di John B (John)
postato alle 15:41 del 26 novembre 2008 in EsteriTorna alla home

Si chiama “Iraqi Deaths Due to US Invasion” ed è un contatore dei morti in Iraq causati dall’invasione americana. Purtroppo non sembra essere molto attendibile, a differenza dei più realistici dati forniti da altre associazioni pacifiste.

 

Questa rubrica tratterà serialmente il debunking di miti internettiani e non. A tenerla, il “terribile” John di crono911.

La conta delle vittime di battaglie e conflitti a fini propagandistici non è usanza molto antica: in passato l’esito di una battaglia o di una guerra era dato dalla conquista di città e territori, dallo sbaragliamento degli eserciti avversari, dal bottino e dalle razzie. La vita umana aveva un valore molto basso rispetto ad altre risorse e si poteva vincere una battaglia o una guerra anche se si subivano più perdite rispetto a quelle del nemico. Si ritiene che l’abitudine di contare le perdite (quelle proprie e quelle dell’avversario) e di utilizzare questi dati per stabilire l’esito di uno scontro (anche a fini propagandistici) sia nata durante la guerra del Vietnam, forse il primo conflitto asimmetrico della storia militare moderna. I vietcong erano un avversario sfuggente, non c’era una linea del fronte, non c’erano territori da conquistare stabilmente, così dopo ogni battaglia i cronisti comunicavano l’esito in termini di morti: tot vietcong uccisi, tot soldati americani uccisi.

CONTROINFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE? - Da qualche anno assistiamo a una nuova conta: quello dei morti causati dall’invasione americana in Iraq. Cifre terrificanti sono snocciolate dai commentatori sul web e sui media. Giulietto Chiesa, su Megachip, nel 2005: “Un milione di morti, probabilmente di più, benedetti da Washington in nome del petrolio…”. Maurizio Blondet su Effedieffe nel 2006: “650 mila morti ammazzati…”. Massimo Mazzucco su Luogocomune, nel 2007:“I morti civili sono oltre 700.000 (altre stime superano il milione)…”. Il tam tam dei siti della disinformazione (ma loro si definiscono controinformazione) ha influenzato anche i mass media e così di frequente leggiamo cifre che spaziano da mezzo milione a due milioni di morti. Molti siti espongono un banner, aggiornato in tempo reale: al momento in cui scriviamo la cifra supera 1.288.000 morti.

L’IRAQI DEATHS - La fonte di tutti questi dati è il sito Just Foreign Policy, che gestisce un contatore che chiunque può inserire come banner sulla propria pagina web: si chiama “Iraqi Deaths Due to US Invasion”. Ma come è stato ottenuto questo dato? Si è partiti da un lavoro statistico compilato da ricercatori iracheni e americani e pubblicato dal periodico The Lancet. L’ultima versione dello studio si intitola “The Human Cost of War in Iraq” e calcola che nel 2006 i morti in Iraq, per cause violente legate alla guerra, sono stati oltre 600.000. Il calcolo, come abbiamo detto, è meramente statistico: è stato preso un campione di famiglie, si è chiesto loro se avevano perso un congiunto a causa della guerra, si è moltiplicato il tutto per proiettare un risultato su scala nazionale. A questo punto, partendo dal calcolo di questa ricerca si è proceduto ad incrementarlo applicando una formula di incremento basata sui dati di un altro studio, l’Iraq Body Count, che gli stessi creatori di Iraqi Deaths definiscono “il database più affidabile e aggiornato sui decessi in Iraq”. E si arriva, così, al dato finale di 1.288.000 morti.

QUALCOSA NON TORNA - La domanda che sorge spontanea è: se l’Iraq Body Count (IBC) è un database così aggiornato e affidabile, al punto che è stato utilizzato nelle formule di calcolo dell’Iraqi Deaths… perché non usare direttamente quel database? La questione merita di essere approfondita, e il miglior modo per farlo è quello di dare un’occhiata al database. Scopriamo, così, che Iraq Body Count mantiene un conteggio effettivo, non statistico: il database mette assieme le notizie di stampa, i dati forniti dalle agenzie non governative, quelli ospedalieri e quelli degli obitori, nonché i notiziari uffciali. Insomma, un lavoro preciso e completo: “I dati dell’IBC non sono stime, ma registrazioni di uccisioni reali e documentate. IBC registra solo le morti violente. I dati riguardano solo civili non combattenti”. Epperò… il contatore IBC presenta valori del tutto diversi da quelli visti sopra: da un minimo di poco meno di 89.000 morti a un massimo di poco di più di 97.000 morti. Cifra che pare decisamente più plausibile, tenuto conto che non comprende né le vittime della coalizione guidata dagli americani, né i combattenti (governativi, guerriglieri, terroristi). Ora, se il database IBC è così completo e aggiornato, non si capisce perché i suoi dati sono considerati buoni per applicare un rateo di incremento a una base di partenza statistica… e non per calcolare correttamente la base di partenza! Sarebbe bastato sommare i dati IBC (civili morti per cause violente) ai dati relativi alle uccisioni di combattenti regolari e non (che gli stessi rapporti statistici riconoscono affidabili) per ottenere dati reali senza alcun bisogno di avventurarsi in calcoli statistici.


CHE SENSO HA?
- Persino il sito Peacereporter (che sicuramente non può definirsi conciliante verso la guerra) afferma che: “Secondo le stime aggiornate al 22 giugno 2007, le vittime civili della guerra in Iraq sono 72165 e quelle militari sono 3826. Secondo una ricerca medica inglese, le vittime irachene del conflitto sarebbero 655mila”. La ricerca medica a cui fa riferimento è la stessa che abbiamo descritto sopra. Ma sembra proprio che Peacereporter giudichi più attendibile un dato di gran lunga più modesto, perfino inferiore a quello del database IBC. Gli analisti di IBC non mancano di esaminare i dati pubblicati da The Lancet e ad evidenziare la loro assurdità e le conseguenze grottesche che essi comporterebbero. Aggiungiamo che la morte di decine di migliaia di persone è già una tragedia immane, e non c’è alcuna necessità di gonfiare le cifre. La gente irachena si aspetta che i cervelloni entrino nelle loro case per chiedere di cosa hanno bisogno… non per compilare un questionario statistico…

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