di Igor Jan Occelli
postato alle 11:21 del 27 Giugno 2008 in InterniTorna alla home

Al quartiere, situato nel quadrante est di Roma, è in atto un piccolo scontro di civiltà de noantri. I cittadini hanno deciso di dire basta ad aggressioni, furti e rapine e penna alla mano hanno scritto al sindaco: vogliono che nel quartiere venga ripristinata la legalità e, pertanto, il campo rom di La Martora sia totalmente sgombrato.

A farsi portatrice del malessere del quartiere è un’associazione: Colli Aniene Tribune. Nata nel 2006, ha da subito considerato quello dei rom il problema principale. Dopo infinite lettere al prefetto, al sindaco e al presidente del municipio, decine e decine di incontri di ogni tipo, centinaia di telefonate a polizia e carabinieri, ha deciso di confidare tutto nel nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che proprio della sicurezza ha fatto il suo cavallo di battaglia.

ALTA TENSIONE - È bastato mettere un banchetto per poco meno di tre ore, per raccogliere 500 firme da allegare all’interrogazione inviata al primo cittadino. L’intento prefisso è chiaro già dall’oggetto della missiva: “Sgombero e ricollocazione del campo di La Martora”. La situazione non è certo facile: a ridosso di Colli Aniene ci sono tre campi rom: Salviati 1 e 2 e La Martora. Tutti e tre sono autorizzati, ma l’ultimo lo è solo in parte. Dopo lo sgombro del campo di Ponte Mammolo - avvenuto in seguito a un attacco degli abitanti di questo quartiere con bombe molotov - molti rom sono stati trasferiti di peso da qui a La Martora. Così quello che era sembrato un successo, il parziale sgombro della parte abusiva del campo a luglio dell’anno scorso, si è subito trasformato in un nulla di fatto. Facendo crescere la tensione e spingendo la popolazione a chiedere l’intervento di Alemanno.

VOGLIA DI LEGALITÀ? - Ma di passare per razzisti o fascisti i membri dell’associazione non hanno voglia. A spiegare le ragioni che hanno portato a questa situazione è Fabio Marconi, ex-presidente di Colli Aniene Tribune, appena entrato in municipio come consigliere in forza al PD. Marconi tiene a precisare che da quando è stato eletto in municipio non fa più parte formalmente dell’associazione, anche se continua a mantenere contatti con gli iscritti e non è certo estraneo alle iniziative e alle problematiche della popolazione. “Da quando l’associazione è stata fondata - spiega - il nostro obiettivo è stato quello di eliminare il sovraffollamento del campo di La Martora per evitare che la situazione potesse degenerare e affinché gli abitanti ci vivessero in maniera dignitosa. Ci abbiamo provato in tutti i modi - continua - ma non è servito a nulla. Per questo motivo l’associazione ha deciso di scrivere al sindaco, visto che ha fatto della legalità uno dei punti forti del suo programma”. I problemi, stando a Marconi sono vari e diversi. Da quando il campo rom si è allargato è cominciata un escalation di reati: furti, aggressioni, l’ultima delle quali avvenuta la scorsa settimana ai danni di un pensionato che faceva jogging, rapine e poi incendi abusivi. “Incendi di copertoni - dice il consigliere - che sprigionano nell’aria diossina a non finire”. Tutto questo a portato a una situazione critica, sull’orlo del precipizio, e che potrebbe portare Colli Aniene a trasformarsi ben presto in una polveriera: “I cittadini sono stanchi dei continui furti e delle aggressioni e non sono più disposti a tollerare questo clima di violenza”, sottolinea Marconi.

LORO, GLI ZINGARI - Dall’altra parte della medaglia c’è chi, invece, nei campi ci vive. Nella stragrande maggioranza sono cittadini italiani, qui alla terza o quarta generazione. I campi Salviati 1 e 2 sono situati a ridosso della linea dell’Alta velocità Roma-Napoli, a pochi metri dalla questura. La Martora è posizionato di fronte, sotto alla bretella che porta all’A24 Roma-Teramo. Entrambi sulla Collatina vecchia. Stabilire con certezza l’effettiva popolazione è quasi impossibile: anche se sono tutti censiti, la demografia cambia rapidamente da questi parti. Le differenze fra gli insediamenti sono due. La prima è che Salviati 1 e 2, anche se distano meno di centro metri dall’altro campo, ricadono sotto la giurisdizione del VII municipio, La Martora invece del V, quello di cui fa parte Colli Aniene. La seconda è che La Martora è un campo diviso a metà: da una parte ci sono i rom che vivono nell’area autorizzata, dall’altra ci sono i “nuovi”, quelli che vivono nella parte abusiva. Per gli abitanti di Colli Aniene non fa alcuna differenza: se ne devono andare entrambi. Per loro, invece, differenze ci sono eccome: nella parte abusiva non c’è acqua, ma un unico fontanone, e non c’è nemmeno la luce. Ad accomunarli l’assenza di fogne e i bagni chimici che vengono puliti ogni due-tre giorni.

VITA DA ROM - A trasferirli i nuovi arrivati a La Martora è stata l’amministrazione precedente, che li ha spostati da Ponte Mammolo non migliorando di certo la loro condizione. “A Ponte Mammolo vivevo in una casa in muratora con quattro stanze e un bagno”, spiega dando sfogo a tutta la sua frustrazione Djema Saleh Farid, cittadino italiano il cui accento romano non mostra dubbi sulle sue origini. “Il comune ci ha buttato qui e mi ha dato questa roulotte” dice indicando una “casa” lunga un paio di metri, in condizioni che definire fatiscenti sarebbe oltraggioso. “Ci viviamo in otto” rimarca. In molti si sono occupati e si stanno occupando di loro: senatori, politici, associazioni, ma fino adesso nessuno è riuscito a fare niente. Gli altri, quelli che vivono nella parte autorizzata del campo, stanno leggermente meglio. Dalla loro parte le condizioni sono migliori e c’è qualche casa in muratura, anche dotata di parabolica. Soprattutto, non vivono con l’odore nauseabondo che permea l’area dei nuovi arrivati. Entrambi comunque temono un eventuale sgombro. Solo la parola provoca una frenesia nel campo e sugli occhi di tutti sembra leggersi la stessa interrogazione: “Che ne sarà di noi?”.

VIA, POCO MA SICURO - Quello che succederà da qui a poco al campo di La Martora nessuno può saperlo. Il Prefetto Mosca, dopo il blitz del mese scorso al campo rom del Casilino, ha dichiarato che non ci saranno altri sgombri. Da parte sua il sindaco da solo non può fare nulla: queste decisioni vengono prese in maniera collegiale dal Comitato provinciale per la sicurezza (di cui ovviamente fanno parte sia il sindaco che il prefetto). Le intenzioni però sono esplicite: il problema dei rom deve essere risolto. Dal Campidoglio fanno sapere chiaramente che non si ripeterà la situazione vista con l’amministrazione di Veltroni: se qui le risorse venivano utilizzate per altri scopi, ora le cose sono cambiate e la priorità è proprio risolvere questo tipo di emergenze. L’obiettivo è chiaro e definito: risolvere il problema delle baraccopoli nei prossimi quattro anni.

TUTTI SCHEDATI - A questo va aggiunta l’ultima decisione del governo Berlusconi: censire i rom, prendendo le impronte digitali a tutti, anche ai bambini. Un provvedimento che se venisse approvato ricorderebbe la schedatura fatta dai fascisti per gli ebrei e sarebbe fortemente incostituzionale: la maggior parte dei rom sono cittadini italiani e una schedatura in base all’etnia sarebbe in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini sono eguali di fronte alla legge”). Tanti piccoli segni che il clima nella Capitale, e non solo, è davvero mutato.

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