Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Culturadi Luigi Castaldi
pubblicato il 24 novembre 2008 alle 12:25 dallo stesso autore - torna alla home

AAA cercasi disperatamente cultura officiale delle libertà su cui far affondare le radici di un Pdl che ne ha troppe. Molte delle quali impresentabili

Per dire Il blocco sociale che va consolidandosi nell’Italietta berlusconiana ha urgenza di definire un suo manifesto culturale, e di farlo in tempi brevi. Non è facile armonizzare tutto l’ambiguo e il contraddittorio che vi vortica dentro: postfascisti, postdemocristiani, postcraxiani, postpiduisti, perfino postpannelliani. giulio tremonti Giulio Tremonti e Lech WalesaL’analisi di momenti critici come questo è sempre affascinante perché è studio delle fonti. Qui non siamo in sede accademica, ci limiteremo a chiacchierare su un dettaglio.

Nessuna sorpresa All’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica di Milano, mercoledì 19 novembre, Giulio Tremonti ha tenuto un discorso nel quale Sandro Magister ha letto “due citazioni a sorpresa”:“Nella prima si è richiamato a una corrente economica nata in Germania tra le due guerre mondiali, che [...] ebbe come principale fondatore Walter Eucken [...] La seconda citazione è stata di una conferenza di Joseph Ratzinger del 1985″.

Cominciamo col dire che la prima citazione non è affatto “a sorpresa”. Già un mese fa, nel corso della presentazione di un volume di Lorenzo Bini Smaghi (Il paradosso dell’euro, Rizzoli 2008), Giulio Tremonti citava la social market economy dell’Ordoliberismus (dalla rivista Ordo che Walter Eucken fondò nel 1940) come modello di una“costituzione economica” non autoregolata ma realizzata dallo Stato, uno Stato forte ma non interventista, chiamato a regolare ma non a dirigere. Siamo a quella “economia sociale di mercato” che si pone come “terza via fra laissez faire ed economia pianificata” (Corriere della Sera, 24.10.2008 – pag. 31) che era già stata evocata ne La paura e la speranza (Mondadori 2008), dove Tremonti proponeva “una visione [...] meno materiale e più spirituale, meno chiusa nel privato e nel laissez faire, più comunitaria” (pag. 18), “contro il mercatismo, versione degenerata del liberismo” (pag. 19), e ispirata a “valori, identità, famiglia, autorità, ordine, responsabilità, federalismo” (pag. 98).

L’assunto è che “i processi di mercato funzioneranno bene o male in ragione della natura del quadro giuridico e istituzionale all’interno del quale essi si situano, e che la questione di sapere quali regole debbano o non debbano figurare in questo quadro è un affare di scelte istituzionali” (Wilhelm Röpke). Siamo così nel filone che si proclama“liberale in economia e conservatore sui grandi valori”, come se le due cose fossero possibili insieme. L’ispirazione è evidentemente alla dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum novarum alla Centesimus annus. Nessuna sorpresa.

Ma davvero nessuna sorpresa Dobbiamo leggere un illuminante saggio di Giovanni Spadolini sulla dottrina sociale della Chiesa (Il Papato Socialista, Longanesi 1969). Dopo aver distinto un socialismo “come atteggiamento «ideale eterno», come posizione permanente di fronte ai problemi della società”, da un293xcmt Giulio Tremonti e Lech Walesasocialismo “come filosofia storica particolare, come determinazione politica riassunta nel pensiero marxista e nel mito della lotta di classe”, Giovanni Spadolini afferma che “la Chiesa non ha nulla da opporre alle rivendicazioni e alle esigenze adombrate dal socialismo eterno, fuori dalla storia e dalla dottrina, simbolo di una protesta contro le ingiustizie dell’individualismo”“Vi è un socialismo - prosegue - che è connaturato a tutta la storia della Chiesa e del cristianesimo e di cui il Papato si è valso in tutti i momenti in cui fosse necessario conquistare i favori dei popoli, contro Stati e governi. Quel socialismo fa tutt’uno con la tradizionale democrazia della Chiesa: democrazia, che fu smentita solo dall’appoggio alle Monarchie assolute, in vista di salvarsi dalla Riforma protestante. Di per sé, il cattolicesimo non si oppone alla democrazia, destinata a esprimere un ideale «popolare» che adombra sempre le esigenze della società contro quelle dell’autorità”, se l’autorità non è rappresentata dal Papato. Quando l’autorità non è rappresentata dal Papato, ma da Stati e governi laici che gli sono ostili, il cattolicesimo sa offrire al suo gregge un ideale «eterno» di socialismo e un ideale «popolare» di democrazia. È importante ripetere: socialismo e democrazia come parti di una schema universale e astorico, che ne esclude un altro, fondato sull’ideale individualistico, che storicamente è prima aristocratico e poi liberale.

Scrive Leone XIII: “Non sia lecito dare un senso politico alla democrazia cristiana. Perché, sebbene la parola democrazia, chi guardi all’etimologia e all’uso dei filosofi, serva ad indicare una forma di governo popolare, tuttavia nel caso nostro, smesso ogni senso politico, non deve significare se non una benefica azione cristiana a favore del popolo” (Graves de communi, 1901).

E dunque: la conferenza di un cardinale che nel 1985 fa propaganda alla dottrina sociale della Chiesa (col socialismo che annuncia la sua crisi e col liberismo che minaccia il suo trionfo) è una “citazione a sorpresa” nel 2008 (col liberismo che minaccia la sua crisi e col socialismo che annuncia vendetta)? Ma davvero nessuna sorpresa.

Un Ratzinger d’annata Il Ratzinger del 1985 (la conferenza dal titolo Market Economy and Ethics) è un antipastino del Wojtyla del 1991 (l’enciclica Centesimus annus), e vengono dalla stessa cucina (la Rerum D100 Ratzinger InVat JuneJuly1999 Giulio Tremonti e Lech Walesanovarum di Leone XIII). Che il liberismo minacci il socialismo (1985) o che il socialismo minacci il liberismo (2008), la gastronomia cattolica offre la solita pappa, il suo piatto tradizionale, la ricetta del 1891. Ratzinger  disse: “The development of the world economy has also to do with the development of the world community and with the universal family of man, and that the development of the spiritual powers of mankind is essential in the development of the world community. These spiritual powers are themselves a factor in the economy: the market rules function only when a moral consensus exists and sustains them”. Una “terza via fra laissez faire ed economia pianificata” si pone come necessaria. Infatti, it is becoming an increasingly obvious fact of economic history that the development of economic systems which concentrate on the common good depends on a determinate ethical system, which in turn can be born and sustained only by strong religious convictions”. Nel 1985, il cattolicesimo aveva Solidarnosc. Nel 2008, a contesto rovesciato, la dottrina sociale della Chiesa assume Giulio Tremonti, uomo-chiave del blocco sociale che va consolidandosi nell’Italietta berlusconiana, ancor più dello stesso Silvio Berlusconi.Ratzinger disse: “A morality that believes itself able to dispense with the technical knowledge of economic laws is not morality but moralism. As such it is the antithesis of morality. A scientific approach that believes itself capable of managing without an ethos misunderstands the reality of man. Therefore it is not scientific. Today we need a maximum of specialized economic understanding, but also a maximum of ethos so that specialized economic understanding may enter the service of the right goals. Only in this way will its knowledge be both politically practicable and socially tolerable”. E Tremonti risponde con “valori, identità, famiglia, autorità, ordine, responsabilità, federalismo”. Lo stesso medagliere di Lech Walesa.

2 commentistampa - fallo leggere