di Mariangela Vaglio (Galatea)
postato alle 15:22 del 25 novembre 2008 in CulturaTorna alla home

In tv non basta essere bravi per tenere la scena un’intera serata. Se Fiorello ci riesce, non è detto che Crozza e Cortellesi facciano altrettanto

“Senza satellite”: la rubrica-antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la pay-tv. A Cura di Galatea.

In principio c’è stato Fiorello. Che è simpatico, ok, ma soprattutto è uno che, piaccia o non piaccia, un palcoscenico lo riempie anche se si soffia il naso. Balla, canta, recita, dice battute con una naturale verve che, anche se magari i copioni non sono granché, si ride lo stesso. Fiorello è uno di quegli artisti che, oltre alla bravura, hanno il tocco di Re Mida: ogni cretinata facciano, funziona. Dei tanti pregi che ha, però, Fiorello ne possiede soprattutto uno di enorme: sa quando fermarsi e come. Quindi, dopo i primi successi, non ha cercato di prendere l’aria intellettuale per piacere a quelli colti, né ha sentito il bisogno di pecoreggiare per inseguire i gusti del pubblico: onesto artigiano ha continuato a fare quello che sa fare, cioè, su un palco, quasi tutto, e ha dimostrato l’incredibile buon senso di prendersi delle sane pause di riflessione, tornando a rigenerarsi in teatro o in radio. Purtroppo, dopo il suo Stasera pago io l’artista italico ha conosciuto un nuovo tipo di spettacolo tv: l’one man show, ovvero l’occhio di bue fisso e puntato per due ore su un unico protagonista, che balla, canta, recita, si dimena e disquisisce di attualità, fa ridere e fa satira. Siccome il pubblico pareva gradire, i produttori ci si sono buttati a pesce, dimenticando però che di Fiorello, o di Projetti, ne nasce uno alla generazione. Gli altri, per quanto bravi e preparati, uno show tutto intero non lo reggono, e, soprattutto, il pubblico non riesce a reggerli per un intero show.

VITTIME ILLUSTRI - Il primo a cader vittima della sindrome da one man show è stato Maurizio Crozza. Inarrivabile quando imita Parisi e Veltroni così come era geniale quando imitava Pavarotti. Crozza il mestiere in mano ce l’ha, perché è comico, ha la gavetta teatrale alle spalle, sa cantare, recitare. Ma se per dieci minuti può essere esilarante, per due ore annoia. I suoi comprimari lo aiutano finché possono: per dire, persino Ambra, alle volte, riesce ad avere un senso; ma lo spettacolo, nel complesso, si sfilaccia. Gli ospiti costretti a cantare, per esempio, in duetto con Crozza, le canzoni di Giorgio Gaber sono forzatissimi, nonché, spesso, proprio stonati; le scenette comiche con le attrici di passaggio andrebbero per lo meno provate mezz’ora in più, visto che, quasi sempre, la grande interpretazione si riduce alla protagonista che strizza gli occhi per leggere maldestramente le parole sul gobbo (la Gerini, notoriamente miope, non ciriusciva proprio: o vi assicurate che impari il copione a memoria o vedete di usare un gobbo con le lettere più grandi, per favore!). Le battute di satira, poi, mosce, moscette, moscissime: le migliori le riserva per Ballarò, il martedì, e alla domenica restano gli scarti. Quanto a Scalfarotto, che fa il finto giovane finto simpatico e finto alternativo in finto collegamento da fuori, una richiesta semplice e diretta: non chiudetelo fuori, fatelo fuori, punto e basta.

PARITA’ FRA I SESSI - Anche le donne, però, si gettano nell’arengo dello show solitario, con risultati, ahimè, altrattanto deludenti nel complesso. E così su raitrè debutta Paola Cortellesi, con Non perdiamoci di vista. Anche qui, parlare male della protagonista è difficile. La Cortellesi è brava. Sa cantare, anzi, ha una voce stupenda; sa recitare, ed infatti, all’interno dello show, i suoi monologhi sono la cosa più toccante e bella; sa stare su un palcoscenico e, per soprammercato, è pure una bellissima ragazza. Ma lo spettacolo tutto di fila è una mattonata. Che cosa esattamente non funzioni è persino difficile dirlo, ma l’insieme, con gli ospiti, i siparietti, i numeri, Francesco Mandelli e la band che suona dal vivo, e gli argomenti e i temi così politicamente corretti hanno un che di lugubre, anzichè di ilare e scapricciato. La satira latita, la caricatura della Moratti non decolla, quella di Sara Palin è finita sul nascere per la prematura scomparsa elettorale della parodiata, prendere per il sedere la Michelle Obama non ha poi alcun senso reale, le battute non hanno mordente. L’attualità, che in un programma satirico dovrebbe essere proprio quella che regala verve e innesca il fuoco di fila di battute, è invece la parte che appesantisce il tutto, tanto che lo spettatore, quando subodora che sta per partire la battuta di critica politica o sociale ha l’istinto di alzarsi per andare al bagno. Ma forse, poveri Crozza e Cortellesi, non è neppure colpa loro. È che su questa nostra attualità italica, in questo momento, c’è proprio poco da ridere.

COMMENTI (20)STAMPA - FALLO LEGGERE