Il prefetto che aiuta la squinzia di Silvio e poi dice che la mafia non esiste

27/01/2011 - Gian Valerio Lombardi incontra sette volte Marysthell Polanco per un favore chiesto da Silvio. E nel frattempo diceva che la criminalità organizzata a Milano non c’era. Maroni, non è il caso di cacciarlo?E’ un nome che ricorre spessissimo, quello del

     
 

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Gian Valerio Lombardi incontra sette volte Marysthell Polanco per un favore chiesto da Silvio. E nel frattempo diceva che la criminalità organizzata a Milano non c’era. Maroni, non è il caso di cacciarlo?E’ un nome che ricorre spessissimo, quello del prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, nelle intercettazioni di Maria Esther Garcia alias Marysthell Polanco. Ed è un nome per lo meno imbarazzante, visto quello che si è prodigato a fare nei confronti di una delle ragazze che partecipavano ai festini di Silvio:

A dicembre, sul cellulare della Polanco, arriva una chiamata dal centralino di palazzo Grazioli. Una persona le dice: «Le dovevamo far sapere di quell’appuntamento con il prefetto Lombardi…». E le dettano il numero della segreteria privata del rappresentante del Viminale a Milano. Marysthell si attiva subito. Chiama la prefettura. Parla con la segretaria personale di Lombardi. Che le chiede chi le abbia dato il numero. Lei non esita e parla del premier. La segretaria insiste per sapere di che si tratta. La Polanco si trincera nel più stretto riserbo e dice: «È una questione privata di cui devo parlare solo con lui». La segretaria passa Lombardi alla Polanco. Lei gli dice subito: «Io la chiamo a nome del presidente del Consiglio». Lui fissa l’incontro e le dice che può entrare con l’auto nel palazzo. I due si parlano per ben sette volte, ma Lombardi ammetterà che «ha guardato quella cosa ma è complicato perché ci vogliono dieci anni». Lei si vanta con un’amica: «Ho appuntamento con un pezzo grosso, solo lui mi può sistemare questa cosa». Così erano autorizzate a muoversi le ragazze di Arcore.

Insomma, il prefetto scatta sull’attenti quando chiama la squinzia. E pensare che il suo curriculum prevederebbe ben altra dignità:

Nato a Napoli nel 1946, si è laureato presso quella Università con lode in Giurisprudenza (1970) e con 110 in Scienze Politiche (1972). Dopo un’esperienza nel mondo bancario inglese, con un periodo di training a Londra presso la Commercial Bank of Australia, svolge pratica legale presso un notissimo studio napoletano. Ha conseguito, per esami, l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Nel 1972 vincitore del concorso per Consigliere di Prefettura, viene assegnato alla Prefettura di Cremona, dove dal 1976 ha ricoperto l’incarico di Capo di Gabinetto e quello di componente del Comitato Regionale di Controllo. Nel 1982 è assegnato alla Prefettura di Padova, dove svolge sino al dicembre 1993 l’incarico di Capo di Gabinetto. Numerosi gli incarichi di rilievo svolti in quella provincia: componente del Comitato Regionale di Controllo, responsabile provinciale della Protezione Civile, ispettore per la regolarità delle procedure di alcune rilevanti opere pubbliche. E’ stato anche Presidente di numerose commissioni e di organi di studio.

Ma nel curriculum del prefetto Lombardi non c’è mica solo questo. C’è anche un’originale polemica che lo ha coinvolto giusto un annetto fa, sulla mafia:

«A Milano e in Lombardia la mafia non esiste». Davanti alla commissione parlamentare Antimafia, arrivata in prefettura per fotografare il livello d´infiltrazione della criminalità organizzata in città e in Lombardia, il prefetto Gian Valerio Lombardi ha spiegato che «anche se sono presenti singole famiglie, ciò non vuol dire che a Milano e in Lombardia esista la mafia». Un´affermazione che ha scatenato la reazione di alcuni membri della commissione, come Beppe Lumia, senatore Pd, ex presidente della stessa commissione di cui è il membro più “longevo” (ne fa parte dal 1994).

La mafia in Lombardia la mafia forse non esisterà neppure (chissà perché è stato nominato membro della commissione, però, lo stesso Lombardi), ma di certo se una soubrette telefona in prefettura e il prefetto si mette sull’attenti, qualcosa non va. Che ne dice il ministro Maroni? Niente, come al solito?

     
 

1 Commento

  1. bobo scrive:

    in effetti ‘sta storia del prefetto ad personam (e che persona) è uno scandalo pazzesco

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