente che siamo contrari a qualcosa” – spiega l’ avvocato – “ma dobbiamo stare attenti a non confondere la morale, soprattutto la morale di ispirazione cattolica, con il buon costume. Sono due cose completamente diverse”.

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