“Io, convocato dalla Guardia di Finanza e cacciato da Facebook per Anonymous”

Storie ordinarie di una democrazia morente:  minacciato dalle Fiamme Gialle, fugge impaurito; intanto viene chiuso il suo account sul social...

Storie ordinarie di una democrazia morente:  minacciato dalle Fiamme Gialle, fugge impaurito; intanto viene chiuso il suo account sul social network senza motivo apparente.

“Questa è una violazione dei miei diritti umani”: così il ragazzo che ci racconta una storia che ha dell’incredibile riassume ciò che gli è successo. Il ragazzo, che chiameremo Ciccio Bong, come d’altronde è conosciuto sulla rete, è uno dei componenti del collettivo attivistico informatico (e non) Anonymous che ieri, ultima di una serie di azioni in tutto il mondo, ha attaccato per alcuni minuti il sito del governo, mandandolo in Denial of Service nonostante le imponenti contromisure che erano state prese per evitare un tale esito.

ALL’ATTACCO DEL GOVERNO – Ciccio Bong doveva essere della partita. Nella rete Anonymous è abbastanza conosciuto. Si è buttato in mezzo dal nulla e ha iniziato “a dare una mano” per far conoscere il movimento: “. Il movimento mondiale, a suo dire, lo aveva “preso in simpatia”: “Nei gruppi tunisini ed egiziani ho dato una mano determinante, io mi occupo di posizionamento web, ho aiutato un po’ tutti dalla Tunisia alla Russia”; un vero attivista, uno bravo, tanto che, a lungo andare, era diventato una sorta di snodo, un collegamento fondamentale, un gestore di contatti fra le varie reti Anonymous che organizzano azioni contro i siti dei governi ritenuti dittatoriali. Ciccio Bong, è da dirlo, non ha ancora effettuato nulla di criminale – anzi, assolutamente nulla, in realtà – quando tutto accade. E la vicenda inizia il 26 di gennaio scorso, pochi giorni fa, mentre le reti Anonymous si stanno preparando a sferrare il DDoS contro il sito del governo. Ciccio Bong viene convocato nella locale centrale della Guardia di Finanza per un interrogatorio.

GUARDIA DI FINANZA – Nessun mandato. Nessun atto ufficiale. Nessun avviso di garanzia, nè ordini del pm, a quanto ci racconta. Il documento con il quale viene convocato in centrale non è disponibile perchè le Fiamme Gialle glielo ritirano una volta che si presenta in centrale. Dove viene interrogato, prima da una psicologa, poi anche da un agente. Lasciamo spazio alle sue parole.

Il 27 o il 26 non ricordo precisamente, sono stato convocato dalla guardia di finanza per un colloquio. Ho parlato con una psicologa, non con un finanziere, in centrale. Il punto è che mi hanno convocato senza precisare il perchè; dopo, quando mi sono presentato mi hanno fatto parlare con questa signora psicologa. Mi hanno parlato in maniere non ufficiale penso anche perchè il colloquio è stato strano

Non ufficiale. Chissà che vuol dire. Le forze dell’ordine sono autorizzate a convocare in uffici giudiziari liberi cittadini senza nessuna ipotesi di reato, senza nessun provvedimento firmato dal pubblico ministero, o comunque ritirandolo senza lasciarne copia al convocato una volta che si presenta negli uffici? Andiamo avanti. Il DDoS al governo è stato annunciato, pubblicamente, sulle reti AnonNews già dagli ultimi giorni di gennaio. Tutto è pubblico. Ma chi c’è dietro gli attacchi, come da funzionamento del gruppo informatico, non si sa: a meno che non si infiltri nel collettivo una vera e propria talpa pronta a girare tutte le informazioni agli inquirenti. Ciccio Bong e gli altri attivisti del collettivo italiano sono sicuri che a mettere a conoscenza le forze dell’ordine dell’identità degli attivisti sia stata appunto una talpa, che è stata già esclusa dal movimento e di cui sono già stati pubblicati gli indirizzi email.

INQUISIZIONE - Ciccio Bong viene dunque invitato a parlare alla centrale della Guardia di Finanza, senza motivo nè mandato, e il foglio di convocazione non è reperibile perchè lo Stato lo ha ripreso. Che cosa gli viene chiesto?

Volevano sapere se ero un soggetto pericoloso: dopo qualche domanda che non era inerente al fatto Anonymous (domande personali) la discussione ha preso una brutta piega. Mi hanno quasi minacciato: c’era uno dell’arma vicino che entrava e usciva dalla stanza; mi hanno detto che potrei essere indagato per anarchia e insurrezionalismo, che se scoppia una rivoluzione in Italia potrei essere colpevole, se muore qualcuno è colpa mia, e via dicendo. In pratica mi volevano far paura o far sentire in colpa per farmi dire qualcosa di importante ma non ci sono riusciti, ovviamente.

Ciccio Bong – che, gioverà ricordarlo, è solo un nickname: dietro di esso si nasconde una persona in carne ed ossa – parla apertamente di minacce. Ma la cosa finisce lì, per il momento: il ragazzo torna a casa e inizia a parlare con alcuni avvocati, per avere una consulenza su cosa possa essere successo e su come agire.

VIA L’ACCOUNT – I primi provvedimenti a suo danno partono pochi giorni dopo, il 31 di gennaio. Inspiegabilmente il suo account Facebook, vero, reale, il suo personale, viene chiuso; senza che lui abbia commesso, a suo dire, nessuna delle famose violazioni del “codice interno di Facebook” che comporta chiusura dell’account.

Quel profilo era reale, con il messaggio di verifica pagato, la città reale e amici con nomi e cognomi veri. Solo ultimamente quando sono diventato abbastanza conosciuto i miei contatti sono aumentati di molto in poco tempo e molti di quei contatti erano sicuramente fasulli. Ora secondo me qui c’è una violazione dei diritti umani, io non ho fatto nulla di illegale il mio account era legittimo

Sul suo account, dice Ciccio, non aveva mai neanche pubblicato materiale inerente alla sua attività su Anonymous. Un account Facebook buttato giù come se “fossi stato io stesso a chiedere di chiuderlo con un fax”.

SPARIZIONI – Ciccio Bong ha paura. La situazione non gli torna, qualcosa non va. Fa sapere che non parteciperà al DDoS del 6 febbraio e lascia la città in cui vive, si sposta.

Sono stato via 5 giorni e al ritorno mi ritrovo un sacco di gente preoccupata si credevano che mi avevano arrestato

Ora Ciccio Bong è in stasi. Non ha il suo account e si sta muovendo per raccontare la storia ai giornali. Noi raccogliamo la sua testimonianza volentieri. Anche perchè la storia che ci racconta non è l’unica: non è il solo ad essere scomparso dai contatti web, dice lui. C’è una sua collega che non si fa sentire da troppo tempo, dice: “Sono preoccupato”.

E’ sparita una ragazza! Era una delle più attive insieme a me per tenere insieme i collegamenti e pubblicizzare il movimento ha tradotto Crowdleaks in italiano

Sono 2 giorni che non si fa viva. Troppo strano. “Qui sta succedendo qualcosa di illegale”, ci dice Ciccio Bong.