Rivincite: fra Turchia e Germania molto più di una semifinale

25/06/2008 - Sfida imperdibile alle semifinali europee. Occidente e orda musulmana immigrata si scontrano per determinare la superiorità morale e culturale della propria fazione. O forse no. Non fidatevi di quel rammollito di Jörg Haider che pensa di cavarsela con uno sdegnoso

     
 

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Sfida imperdibile alle semifinali europee. Occidente e orda musulmana immigrata si scontrano per determinare la superiorità morale e culturale della propria fazione. O forse no.

Non fidatevi di quel rammollito di Jörg Haider che pensa di cavarsela con uno sdegnoso rifiuto di affrontare il problema: l’Europeo non è affatto finito perchè stasera c’è in gioco molto di più di una semifinale di un torneo di calcio. Stasera va in onda la madre di tutte le battaglie per la difesa dell’Occidente dall’orda musulmana immigrata che vuole a tutti i costi la rivincita della sconfitta patita nel 1683 sotto le mura di Vienna. E mentre l’indegno emulo del mai dimenticato caporale austriaco si ritira nella zona più intima della Carinzia, noi stiam qua a sostenere lo sforzo degli eroi teutonici ai quali, come accade sempre nei momenti cruciali della Storia, è affidato il compito di salvare i destini di centinaia di milioni di europei. Bando alle ciance, perchè si va a incominciare. I tedeschi si presentano in tenuta classica biancouncinata sfoderando una netta superiorità in altezza rispetto ai resti ottomani, tanto per mettere un po’ di pressione psicologica addosso al nemico.

Tuttavia, sulle prime l’Occidente sembra in difficoltà. Gli Infedeli stanno arroccati in trincea dietro la riga della metà campo e son pronti a colpire come serpenti anche grazie alla graziosa collaborazione dei granatieri tedeschi capaci di regalare agli avversari un gol quasi fatto appena prima del quarto d’ora. Traversa clamorosa di Kazim con la cristianità che mostra chiari i segni del progressivo decadimento di valori più volte denunciato dal nostro ospite più illustre, nonchè primo tifoso della BundesRepublik. Siamo nei guai. Dopo sette minuti di ulteriore svago, Kazim piglia la trasversale un’altra volta, ma la palla rimbalza dalle parti di Boral che la ficca tra le gambe di un Lehmann particolarmente voglioso. Fortuna che Schweinsteiger capisce il pericolo mortale e gira di esterno nella porta di Recber un cross del cattolico polacco Podolski mandando di traverso il kebab ai 200 mila turchi di Berlino. Si vede pure Klose, grazie all’interessamento del fu Giovanni Paolo II che ci tiene a dimostrare che il famoso “Santo Subito” aveva le sue belle ragioni per essere invocato. La Stasi apre un’inchiesta su Lehmann che le sta provando tutte per far raddoppiare i figli di Ataturk e su Podolski che, invece di buttare in porta una cosa facile facile, mira alla traversa e la sbaglia per eccesso tirando alto. Cerqueti comincia a citare precedenti favorevoli ai tedeschi qualche minuto prima della fine del tempo sottovalutando le possibili conseguenze. I primi schizzi di sangue si vedono tra Rolfes e Zan al trentanovesimo, ma la Turchia continua a maramaldeggiare a piacimento. Busacca manda tutti negli spogliatoi a far compagnia a Ballack che non è ancora uscito. E noi ci si fa un cafferuccio sperando che Low, allenatore mai giocatore, si faccia venire un’idea.

Il secondo tempo comincia male grazie alle profezie di Bartoletti, famoso testimonial di un’azienda che produce caffettiere, secondo il quale i giannizzeri potrebbero pagare caro lo sforzo della prima metà della gara: è un complotto, come dimostra la distrazione del cioccolataio svizzero nerovestito che ignora un reato commesso ai danni di Lahm sulla linea dell’area di rigore. La norma stoppaprocessi raccoglie consensi anche nella terra dell’emmenthal. I crucchi sembrano più vivi rispetto al primo tempo e osano qualche passo di corsa leggera. Collovati dice che la stanchezza finirà per pesare, come si evince da una certa tendenza degli islamici ad entrare in ritardo sulla palla, ma puntuali come orologi sui malleoli degli avversari. Pausa audio video della RAI che è la prima ad avere i crampi al collegamento del satellite. Anche la Gazza non aggiorna il live della cronaca: stanno guardando la televisione pure loro, per dire di come si faccia l’informazione in questo paese. Impagabile l’intermezzo da studio, con Bartoletti che si rifugia nel basket. Black out finito al 63esimo, ma non è successo niente che siamo ancora in parità. La Gazzetta, per dissimulare la povertà di mezzi, aggiorna al 19esimo con la seguente considerazione: “La Germania prova a prendere in mano il pallino del gioco, ma non è ancora convincente sul piano della manovra.”

Chiamasi presa per il culo, ma noi non veniamo mica giù con la piena e non mangiamo il sapone. Anche oggi abbiamo fatto giustizia del pressapochismo che regna sovrano smascherando i volgari trucchi dei mezzi di comunicazione di massa, anche perchè la punizione a lato di Altintop non possono provarla. Kazim Richards semina il panico sulla destra da più di un’ora e corre già voce che Moratti abbia offerto 35 milioni di euro per portarlo a Milano. Meno male che il collegamento salta di nuovo perchè lo spettacolo stava diventando uno strazio: almeno ci godiamo il ralenty del fallo subito da Kazim e ignorato, per par condicio, dall’arbitro. Gazza di nuovo muta mentre lo studio approva la tesi bartolettiana della stanchezza. Clamoroso! Arriva la notizia che stavamo aspettando: il devotissimo Klose l’ha messa nel sacco su Radiorai. E qui siamo al grottesco perchè la Radio va in televisione con gli ospiti che guardano fissi nel vuoto mostrando un palpabile imbarazzo. Cerqueti e Collovati sono costretti a commentare il pareggio di Senturk al telefono, ma nemmeno loro possono opporsi allo strapotere della Germania che, al 45esimo, rifila la terza pera con Lahm che si fuma il turco di competenza. Ora bisogna solo resistere, resistere, resistere fino alla fine. Cerqueti al cellulare è il segno di un declino inarrestable della società occidentale. Ci restano i crucchi a difendere il nostro destino, sperando che il prossimo non sia la Russia che i precedenti non sono dei migliori.

     
 

35 Commenti

  1. Hellequin scrive:

    Ataturk era una grande persona…e ha fatto molto per rendere laica la Turchia…ma sempre turchi (e mussulmani) sono. Per forutna che in Turchia l’esercito è il baluardo della laicità (insieme a quello che da noi è il CSM) altrimenti la loro vocazione sarebbe di tornare a essere una nazione islamica come le altre.

  2. Lucia scrive:

    Rispondo la risposta è la c) nessuna delle due!
    ….io ci vivo sul mare…..quindi!!

  3. turco...popolo non arabo scrive:

    bisogna ricordare che i turchi non sono di razza araba

    sono musulmani come i persiani, ma storicamente addirittura in opposizione agli arabi

    non dimentichiamoci che lawrence d’ arabia combattè a capo della legione araba contro i turchi

    gli stati arabi erano infatti sotto la dominazione ottomana fino all prima guerra mondiale, dopo la quale ottennero di sottoporsi alla dominazione occidentale

    la turchia invece rimase indipendente di fatto e di di diritto, sviluppando un forte sentimento laiko e nazionalista ispirato dal giovane ataturk, eroe di guerra nella battaglia di gallipoli

    soldati turchi furono grandi alleati degli americani durante la guerra di corea e, insieme agli yankees respinsero le armate comuniste

    mejo ce la pijamo tra noi piuttosto che la regalamo agli arabi (è questo il concetto)

  4. lucia, mica sei di posillipo ? scrive:

    ataturk

  5. Just scrive:

    Hellequin, in Turchia un milione di persone scende in piazza per difendere la laicità, in Italia un milione di persone scende in piazza per sostenere le politiche contro la laicità, che da noi chiamiamo “laicismo”, per far bene intendere il tono di disprezzo.
    Domanda: è tanto peggio la Turchia? Magari anche no…
    Per di più parliamo di uno stato alleato di Israele, altro che “nazione islamica”.

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