Si chiama “Iraqi Deaths Due to US Invasion” ed è un contatore dei morti in Iraq causati dall’invasione americana. Purtroppo non sembra essere molto attendibile, a differenza dei più realistici dati forniti da altre associazioni pacifiste.
Questa rubrica tratterà serialmente il debunking di miti internettiani e non. A tenerla, il “terribile” John di crono911.
La conta delle vittime di battaglie e conflitti a fini propagandistici non è usanza molto antica: in passato l’esito di una battaglia o di una guerra era dato dalla conquista di città e territori, dallo sbaragliamento degli
eserciti avversari, dal bottino e dalle razzie. La vita umana aveva un valore molto basso rispetto ad altre risorse e si poteva vincere una battaglia o una guerra anche se si subivano più perdite rispetto a quelle del nemico. Si ritiene che l’abitudine di contare le perdite (quelle proprie e quelle dell’avversario) e di utilizzare questi dati per stabilire l’esito di uno scontro (anche a fini propagandistici) sia nata durante la guerra del Vietnam, forse il primo conflitto asimmetrico della storia militare moderna. I vietcong erano un avversario sfuggente, non c’era una linea del fronte, non c’erano territori da conquistare stabilmente, così dopo ogni battaglia i cronisti comunicavano l’esito in termini di morti: tot vietcong uccisi, tot soldati americani uccisi.



