Esteri

Sette anni di carcere per Eli il nazista israeliano

25 novembre 2008

Arrivati ad odiare la propria cultura per inneggiare a ideali sconfitti dalla Storia. L’ennesimo paradosso di una terra che ne riserva sempre di nuovi, ogni giorno

“The believer” è un film statunitense che ha vinto il Sundance Film Festival nel 2001. E’ la storia di Danny un giovane ebreo…nazista. Un ragazzo americano che vive in un turbinio schizoide convinto che la condizione ebraica (individuata nello studio della Torah) sia quella di soccombere sempre, di elemosinare pietà, di inginocchiarsi e arrendersi alla schiavitù perpetua. Danny, delirante, si trasfigura nel suo nemico giurato, in un mostro pieno d’odio: un nazista che arriva persino a scalare l’hit parade della notorietà nella giungla del “potere bianco” statunitense. Si interroga sul concetto di “hebel” (il nulla, lo spazio infinito, Dio) e arriva ad odiare se stesso e il suo popolo proprio perché astratti, inesistenti. “Israele nasce da Auschwitz” si ripete spasmodicamente. Israele nasce dalla sottomissione e dalla privazione dell’esistenza.

COME CI SONO ARRIVATI - Nel settembre dello scorso anno alcuni “believers” sono stati arrestati. Non negli Stati Uniti, ma in Israele. Si tratta di giovani discendenti di ebrei che hanno ottenuto la cittadinanza grazie alle legge che consente a chiunque abbia almeno un nonno ebreo di trasferirsi in Israele. Lo stato ebraico fonda le sue basi sull’immigrazione. Nasce nel 1948, nel 1949 la sua popolazione raddoppia e nel 1951 addirittura si triplica. Negli ultimi dieci-quindici anni la massiccia immigrazione di ebrei da Asia e Africa ha creato questioni di difficile soluzione legate a convivenza, integrazione, assimilazione. Gli “ultimi arrivati” sostano ai gradini più bassi della scala sociale e tra loro quelli provenienti dai paesi dell’ex blocco sovietico. I giovani neonazi arrestati vengono proprio da lì, vivono tutti nei dintorni della città di Petah Tikva ad est di Tel Aviv, dove l’ebraico si mescola con il russo e le altre lingue dei nuovi cittadini d’Israele. Giovani ragazzotti dell’est pieni di “speranze” e tatuaggi del White Power, col numero 88 impresso sulle dita delle mani. Nella simbologia neonazista il numero 88 è collegato alla lettera “H” e, ripetuto due volte, forma magicamente: “HH”, “Heil Hitler”.

PACE E AMORE  - Domenica scorsa è arrivata la sentenza delle Corte israeliana per questi otto giovani nazisti fra i 16 e i 19 anni colpevoli di una serie di vere e proprie spedizioni punitive verso arabi, gay, punk, ebrei. Oltre alle aggressioni sono stati accusati di glorificare il nazismo incendiando sinagoghe e “decorando” la città con svastiche. La polizia, dopo l’arresto, ha trovato nelle loro case filmati che riprendono le aggressioni, materiale che inneggia al nazismo e al fascismo, un fucile delle forze armate israeliane e qualche chilogrammo di esplosivo. I “poveri” neo nazisti all’ingresso del tribunale, davanti ai cronisti, hanno affermato che le accuse nei loro confronti sono infondate e imputabili al fatto che sono immigrati russi. Nel loro video “pattuglia 36”, condito di teschi, svastiche e croci celtiche, i membri della cellula nazi-israeliana offrono il loro farneticante punto di vista su “omosessuali depravati, puzzolenti immigrati asiatici, feccia drogata e spazzatura ebraica”.

3 commenti a Sette anni di carcere per Eli il nazista israeliano

  1. cordapazza

    davvero inquietante e paradossale, soprattutto il fatto che l’odio sconfina nella volontà di non procreare; la letteratura ebraica, soprattutto contemporanea (Roth, Bellow) presenta tra i suoi archetipi questi figli che rinnegano i genitori, la loro cultura e l’humus in cui sono nati, ma i fatti che citi vanno davvero aldilà di ogni più cupa fantasia…

  2. Alessandro Bernardini

    E’ da sottolineare che questo (credo e spero) è un caso isolato che difficilmente si ripeterà, ma alla fantasia ( e alla follia) non c’è limite. Altra cosa da sottolineare è che il problema dell’integrazione in Israele è molto sentito. Gli immigrati africani ed est europei sono marginalizzati. Non do ragione alla madre del nazista, lungi da me, ma che la condizione dei “nuovi immigrati” crei situazioni di marginalità sociale (tra l’altro in contesto militarizzato e in guerra perenne) può essere più che un’ipotesi.

    Ps. Grazie alla redazione per l’efficienza.

  3. per raddrizzare questi fanatici: fare il lavaggio del cervello ,, pane e acqua e 24 ore su 24 fargli vedere i campi di sterminio nazifascisti—-sino a quanto chiederanno pieta’—spero che la meteorite che sta’ arrivando dovrebbe cadere su gerusalemme e sulla mecca e sul vaticano e non sentire piu’ parlare di religione truffe—–iscrivetevi a U:A:A:R: uomini che non sopportono il PLAGIO – rovina UMANITA’

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