Tunisia, Egitto e ora la Siria? La rivolta araba dilaga su Facebook
01/02/2011 - Il tam tam sulla rete continua, ed altri paesi sono pronti a mobilitarsi. Una pagina già incita i giovani di Damasco alla rivolta del 2011 Anche la Siria è pronta a rivoltarsi? La pagina Facebook che chiama alla “rivolta siriana”
Il tam tam sulla rete continua, ed altri paesi sono pronti a mobilitarsi. Una pagina già incita i giovani di Damasco alla rivolta del 2011
Anche la Siria è pronta a rivoltarsi? La pagina Facebook che chiama alla “rivolta siriana” nel 2011 è in piena attività. Da questa mattina
i giovani di Damasco si stanno infatti reciprocamente chiamando alla lotta sul social network più famoso del mondo. I loro gruppi, tutti in arabo, fomentano e chiamano le rivolte che, stando ai comunicati d’agenzia che rilanciano la loro lotta anche in lingua italiana, dovrebbe essere esclusivamente pacifica.
LA RIVOLTA CAMMINA – Così i dispacci.
Un gruppo di attivisti siriani sta promuovendo un giorno di protesta attraverso facebook dopo la rivendicazione di venerdi’ scorso di una pacifica rivoluzione in Siria.
Sotto accusa, e nel mirino, il Ben Ali di Siria, il Mubarak locale, ovvero l’autocrate Bashar al-Assad, in carica dal 2000 dopo la successione al padre, Hafiz.
Viaggia per ora solo su Facebook il tam-tam della rivolta in Siria, ma invita decisamente alla piazza. Un gruppo del social network, che stamane ha riunito piu’ di 7800 membri, ha lanciato oggi un appello a manifestare, sotto lo slogan “La Rivoluzione siriana 2011″, tutti i giovani venerdi’ pomeriggio, dopo la preghiera.
2011, rivoluzione siriana. Solo un wishful thinking dei giovani del paese? Staremo a vedere.
FACEBOOK E’ IL MOTORE – I messaggi, tradotti a spanne, parlano di un blocco totale delle comunicazioni. La pubblicazione sul network Al-Arabiya di un articolo sulle rivolte siriane diventa occasione per cantare vittoria: qualcuno ci ascolta. “I giovani sono schierati e la routine è già sconvolta”, scrivono gli attivisti sul social network. “Iniziamo a disseminare le notizie in ogni sito, parliamo del blocco comunicativo inflitto ai giovani siriani. Il blackout siriano è iniziato, speriamo che la pubblicazione su siti e forum ci possa aiutare”. Come un’interferenza, come un messaggio criptato che filtra oltre le linee nemiche, le parole dei giovani siriani si diffonde oltre la censura governativa.
Rivolti direttamente al presidente siriano Bachar al-Assad: “Non bisogna accettare l’ingiustizia. Non siamo contro le persone ma contro la monocrazia, la corruzione e la tirannia e il fatto che la tua famiglia e i tuoi familiari si siano accaparrati tutte le richezze”. Il sito di Facebook in Siria e’ stato bloccato dalle autorita’ ma gli internauti sono riusciti ugualmente a entrare in certi programmi.
“La proliferazione delle informazioni parte solo se a migliaia ci mobilitiamo, e siamo già migliaia ad avere i nostri telefoni in mano”, scrivono i giovani da Facebook. “Inviamoci questa comunicazione ovunque su canali mobili e satellitari, diventiamo reali! Pubblichiamo in tutti i siti, siriani o non”. Una mobilitazione virale su internet potrebbe far cadere l’ennesimo stato arabo come un birillo. “La rivolta parte il 4 e 5 febbraio: spargete la voce”.













La miseria dei popoli non si placa con la sola fame; c’è sete di giustizia, di libertà, di democrazia, di ricchezza distribuita: con il lavoro, l’occupazione, la formazione e l’informazione al benessere civile. L’uso e la diffusione della cultura e delle leggi paritarie di rispetto umano.
I grandi stanno tenendo un gigante( chiamato popolo) sotto pressione da secoli. Gente senza un tetto, senza un futuro, senza lavoro; se si parla dell’europa, per non parlare dell’africa gente senza mondo. Ecco che patria, vita, esistenza non ha un sentimento, ma una guerriglia di sopravvivenza. L’uomo non può essere schiavo della borsa di mercato, dell’Istat, del Pil e di quanto altro i potenti hanno inventato mettendo in ginocchio i popoli, nella miseria e nella disperazione per sbarcare il proprio lunario. Se i popoli devono sono essere consumatori e quindi benessere per i potenti, nello stesso tempo devono almeno avere un lavoro remunerato soddisfacente della loro dignità di uomo, di padre, di fedele obbediente. Molti indotti ( religiosi ) hanno procluso un’etica di un Dio che sia contro un altro, di un fratello che uccida la propria sorella, di un popolo che descrimina un’altro popolo; per la loro diversa lingua, il loro diverso costume, la loro diversa cultura, il loro diverso colore della pelle.
Una corsa al possesso ci lascia stupiti quando le mamme muiono per mano dei loro figli, quando bambini sono tolti alla vita dalle loro mamme, quando fratelli si uccidono a vicenta, quando amici da una vita si trascinano un una giugla di odio e rancore per una simpatia di troppo o un’antipatia di invidia. Quale strada stiamo percorrendo senz asapere dove ci porta?
La miseria dei popoli non si placa con la sola fame; c’è sete di giustizia, di libertà, di democrazia, di ricchezza distribuita: con il lavoro, l’occupazione, la formazione e l’informazione al benessere civile. L’uso e la diffusione della cultura e delle leggi paritarie di rispetto umano.
I grandi stanno tenendo un gigante( chiamato popolo) sotto pressione da secoli. Gente senza un tetto, senza un futuro, senza lavoro; se si parla dell’Europa, per non parlare dell’africa gente senza mondo. Ecco che patria, vita, esistenza non ha un sentimento, ma una guerriglia di sopravvivenza. L’uomo non può essere schiavo della borsa di mercato, dell’Istat, del Pil e di quanto altro i potenti hanno inventato mettendo in ginocchio i popoli, nella miseria e nella disperazione per sbarcare il proprio lunario. Se i popoli devono sono essere consumatori e quindi benessere per i potenti, nello stesso tempo devono almeno avere un lavoro remunerato soddisfacente della loro dignità di uomo, di padre, di fedele obbediente. Molti indotti ( religiosi ) hanno precluso un’etica di un Dio che sia contro un altro, di un fratello che uccida la propria sorella, di un popolo che discrimina un’altro popolo; per la loro diversa lingua, il loro diverso costume, la loro diversa cultura, il loro diverso colore della pelle.
Una corsa al possesso ci lascia stupiti quando le mamme muoiono per mano dei loro figli, quando bambini sono tolti alla vita dalle loro mamme, quando fratelli si uccidono a vicenda, quando amici da una vita si trascinano un una giungla di odio e rancore per una simpatia di troppo o un’antipatia di invidia. Quale strada stiamo percorrendo senza sapere dove ci porta?