di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:10 del 25 novembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Come spesso gli capita di essere con chi pensa abbia bisogno di una lezione (chiedere conferma a Marco Travaglio), c’è entrato come uno schiacciasassi, nella questione “giovanil-generazionale” italiana Giuseppe D’Avanzo. La firma di punta di Repubblica - quando parla di altre cose, di solito - se la prende con la “litania generazionale” che da qualche tempo gira come un refrain un po’ fastidioso tra media, blog, convegni e altre cose abbastanza futili. Non è vero che l’Italia è un paese per vecchi, dice più o meno D’Avanzo: in tanti settori i vagiti del rinnovamento si sentono, e anche forte. L’età media degli amministratori delegati nelle aziende italiane, è di 52 anni e mezzo; negli Stati Uniti è di 53. Nel mondo dell’Università invece va veramente male, anche perché lo svecchiamento iniziato ha comportato una perdita di qualità dell’insegnamento. La politica se la passa meglio, nonostante i leader anziani che ci governano: giovani se ne vedono tanti, e di capaci - dice D’Avanzo - soprattutto nel Carroccio. “La declinazione della politica di Obama ha più a che fare con la giovane classe dirigente della Lega che non con i giovani leoni senza denti del Partito Democratico“, dice poi, spiegando: “È una classe dirigente cresciuta all’ombra della vecchia guardia padana, secessionista e folklorica, ma oggi pragmatica custode delle attese e le ambizioni di un elettorato che conosce come la sua famiglia e di un territorio che abita come la propria casa. È un’élite consapevole che debba essere la Lega “il motore riformatore del governo”“.

Una tesi ardita, ma è sostanzialmente vero che a fare la politica “vecchio stampo” (dal punto di vista organizzativo), soprattutto al Nord, è la Lega più che il PD. Riuscendo a coagulare attorno a sé un consenso che, anche se a volte è “di pancia”, più spesso vuole risolvere problemi concreti dei cittadini, e lo fa proponendo soluzioni che presso quei cittadini riscuotono favore. Difficile dire che la stessa cosa la fa il Partito Democratico, nonostante qualche sporadica vittoria. Poi però D’Avanzo affonda il coltello sul vero obiettivo dell’articolo: i cosiddetti giovani del PD. Percula la Madia, elogia invece la dimissionaria Irene Tinagli, e dice che, rispetto a lei, “ha nel PD più visibilità un demi-monde mediatico, blogger come Luca Sofri (44 anni), Diego Bianchi (38), Mario Adinolfi (37). Competenze? Pochine“. Si infila poi in una lunga citazione del figlio di Adriano Sofri, e chiude così: “Converrà allora che quei giovani si diano da fare. Riscoprano il conflitto. Comincino a pretendere regole certe per le primarie, come propone da tempo Tito Boeri. Pretendano il ritorno al voto di preferenza. Esigano che l’età di elettorato attivo e passivo coincida, come in Germania, Svezia, Spagna. Diano battaglia. Soltanto con un conflitto aperto di ideali, progetti, analisi, competenze, soltanto con un conflitto leale nella raccolta del consenso, quindi nella misura di un concreto radicamento sociale, si potrà coltivare la speranza di un nuovo riformismo, la convinzione di potercela fare a cambiare l’Italia, a fermarne il declino e la deriva autoritaria. Altra ambizione non può esserci e, se c’è, non è soltanto mediocre. È perdente e, peggio, noiosa come un’impotente lagna“. 
 
Mario Adinolfi a D’Avanzo non ha risposto. C’è da capirlo. Sarà stato a giocare a poker, a fare scommesse sportive su internet, o a organizzare la rivoluzione dei gggiovani per domani mattina se non piove. Nel suo blog ieri si bullava per le visite ricevute, come un brufoloso nerd qualsiasi, ma con un tocco di ridicolo in più. “Ho fatto tre milioni di visite” (secondo l’attendibilissimo counter del Cannocchiale: , ma vi rendete conto di come sta?) si è bullato con il suo lettore, mentre il lattaio qui sotto non sa chi è Adinolfi, e non sa nemmeno che significa la parola blog. Ci sarà una spiegazione di tutto questo (e non è che sia necessariamente un male, tra l’altro) o no?. Poi, nel finale del post, ha chiesto dell’alcool. Che dire? Non capiamo cosa ci sia da brindiare, ma comprendiamo benissimo perché se ne ha bisogno. Zoro (Diego Bianchi) nemmeno ha risposto, e si capisce benissimo il perché. Diego è quanto di più lontano ci sia dal “politico di professione”, né ha alcuna voglia di diventarlo. Semplicemente, come tutti gli attori, si è creato un personaggio che è piaciuto al grande pubblico. E’ una persona onesta e sincera, e forse è maggiormente interprete del pensiero della base rispetto a tanti giornali che dovrebbero fare opinione ma non hanno il coraggio di provarci fino in fondo. Ha sorpreso invece la replica di Luca Sofri. Che prima contesta nel merito la citazione di cui si parla (e fin qui siamo alle questioni personali). Poi gli contesta l’idea di avere ambizioni personali: “Non credo di essere capace di fare politica se non in questi modi da “demi-monde”, se anche mai ne avessi voglia. Usare le mie incompetenze contro il mio argomento è una sciocchezza: come criticare Gianni Mura perché non è forte a pallone“. Sul terzo argomento centra invece perfettamente il punto: “ i giovani che vogliono fare del PD, come scrivono nel loro blog (Uccidere il padre), «un partito moderno, democratico, laico e di sinistra» (e capirai che puntuta e illuminante freschezza)“, aveva detto D’Avanzo, e Sofri replica davvero tagliente: “il PD non è ancora riuscito a essere nessuna di queste cose, e non sembra che i suoi leader le diano per scontate. Farci dell’ironia è come prendere in giro chi in questi giorni sostiene che bisogna difendere la scuola, o i diritti delle minoranze: “capirai che puntuta e illuminante freschezza”, gli direste invece tu, e Vittorio Feltri, per dirti il genere“. Difficile dargli torto, soprattutto sul terzo punto (l’essere laico). E poi chiude: “La verità, e lo dico con lucido psicologismo e senza voler offendere nessuno, è che il problema generazionale riguarda anche quelli come D’Avanzo e i suoi colleghi: a cui viene molto più facile rapportarsi con paternalistico e affettuoso atteggiamento ai ragazzi delle scuole, innocui ai loro occhi, che alla competizione adulta di quelli che stanno occupando i loro spazi con altre teste e altre visioni, e che sentono ormai inevitabilmente come loro simili. E con i loro simili, sono abituati a fare la guerra e ad applicare meccanismi superati: il conflitto, wow. Le cose, cambiano“.
 
Dice molte cose vere, D’Avanzo; replica meglio Sofri. La cosa tristissima (anzi: davvero squallida) è che quasi nessuno un dibattito così stimolante sembra filarselo . E’ forse questa la misura più tragica del buio intorno al Partito Democratico. Ma c’è da capirci: la Lega avrà anche gente “pittoresca” (eufemismo) come Mario Borghezio. Noi abbiamo la fortuna di poter ammirare in tv le trame tessitorie di reincarnazioni di Talleyrand e Richelieu come Massimo D’Alema e Nicola Latorre (qui una sua intervista che si sarebbe potuta intitolare “Vi chiedo scusa, stronzi“). Volete mettere lo spettacolo?
(vignetta di Artefatti)

 

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