L’intervista a Ruby di Signorini censurata?

16/02/2011 - L’Espresso racconta una strana teoria complottista per i video di Mediaset rimossi da YoutubeTelesio Malaspina su l’Espresso ci elargisce una strana teoria che muoverebbe da una presunta censura di Mediaset a Kalispera, la trasmissione di Alfonso Signorini, dove Karima El

     
 

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L’Espresso racconta una strana teoria complottista per i video di Mediaset rimossi da YoutubeTelesio Malaspina su l’Espresso ci elargisce una strana teoria che muoverebbe da una presunta censura di Mediaset a Kalispera, la trasmissione di Alfonso Signorini, dove Karima El Marough alias Ruby Rubacuori ha detto di non aver mai riferito al premier di essere la nipotina di Mubarak, ridicola tesi che fa parte della difesa d’ufficio del premier, sia alla Camera che – probabilmente – nelle aule giudiziarie. Sostiene L’espresso:

Perché a confermare che mai Ruby si era presentata come «nipote di Mubarak» all’entourage milanese del premier è un’altra intervista difensiva in un altro medium del premier: quella che Stefano Zurlo fa con Nicole Minetti sul ‘Giornale’ il 29 gennaio. In cui la Minetti conferma che Karima le aveva detto fin dall’inizio di essere «figlia di una cantante egiziana»: nessuna parentela con l’allora Rais.

L’intervista della Minetti in Rete si trova ancora, sul sito del Giornale.

Il video di Kalispera invece è stato tolto da YouTube su richiesta di Mediaset, formalmente per «violazione di copyright». Lo ha però ritrasmesso Massimo Gramellini su Raitre, ospite di Fabio Fazio, e di lì ha ripreso a circolare. E a mostrare come la presunta «buona fede del premier che voleva evitare un incidente diplomatico» sia un’ennesima bugia.

Ora, pensare che la macchina del fango abbia un buco così grosso nella gomma da censurare Youtube ma dimenticarsi del sito del Giornale, è già alquanto originale (anche perché l’intervista sembra presente sul sito di Mediaset, tra l’altro). Ma pensare anche che Mediaset voglia coprire le parole di Ruby censurandole su Youtube è alquanto originale. In primo luogo perché le sue parole sono state anche ribattute dalle agenzie di stampa e sono facilmente reperibili in tutto il web; in secondo luogo, perché la discrasia tra quanto dichiarato nelle indagini difensive a Ghedini e quanto detto in tv a Signorini era stato già ampiamente notato e messo in luce; in terzo luogo perché sarà difficile che in un tribunale valgano di più le parole pronunciate in televisione (dove, direbbe l’avvocato del diavolo, non è obbligatorio dire la verità) rispetto a quelle dette in una dichiarazione giurata e controfirmata. Ma soprattutto, si dovrebbe sapere che Mediaset ha vinto un ricorso in tribunale contro Google e Youtube per i suoi video passati sul sito, e da allora ha fatto rimuovere centinaia di migliaia di filmati, e lo fa ancora oggi. Parlare di censura, insomma, è ben più che un delitto. E’ un errore da complottisti.

     
 

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