Quando il caso Ruby non era un problema
22/02/2011 - Partendo dalle nottate di Silvio, Slate ripercorre la storia della legislazione contro il sesso minorile. Serve un’occasione per scrivere, un motivo. Slate ce l’ha: è Silvio Berlusconi e il caso Ruby. Partendo dagli ultimi fatti di cronaca italiani, il magazine
Partendo dalle nottate di Silvio, Slate ripercorre la storia della legislazione contro il sesso minorile.
Serve un’occasione per scrivere, un motivo. Slate ce l’ha: è Silvio Berlusconi e il caso Ruby. Partendo dagli ultimi fatti di cronaca italiani, il magazine di analisi politica
americana ripercorre la storia della legislazione mondiale pensata per arginare il sesso fra le minorenni o fra le ragazze – e poi, anche gli uomini – ritenute e ritenuti troppo giovani per consumare un rapporto.
DOMANDE – E’ interrogandoci sulla cronaca che ci vengono le domande più importanti.
Secondo il Guardian, che ne ha parlato la settimana scorsa, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi non sarebbe “minimamente preoccupato” per il suo imminente processo per fatti viziosi. Deve comparire accusato di aver pagato per il sesso con Karima el-Mahrough (anche detta Ruby Rubacuori), una prostituta 17enne. Stranamente, l’età della maggiorità sessuale è 16 anni, e la prostituzione è legale – ma solo con sex workers di 18 anni ed oltre. Tutti questi numeri che si trovano come biglietti sulle porte delle camere da letto sollevano la questione: quando il concetto di “età in cui è consentito” è nato?
Si scopre così che nel 1275 il re d’Inghilterra ha promulgato il primo statuto che puniva con due anni di prigione e una multa ” a discrezione del re” qualsiasi rapporto con una “fanciulla minore d’età” – ovvero, per l’epoca, inferiore ai 12 anni. “L’età in cui era possibile che la donna si sposasse”, scrive Slate. Ecco, se Berlusconi fosse vissuto nell’Inghilterra del XIII secolo, tanti problemi non sarebbero mai sorti.
LA RAGIONE – Ma non bisogna illudersi: la protezione della donna era l’ultimo dei problemi del legislatore medievale.
La loro castità era un problema, poichè le donne senza verginità non erano considerate in grado di sposarsi. Il codice sociale motivava in questo modo perciò la prima legge per l’età della consenziente, il che risulta evidente dal fatto che le donne “note per essere promiscue” erano esclusedalla protezione, una volta rovinate. Giusto, no? Da quel momento in poi, le regole sono state promosse in tutto il mondo per le ragioni più varie: proteggere la verginità delle donne dagli uomini predatori, tenere lontano le donne predatrici dall’intrappolare gli uomini più anziani, limitare il sesso prematrimoniale, distruggere le pratiche coloniali che tradizionalmente volevano i matrimoni combinati e, più recentemente negli Stati Uniti, per combattere la gravidanza adolescenziale.
A tutt’oggi, dice Slate, le età previste spaziano dai 14 ai 18 anni negli Usa, mentre internazionalmente la forchetta è molto più larga, dai 12 ai 18 anni. La maggior parte delle nazioni occidentali mette l’asticella intorno ai 16 anni, ma la Spagna è un’importante eccezione, con 13 anni”. Insomma, intorno al caso Ruby, fervono ormai i dibattiti più vari.













I 12 anni non sono stati inventati nel 1275 dal Re d’Inghilterra.
Risalgono al diritto romano: a 12 anni la donna era considerata “viripotente”.