Il razzismo all’incontrario di Obamaland
25/11/2008 - Si può essere liberali fino in fondo? E’ davvero possibile che alcuni tra i sostenitori di Obama svelino atteggiamenti simil-razzisti nei confronti di chi la pensa in modo differente? Ad accendere su alcuni media americani questo dibattito, settimana scorsa, due
Si può essere liberali fino in fondo? E’ davvero possibile che alcuni tra i sostenitori di Obama svelino atteggiamenti simil-razzisti nei confronti di chi la pensa in modo differente? Ad accendere su alcuni media americani questo dibattito, settimana scorsa, due recentissimi episodi di intolleranza.
Si tratta della storia di Annie Grossmann, una dicIottenne matricola di Minneapolis, sostenitrice della Palin, vittima di un pregiudizio e di una aggressione la sera del duello finale tra i candidati alle
presidenziali, e dI quella di Catherine Vogt, una studentessa quattordicenne dell’Illinois, che ha condotto un esperimento per testare l’ autenticità della “fede” liberale degli obamiani. Annie è stata accusata di essere razzista da quattro donne di colore, sol perché indossava la spilla a favore di Palin/McCain. Aggredita per questo, mentre, di sera, tornava al suo dormitorio dopo una breve passeggiata, ha rischiato una commozione cerebrale. Catherine, invece, un giorno ha coscientemente messo su una maglietta politicamente controcorrente nella sua scuola. Per questo è stata offesa, discriminata. Il suo è stato un esperimento. Quello della Grossmann uno spiacevole e significativo incidente. Entrambe le vicende sembrerebbero mettere in dubbio Obamaland rispetto alla convinzione con cui ha intonato quel “We can” che tanto piace anche ad alcuni di noi. La storia di Catherine è quella che, a livello mediatico, sta catturando maggior interesse. La ragazzina, madre liberale e padre conservatore, è infatti già una celebrità a Chicago e dintorni. Mentre ne parliamo potrebbe essere in tv o alla radio a rilasciare interviste e ad alimentare i talk show. La sua notorietà si è sviluppata dopo un articolo sul Chicago Tribune, il quotidiano che ne ha raccontato per primo la storia.
THE CATHERINE VOGT EXPERIMENT-”Devi morire! Non ti vergogni? Vai a farti crocefiggere. Brucia, tu e la tua t-shirt!“. Questa la reazione quasi corale dei suoi compagni di scuola, la Gwendolyn Brooks Middle School di di Oak Park, un sobborgo di Chigago, quando, negli ultimi giorni della campagna elettorale, si è presentata in aula indossando una maglia con su scritto “McCain girl“, a lettere rosse, quasi pericolose. Tanto pericolose da indurre nella tentazione di schernirla ed emarginarla anche un posto dichiaratamente
liberale come quello della sua scuola, gremita di sostenitori di Obama. A cadere nel tranello non solo gli studenti, che chissà cosa sanno davvero di politica, ma anche alcuni docenti. Catherine ha registrato tutto sul suo block-notes, consigliata dalla sua professoressa di storia, sua complice. La ragazzina ha trascritto gli atteggiamenti e le parole dei suoi compagni anche quando, il giorno successivo, ha cambiato maglia e si è uniformata alla massa dicendosi stavolta, una “Obama girl“. E le lettere con cui era scritto erano di un bel blu rassicurante… “Ero davvero curiosa di vedere come i miei amici avrebbero reagito a qualcosa di differente come un esplicito sostegno a McCain“, ha raccontato Catherine al Chicago Tribune. “Un giorno mi hanno detto che dovevo morire. L’altro siamo tornati tutti amici. E’ bastato mostrarmi di nuovo come loro…“. La storia di Catherine è stata, come prevedibile, discussa prima di tutto nella sua classe. Una docente ha detto ai ragazzi qualcosa del genere: “Qui noi stiamo promuovendo una persona che dice che siamo tutti uguali. Che senso ha prendersela con chi la pensa diversamente? Questo era il controsenso che voleva svelare Catherine“.
OPINIONI A CONFRONTO – La storia non è molto differente rispetto ad un’altra qualsivoglia storia di intolleranza, quella nei confronti dei gay, ad esempio, fa notare qualcuno nel commentare l’articolo segnalato su digg. Gli adolescenti poi, si legge ancora nei commenti, non sono politicamente dei tester affidabili, e spesso si fanno influenzare dalle opinioni dei genitori, come quelli di Oak Oark, a sentire la stessa Catherine. Anche gli adulti son cascati nel suo tranello infatti. Anche alcuni docenti hanno espresso alla ragazzina le proprie perplessità riguardo alla sua preferenza politica per McCain. Quella messa in scena però. Catherine ha raccontato infatti di non sapere quale schieramento preferire, se quello repubblicano o quello democratico, ma di aver in ogni
caso almeno imparato come si sta dalla parte della minoranza. Si può indossare un’ idea di libertà, di uguaglianza, di speranza e fiducia perché altrimenti ci si sente nudi, perché fa freddo, perché non si sa che mettersi addosso altrimenti o solo perché va di moda. Più difficile comprenderla davvero e accettarla fino in fondo.
ANCHE I BUONI FANNO CAVOLATE – Stesse considerazioni – queste ultime mie – per la vicenda di Annie Grossmann, la matricola di Minneapolis aggredita. Accusandola di razzismo e facendole rischiare una commozione celebrale per questo, le quattro giovani donne che l’hanno aggredita, hanno,forse, compiuto proprio un gesto razzista. Al solito e pregiudiziosamente, si tende a pensare che a sbagliare possano essere sempre e solo quelli cui la natura, le circostanze o la società, affida il ruolo di cattivi. Così se i sostenitori di Obama possono essere tacciati dalla controparte di essere atei, musulmani, senza Dio, senza che nessuno si sconvolga più di tanto, non si accetta che possa accadere il contrario. Forse perché non si distingue ancora bene tra il sogno e la realtà, tra il principio di una strada nuova e l’obiettivo da raggiungere. Forse, semplicemente, non si crede che il sogno possa essere davvero reale e ci si mette una qualche maglia per sognare ed una diversa per vivere.













Forse non sono chiaro neppure io:
se uno tira una bastonata in testa ad una povera tizia solo perchè inodssa una spilla della Palin, il punto della questione è un idiota delinquente. Punto e basta.
Se sia o meno politicamente contiguo ad Obama è irrilevante.
Chiaro che se domani ci fosse una caccia ai sostenitori dei Mc Cain/Palin propugnato da Obama sarebbe una cosa diversa.
Ad oggi è solo una tecnica giornalista, in grossa malafede, che porta dal particolare (spilla della Palin) a costruire un universale (Obamaland = razzisti all’incontrario), ed è su questa logica di generalizzazione che si basa tutto l’odio razzista. Quello VERO. Bisogno di esempi?
@Ag
Il motivo per cui, non sempre lo faccio, ho voluto esplicitamente commentare, è proprio che non volevo passasse il messaggio:il “we can” è una vaccata perché si sono verificati questi due episodi.
Non so se sono stata chiara.Ho evitato di farne una questione politica. Ne ho fatto una questione di limiti umani.
Quanto a quello che dici tu: se aggrediscono la ragazza che ha la spilla della Paulin sono delinquenti, idioti. Punto. Solo che hanno aggredito quella ragazza con la spilla della Paulin, non un’altra.Ho cercato qualcosa che mi raccontasse che quelle donne erano ubriache o che erano personaggi violenti. Non l’ho trovata ma è possibile, appunto, che quelle ragazze non abbaino compreso il messaggio di Obama o che siano delinquenti. Punto.
Il problema non è assolutamente Barak, ma la società, l’uomo, dal mio punto di vista. Però…se la società resta uguale, ti pare che il sogno possa diventare realtà?(sempre per come la vedo io)Allo stesso modo: i due episodi hanno alimentato i talk show di Chicago. Si mette in dubbio l’autenticità di Obama…Che per caso ci si sta scordando che questo è SOLO L’INIZIO e che non ci su può aspettare miracoli? Che per caso si pensa che basta votare Obama per diventare d’un tratto persone migliori?
Le mie opinioni sono comunque discutibilissime. Non voglio dimostrare nulla, voglio solo mostrare, come diceva qualcun altro.
Comunque, giacché ci sono …io per razzismo intendo un atteggiamento o un pensiero discriminante mosso, cosciamente o incosciamente, dal pregiudizio, dalle definizioni di un gruppo. Mi ricordo, a tal proposito, quello che mi aveva detto Don Luciano Scaccaglia:le ideologie, anche quelle religiose…sono pericolose, perché dividono. E’ un rischio che si corre spesso.
Ti ringrazio comunque e mi scuso con te e con chiunque altro se mi sono fatta fraintendere.
Aggiungo:ho anche scritto che spesso e volentieri ci si aspetta l’errore solo da quelli che passano per i”cattivi” del momento e l’ho detto anche perché, leggendo qui e lì commenti di chi dice di essere stato discriminato sul lavoro, o in famiglia, perché sostenitore di Obama,non ho notato una reazione da parte di quelli che hanno scritto subito dopo
“Però…se la società resta uguale, ti pare che il sogno possa diventare realtà?(sempre per come la vedo io)”
Questo punto meriterebbe una riflessione un po’ più profonda che però è sepolta da quel titolo alla “Libero” (sarei curioso di sapere il “colpevole” così da mettergli su una spilla della Palin e lasciar libero dentro il Bronx… Loska????
).
Tornando seri il problema degli USA è una società sempre più divisa, classista e con vari odii che covano sotto la cenere alimentati da decenni di politiche 8sia rep che dem) che han portato ad una differenza di ricchezze esorbitante.
Chiaro che non sarà Obama in un giorno a risolvere tutto ciò, sempre che ne sia capace e che ne abbia voglia (dubito di entrambe le cose sinceramente, a Babbo Natale ho smesso di credere a 5 anni).
Il “sogno” sarebbe questo, ma comporterebbe un Gotterdammerung volontario di dimensioni colossali di cui non si vede sinceramente alcun accenno. Basti pensare che i vertici di Citigroup sono ancora lì nonostante miliardi di dollari dei cotnribuenti americani investiti per evitare che l’azienda da loro gestita crollasse.
Ecco, io dopo una cosa simile, se fossi un sottoproletario americano toglierei la bandiera a stelle e strisce da davanti il mio tugurio e affiggerei un bel poster di Breznev. Tanto piano quinquennale per piano quinquennale almeno una patata ed una cipolla l’URSS te la dava a gratis, e in Afghanistan ci si era uguale.
Ag@ ok
Niente di diverso di quello che succede tutti i giorni in una regione rossa come la Toscana e provi a dichiararti di destra!