Una madre in prova

13/02/2011 - L’amore che può unire figli e genitori è qualcosa che le parole difficilmente riescono a spiegare Stamattina non vuole vestirsi. Fa i capricci perché vorrebbe solo giocare. Per lei questa è una mattina di festa perché io e mio marito

     
 

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L’amore che può unire figli e genitori è qualcosa che le parole difficilmente riescono a spiegare

Stamattina non vuole vestirsi. Fa i capricci perché vorrebbe solo giocare. Per lei questa è una mattina di festa perché io e mio marito non siamo a lavoro e quindi vorrebbe restare a giocare con noi in pigiama, come ogni sabato e domenica Ma questo è un giorno speciale e io per prima non vorrei alzarmi. Sono io la bambina capricciosa che non vuole vestirsi, che non vuole uscire e andare a scuola, come da piccola, quando facevo impazzire mia madre con i miei mille pianti. Ma io non sono una bambina, sono una mamma, ma non una mamma come tutte le altre, una a tempo, in prova, che sta per fare stamattina l’esame più importante della sua vita.

Quanti esami ho fatto per diventare mamma e quante volte sono stata bocciata perché il mio corpo non era adatto. Ho provato e riprovato come uno studente ripetente che ogni volta pensa di aver studiato di più e a cui invece fanno una nuova domanda che non era in programma, che non sapeva e che irrimediabilmente lo fa tornare una volta ancora sui libri. Sono andata con mio marito ai corsi di riparazione, abbiamo chiesto che ci fosse affidata una bimba meno fortunata, una a cui avremmo potuto dare quello che la sua mamma non ha potuto, pur avendo passato tutti gli esami per metterla al mondo…E ora siamo qui, dopo tanti mesi passati in sua compagnia siamo all’esame più importante e io non voglio andare, sento che andrà male e non voglio affrontare questa altra sconfitta, non voglio lasciare la mia bimba per sempre.Lei mi guarda e con un sorriso mi dice che sto piangendo. Io mi riprendo e le sorrido con tutta la falsa calma che ho dentro: è un moscerino bimba mia, un moscerino mi è entrato nell’occhio e cominciamo a cantare la canzone del moscerino mentre finalmente la cambio e la vesto a festa.

Mi fanno male questi vestitini colorati. Sono ingiusta lo so ma mi sembra di andare al mio funerale e lei è troppo bella perché io muoia. Dio mio, perché per vivere devo essere così egoista, perché devo sperare che oggi la mia bimba dica agli assistenti sociali che vuole stare con me e non con sua mamma, non con quella povera donna che non ce la fa a crescerla. Non voglio pensare se faccio male a quella mamma, che siano gli psicologi a decidere cosa è meglio per la bimba. Io vorrei solo non portarla lì con il vestito a fiori più allegro che ha. Come è bella. Non so nemmeno se potrò rivederla se va male.Mio marito ostenta sicurezza ma non ha dormito come me. Mi ha detto che è calmo e riposato e tutto va bene ma so che mente: non ha russato e quindi, per quanto abbia finto con gli occhi chiusi, non ha dormito per nulla. Povero il mio amore, se restiamo soli io e lui senza la bimba…Non posso pensarci, lei non crederà per due volte al moscerino e devo trasmetterle tutta la tranquillità che merita per la scelta più importante della sua vita Per strada cammina mano nella mano con noi, saltellando gioiosa senza sospettare nulla. Conosce già gli assistenti: loro ci sanno fare e lei ci gioca ma lei non vuole staccarsi. Chissà la sua testolina cosa ha capito perché non vuole mollare la mia mano o forse sono solo io che la sto stringendo troppo forte. Ci saluta come se partisse per un viaggio e appena chiude la porta io parto con un pianto disperato come se davvero quella porta non si potesse riaprire più. Voglio la mia bimba urlo a mio marito che singhiozza con me e mi porta fuori per paura che lei possa sentirci. Poi mi sussurra nell’orecchio che lei dirà di si e se invece cambia idea significa che vorrà stare con la sua mamma e che noi li aiuteremo affinchè lei sia sempre felice.

Eppoi possiamo provarci ancora, possiamo sperare in un altro bimbo. Ma la mia bimba non è come un cagnolino che sai che deve morire prima che tu diventi vecchio e che puoi sostituire, con mille dolori, con un nuovo cucciolo. No, la mia bimba è lei e non ne voglio altre, non voglio cercarle altre se non lei, e non voglio vivere senza di lei, mai più. La porta si apre mentre le mie lacrime hanno bagnato tutti i fazzolettini che avevo. La assistente sociale guarda per due lunghissimi secondi la bimba e poi mi guarda con un sorriso che mi sembra voglia essere di consolazione. Non ci sento più, tutto sembra a rallentatore e credo che sto per svenire quando lei mi sussurra che è tutto a posto.E improvvisamente i colori del suo vestitino mi abbagliano. Mi accorgo solo ora che c’è un sole bellissimo in quella stanza e corro dalla bambina come per salvarla da un incendio in cui non è entrata, la sollevo in aria per non farla bagnare dalle mie lacrime malinconiche e l’abbraccio così forte da non farla quasi respirare.Lei, indispettita per tanto disturbo, mi chiede se adesso possiamo andare a giocare. Si amore mio, ora puoi andare a giocare con la tua mamma. Ora magari si riposa solo un po’ perché il travaglio è stato lungo e doloroso ma ora che è nata non ti lascerà mai più

     
 

1 Commento

  1. ernest Ameglio scrive:

    Un possibile futuro. Avere celebrato con accaloramento la San Valentino, non saremo stati imprudenti? Secondo i “progettisti” futurologi della finzione demografica, non tutti sono rassicurati che l’umanità si stabilizzi come previsto nel 2050 a 9 miliardi d’individui, perché, magari a 10 miliardi, sarebbe catastrofico. Non ci sarà abbastanza nutrimento per tutti, non abbastanza alloggi, asili infantili, spiagge d’estate, stazione invernali, autostrade, campi sportivi capienti, discoteche, aule scolastiche, ospedali. Non saremo obbligati a mettere su in fretta un sistema dove il contro concepimento , con grande dannazione del Vaticano, avrà priorità sul concepimento e il simulacro della riproduzio sostituirsi alla stretta perpetuazione della specie “ homo”? Si dovrebbe già imporre come prima misura, impedire alle donne di oltre 6anni di partorire e alle famiglie l’attuale metodo usato neila gestione degli effettivi della funzione pubblica: rimpiazzare chi se ne va, uno su due. Resterà il problema dei supplenti: magari gli immigrati clandestini facile da fare sparire in caso di sopranumero. Ameglio

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