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Giuseppe Di Bello, il MoVimento 5 Stelle Basilicata e le scuse inutili di Casaleggio

«Gli attivisti del M5S di Matera riuniti ieri sera al XXXX, alla luce dell’esito delle votazioni per il candidato Presidente della Regione Basilicata, esprimono forte preoccupazione per le sorti del Movimento in Basilicata, unita al rincrescimento per l’esclusione “ex post” del candidato Giuseppe Di Bello», l’esclusione del tenente Giuseppe Di Bello dopo la sua elezione per candidatura a portavoce del Movimento 5 Stelle Basilicata non si ferma. Parte della base lucana sta pensando di inviare a Milano una richiesta di rivotazione per le consultazioni regionali, dopo il “pasticcio” successo nei giorni precedenti. Purtroppo lo staff nazionale si sarebbe accorto del casellario giudiziario del tenente la mattina del 4 ottobre. Troppo tardi. Casaleggio stesso ha alzato la cornetta scusandosi del problema insorto a voto avviato.

movimento 5 stelle basilicata contro grillo- giuseppe di bello  (2)

COSA È SUCCESSO – Giuseppe Di Bello (dopo aver avuto l’ ok alla sua candidatura alle prossime elezioni regionali) è stato eletto dagli attivisti il 4 ottobre scorso. Peccato però che, nel giro di poche ore, Beppe Grillo sul suo blog abbia annunciato il salto della nomina per “irregolarità nei documenti presentati”, passando di fatto lo scettro al secondo eletto Piernicola Pedicini. Eppure Giuseppe Di Bello era ben apprezzato dentro il Movimento. Il tenente è stato condannato in primo grado per aver rivelato i dati sull’inquinamento del lago Pertusillo, una situazione ambientale scoperta poi solo 4 anni dopo la lotta dell’attivista. La sentenza e il suo attivismo ambientalista l’ha reso però un eroe nel mondo 5 stelle. Durante lo Tsunami Tour Di Bello veniva elogiato sul palco (minuto 5.20) dal Semplice Portavoce e dall’eletta Mirella Luizzi. «Volevo dire – annunciava Beppe Grillo al pubblico – che lui ha subito una condanna e per rispetto al Movimento non si è candidato. Noi aspettiamo che la condanna venga recessa…»:

IL NON STATUTO E L’ASSEMBLEA REGIONALE – Nel video, dove Beppe Grillo appare accanto al tenente, si ricorda la sentenza che ha coinvolto il militante. Ma un condannato si può o no candidare? L’articolo 7 sotto la voce “Procedure di designazione dei candidati alle elezioni” delinea il profilo dei candidati.

Tali candidati saranno scelti fra i cittadini italiani, la cui età minima corrisponda a quella stabilita dalla legge per la candidatura a determinate cariche elettive, che siano incensurati e che non abbiano in corso alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato ad essi contestato.

Durante l’assemblea regionale lucana sono stati scelti i nomi dei papabili che sono poi finiti sulla votazione on line. La decisione in assemblea è avvenuta a voto segreto e Di Bello al tempo riuscì comunque a finire tra gli attivisti più eletti. Ancora prima dell’assemblea, spiegano fonti vicine alla base lucana, il tenente aveva spedito tutti i documenti necessari per la sua candidatura. Sembrava fosse tutto ok, invece no. La “scomunica” è arrivata con un PS via blog. Una chiamata (dall’alto) ha pensato di avvisare direttamente il primo eletto sul salto della nomina.

L’INGHIPPO – Per quei 2 mesi e 20 giorni sentenziati al tenente vale la non menzione della condanna nel casellario giudiziale. Una cosa che può aver tratto in inganno chi ha analizzato le candidature. Tra i fogli mandati dal tenente, specificano fonti che vogliono rimanere anonime, ci sarebbe oltre al casellario giudiziario anche il foglio della comunicazione di appello datato al 22 novembre. Perché i sogni da portavoce non sono stati troncati prima della votazione in rete?

RIVOTO NO? – Intanto sul web si è scatenato l’inferno, fatto di tread sui forum, commenti via Facebook, sostegno o appoggio alla scelta del comico genovese. «Proprio il giorno del suo quarto compleanno, il M5S ha celebrato il suo funerale! E’ inaccettabile il comportamento del gruppo lucano, dello staff nazionale e di Grillo. Avete cacciato Vespe, con una lettera “portata a mano” probabilmente da qualcuno vicino allo staff nazionale, poi avere fatto fuori Di Bello con la scusa dei sui problemi giudiziari. A questo punto potreste anche uscire allo scoperto», commenta un attivista, aggiungendo: «Siete diventati peggio dei peggiori partiti». Volano battute al veleno e lo zoccolo che ha sostenuto il tenente pretende nuove votazioni. «Non ho mai chiesto deroghe per Di Bello – spiega un attivista – Ha sbagliato lo staff ad accettarlo fra i candidati. Io difendo il diritto di chi lo ha votato e si è visto annullare il voto. Anche loro hanno diritto di votare. Pertanto chiedo a voce alta che vista l’esclusione a posteriori, bisogna rivotare. Questo perché uno vale uno, e non che chi ha votato Di Bello vale zero perché il suo voto è nullo. È chiaro ora?».

Qui alcuni dei messaggi in sostegno a Di Bello:

RIFACCIAMO TUTTO? – Intanto alcuni attivisti materani stanno preparando la richiesta, parlando di una esclusione che potrebbe provocare una “grave” spaccatura nel Movimento 5 Stelle. Per scongiurare ogni ombra di dubbio si chiede allo staff “di rivotare nel più breve tempo possibile il candidato Presidente della Regione Basilicata”. Una parte degli attivisti (compresi il senatore Vito Petrocelli) non ha partecipato alla riunione che ha steso la lettera della discordia. Sono in molti però a sostenere nella discussione la posizione dei materani. «Ha votato – si sfoga un attivista – solo il 60% degli iscritti, troppo poco. Bisognava dare almeno 48 ore di tempo e comunicare sul portale il numero dei votanti (Es. Di Bello 350 voti – Pedicini 280 ecc.). Io dico che sono da rifare». Già, ma Milano che ne pensa? «Questo documento – spiega la deputata Liuzzi su Facebook – è stato firmato da Giuseppe, ma come anche lui stesso ammette, non corrisponde alla verità, poiché i carichi pendenti ci sono per i motivi che ha spiegato in precedenza e che la stampa riporta ed ovviamente gli fanno onore. Purtroppo soltanto durante le votazioni in corso, è stata rilevata questa anomalia che però andava presa in considerazione molto prima. Noi non siamo un partito, non abbiamo un’organizzazione e una struttura e questa è certamente una cosa bella, ma può portare anche a questi grossissimi problemi. Umanamente e tempisticamente, mi spiace molto per tutto e come ho detto anche telefonicamente ieri a Giuseppe, capirò quello che vorrà fare in futuro». Probabilmente però non si rifarà nulla. «Mancano meno di due settimane alla consegna delle liste M5S – spiegano – e serve raccogliere almeno duemila firme. Non c’è più tempo e bisogna correre». Troppo tardi. Non si può tornare a quella mattina del 4 ottobre e alla “scoperta” dello staff nazionale. Gianroberto stesso ha alzato la cornetta spiegando a qualche attivista l’origine della svista. Ci si è resi conto “solo a votazioni on line in corso”.