Via Poma, condanna per Raniero Busco: “E’ lui l’assassino di Simonetta Cesaroni”

26/01/2011 - L’allora fidanzato della ragazza è stato condannato a 24 anni in primo grado. Raniero Busco e’ stato condannato a 24 anni per l’omicidio di Simonetta Cesaroni.ubito dopo la lettura della sentenza Raniero Busco e’ stato trascinato via dall’aula della terza

     
 

di

L’allora fidanzato della ragazza è stato condannato a 24 anni in primo grado.

Raniero Busco e’ stato condannato a 24 anni per l’omicidio di Simonetta Cesaroni.ubito dopo la lettura della sentenza Raniero Busco e’ stato trascinato via dall’aula della terza Corte d’assise di Roma dal fratello. La moglie era accanto a lui. Alcuni amici e familiari hanno urlato ‘no’ alla parola ‘condanna’. Molti sono in lacrime.

LA STORIA - E’ la sera del 7 agosto del 1990. Simonetta quando è passata l’ora di cena ancora non è tornata a casa. E questa non è proprio una sua abitudine. La ragazza studia, ma lavora anche. Lo fa part-time in uno stabile di via Poma, la via che poi diventerà sinonimo di questo giallo. È occupata presso l’Associazione italiana alberghi della gioventù. La famiglia inizia a preoccuparsi sempre di più. Per questo chiama il suo principale, Carlo Volponi. Lui non sa cosa dire perché Simonetta avrebbe dovuto terminare il lavoro alla solita ora. Con i famigliari si danno appuntamento sotto lo stabile. Lì arriva la sorella di Simonetta e il suo ragazzo. Le chiavi per entrare le chiedono al portiere, ma lui non c’è. Così è la moglie di quest’ultimo che si offre di accompagnarli.

LA PORTA CHIUSA – Uno, due, tre, quattro. Sono quattro le mandate della porta che girano. Simonetta la trovano nell’ultima stanza, alla fine del corridoio. È stesa a terra, morta. Il pavimento è un vero lago di sangue. Il corpo è pieno di lividi, segno che è stata picchiata selvaggiamente. E, come accerteranno poi i medici legali, sono proprio queste percosse che a causare il trauma cranico che l’ha uccisa. L’aggressore però non si è limitato a questo. Non si è accontentato di massacrarla. No, ha preso un arma da taglio, forse un fermacarte, e l’ha pugnalata. Una, due, tre, tante volte fino ad arrivare alla cifra di ventinove. Poi, una volta fatto questo, ha cercato di ripulire tutto. Nel ripostiglio si troveranno infatti gli stracci sporchi utilizzati. Dopo aver preso alcuni indumenti della ragazza, che sarà ritrovata con indosso solo canottiera, reggiseno e calzini, se n’è andato. Richiudendo la porta con quattro mandate. I medici legali stabiliscono che l’ora della morte è da situarsi in un arco in tempo che va dalle 18 alle 18,30. Anche se le cose farebbero pensare altrimenti, Simonetta non ha subito violenza sessuale. Almeno questo.

LE INDAGINI – In un caso del genere alcune certezze ci sono. Primo le mandate. Quel qualcuno che  è entrato la ragazza lo doveva conoscere. Su questo non ci piove: gli ha aperto la porta. Poi ci sono le coltellate. Così tante, con quell’accanimento, sono un indice sicuro di un delitto passionale. Anche il morso che viene ritrovato sul corpo della ragazza non fa altro che confermare questo dato. Gli inquirenti concentrano le proprie indagini sul portiere dello stabile, Pietrino Vanacore. Ad appena tre giorni dal delitto è questo il nome che passa di bocca in bocca. Ha 57 anni Pietrino e oltre ad essere freddo, impassibile, non ha un alibi per l’ora in cui il delitto è avvenuto. Di lui, dalle 18 alle 19 non c’è traccia nel palazzo. Nessuno l’ha visto né sentito. In più, c’è da dire che ha un mazzo di chiavi di scorta di tutti gli appartamenti. Per gli inquirenti siamo già agli “indizi gravi e concordanti” che per il nostro ordinamento possono costituire una prova. A questi se ne aggiunge anche un altro: delle tracce di sangue trovate su un suo indumento. Però, si saprà più tardi, sono le sue, non di Simonetta.  Così dopo essersi fatto venti giorni di prigione viene scarcerato.

IL DIBATTITO – Ed è da qui in avanti che ha inizio il vero e proprio giallo. Mentre l’Italia si divide fra innocentisti e colpevolisti, fra chi vorrebbe vedereVanacore dietro le sbarre e chi è certo che è stato il ragazzo di Simonetta invece, che ha un alibi, anche se poi l’amico con cui sarebbe dovuto essere dirà che quel giorno era a un funerale aFrosinone, succede un fatto strano. Succede che un certo Roland Voeller, di professione commerciante austriaco, un truffatore con varie condanne per bancarotta, chiama gli inquirenti nel 1992. Dice di aver saputo che a uccidere Simonetta potrebbe essere stato un certoFederico ValleValle è nipote di uno degli inquilini dello stabile di via Poma ed è figlio di un avvocato.

L’INDIZIATO SBAGLIATO - Come fa a sapere che potrebbe essere stato lui Voeller? Lo sa perché una sera aveva sbagliato a fare un numero telefonico e così, per sbaglio, aveva trovato dall’altro capo del filoGiuliana Ferrara, la madre di Federico. E avevano iniziato a parlare, così era nata una sorta di amicizia. Poi arriva la sera del 7 agosto. Voeller sente Giuliana e lei gli racconta di essere preoccupata per il figlio che ancora non era rincasato da quando era andato a trovare il nonno. E dopo, in un’altra telefonata, gli racconterà che il figlio quella sera era tornato con un taglio sulla mano. Uno più uno deve pensare Voeller. Uno più uno pensano gli inquirenti che controllano il ragazzo e non trovano il taglio alla mano, ma una cicatrice sul braccio. Che però è solo una smagliatura. Per il Gip Antonio Cappiello non c’è niente che possa giustificare il fermo del giovane. Tanto più che su Voeller, e come sbagliarsi, aleggia l’ombra dei servizi segreti. Più avanti l’austriaco sarà anche arrestato, ma sarà in relazione a un altro delitto, un altro giallo, quello dell’Olgiata.

     
 

4 Commenti

  1. michele scrive:

    MA E’ DIFFICILE PENSARE E CONDANNARE UNA PERSONA SU PICCOLE COSE RINVENUTE DOPO TANTI ANNI,MA IO NON VEDO BENE LA MORTE DEL PORTIERE ,FORSE SAPEVA CHI VERAMENTE HA UCCISO LA RAGAZZA.
    E CHI DICE SE IL MORSO SUL CAPEZZOLO FOSSE STATO FATTO GIORNI PRIMA???
    E COME LA SALIVA SU REGGISENO???
    MISTERI !!

  2. Max scrive:

    La sentenza di condanna a Raniero Busco va rispettata anche perchè il Busco non ha mai fornito un alibi convincente. Anzi a dire la verità all’epoca ne fornì due risultati successivamente falsi.
    La saliva (DNA) sul corpetto di Simonetta è di Busco, il morso sul capezzolo corrisponde all’arcata dentaria di Busco, l’alibi non l”ha mai fornito bhe che vuole adesso per me la condanna ci sta tutta. Se fossi stato io il giudice gli avrei dato l’ergastolo con l’isolamento notturno e diurno. Gli è andata fin troppo bene 24 anni.
    Ricordatevi che quando gli indizzi sono gravi, precisi e concordanti nonchè univoci come nel nostro caso costituiscono una prova. Evviva la Magistratura questa volta ha visto giusto. Spero che la Corte d’assise d’appello confermi la condanna. Circa la morte di Pietrino Vanacore (che DIO L0 abbia in gloria), sono convinto che sia dipesa dal fatto che ha coperto o ha cercato di coprire dietro pagamento (grande rimorso), credendolo colpevole, un uomo innocente come il Valle anch’egli, a mio avviso, presente sulla scena del delitto in un momento successivo al Busco unico e solo vero colpevole. Grazie per avermi dato la possibilità di esprimere la mia opinione veritiera, senza alcuna presunzione. Busco è un assassino ed è giusto che paghi . Ciao a tutti.

  3. Loredana scrive:

    Ah se i morti potessero parlare questa volta sicuramente si congratulerebbero con il colleggio giudicante per i 24 anni a “BUSCO”.

  4. betra scrive:

    la ricordo bene la storia di Simonetta: quando

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie