Anime nell’oltretomba
26/02/2011 - Che tristezza far parte di un popolo di vecchi babbioni! Siamo un paese di anime vizze. Guardiamo il mondo incendiarsi sotto i nostri piedi, anzi sotto il nostro stivale, e pare che il fuoco nemmeno ci sfiori. Ci facciamo domande,
Che tristezza far parte di un popolo di vecchi babbioni!
Siamo un paese di anime vizze. Guardiamo il mondo incendiarsi sotto i nostri piedi, anzi sotto il nostro stivale, e pare che il fuoco nemmeno ci sfiori. Ci facciamo domande, seppur in qualche
parte legittime, su cosa comporterà la rivoluzione che ci porta la primavera entrante, su chi porterà entro i nostri confini. Domande da vecchio scarpone attaccato alla suola, attaccato alla terra che calpesta, anzi attaccato al proprio misero calpestio molto più che alla terra che calpesteranno i suoi figli. Un’anima rinsecchita ha l’ambizione di preservare il proprio piccolo mondo, ma lo vuole intatto per sé, non per le generazioni future. Lo spirito che sta dietro a tanta triste sostanza è questo. Una persona due giorni fa mi ha detto che le persone si comportano così per paura, non perché sono cattive. È la paura il motore immobile della meschinità che ci spinge a sbarrare la porta, salvo aprirla quando ci serve qualcuno che entri per farci da servo con poca nostra spesa oppure quando ci serve chi sia solidale con noi, perché a noi è capitato qualcosa.
CHANGE – Ma a queste carcasse vetuste non capita niente, perché niente deve accadere, e nulla cambiare. Meglio lasciarsi passare addosso ogni lordura e richiesta d’aiuto che venga dall’esterno. Meglio perdere di vista le generazioni che verranno. Si arrangeranno, come
abbiamo fatto noi. Viviamo finché siamo vivi, attenti a che gli altri non respirino troppo, perché l’aria a disposizione è più nostra che loro. Di recente al Pronto Soccorso ho avuto un illuminante scambio di pareri con due anziani pieni di acciacchi ma straordinariamente attaccati alla vita. Una cosa giusta, per carità, amare la vita. È arrivato un bambino che si era fatto male ed è passato davanti a tutti. Loro si sono lamentati che non è giusto che i bambini vengano prima, perché i vecchi hanno vissuto più a lungo, e per questo devono avere la precedenza. Ed erano anche convinti di ciò che asserivano. Ho pensato che siamo una società di avvoltoi frolli. Difendiamo i privilegi di vecchi marcescenti perché temiamo che metterli in dubbio possa in qualche modo compromettere noi e la nostra speranza di vita. Vita? Siamo circonfusi di corruzione. Corruzione in tutti i suoi significati, compreso quello originario di lenta distruzione, ineluttabile decomposizione. I popoli che oggi combattono per la libertà e il futuro sono popoli giovani, pieni di energia. Negativa, positiva, non si sa ancora bene come verrà indirizzata, ma c’è. Noi invece ecco come siamo: con i visceri attaccati alla terra e l’anima nell’oltretomba.












