Arrestati, picchiati, venduti: ecco che succede ai profughi respinti con le leggi Maroni

21/01/2011 - La storia tragica di Tekle, passeggero di un viaggio della speranza, rispedito indietro dalle leggi anti-immigrazioni e finito nell’inferno del deserto del Sinai. Brutta la storia che oggi Umberto de Giovannangeli pubblica sull’Unità. Una storia di sangue, sudore e speranza

     
 

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La storia tragica di Tekle, passeggero di un viaggio della speranza, rispedito indietro dalle leggi anti-immigrazioni e finito nell’inferno del deserto del Sinai.

Brutta la storia che oggi Umberto de Giovannangeli pubblica sull’Unità. Una storia di sangue, sudore e speranza sprecata. Una storia di immigrazione finita male, intralciata dalle leggi restrittive del governo italiano, volute fortemente dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, in forza alla Lega, e difese a spada tratta anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Un ragazzo eritreo, respinto dalle nostre motovedette a Lampedusa, finisce nell’inferno del deserto del Sinai.

LA STORIA DI TEKLE – Tekle, 25 anni, uno dei tanti.

Tekle ha 25 anni. E un sogno. Rifarsi una vita in un paese sicuro: l’Italia. Tekle aveva messo da parte dei soldi per pagarsi il “viaggio della speranza”. Un viaggio trasformatosi in un incubo. A Tekle avevano raccontato che quello italiano è un popolo generoso, ospitale, che nella sua memoria storica sa cosa significa cercare fortuna all’estero. Tekle si illudeva. Una illusione che si spezza nel luglio 2009. Tekle e i suoi compagni di avventure superano le acque territoriali libiche. Il sogno di raggiungere l’Italia sembra avverarsi.

Sulle barche della disperazione, Tekle parte dal paese di Muhammar Gheddafi, mettendo la sua vita nelle mani degli scafisti.

MARONI STYLE – Ma l’accordo di respingimento firmato dai governi dei due paesi consente alle motovedette italiane di rimandare al mittente i soggetti in arrivo nel nostro paese.

Il sogno si spezza a 10 km da Lampedusa, quando viene ricacciato indietro da motovedette. Motovedette italiane. Stavolta il lavoro sporco non è affidato a colui che il Governo italiano ha innalzato a gendarme del Mediterraneo, il raìs libico Muhammar Gheddafi. No. Stavolta, come altre volte, ad intervenire direttamente sono gli italani. A ricacciare nell’inferno Tekle e i suoi compagni sono italiani. L’inferno, non è una metafora.

Una volta rispedito in Libia dagli accordi voluti dal nostro governo e firmati con il dittatore del paese socialista libico, per Tekle iniziano i veri guai.

PRIGIONI LIBICHE – L’accordo prevede che i respinti finiscano in galera. Grazie ad un coraggioso sacerdote, che più volte ha collaborato con il giornale fondato da Antonio Gramsci per raccontare le conseguenze dei patti anti-respingimento, Tekle e i suoi compagni presentano un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo: “Ma la giustizia tarda ad arrivare”. Tekle non può aspettare, e scappa, fugge. Verso il più vicino paese libero, ovvero Israele.

Ma ad attenderlo è un altro inferno: quello dei trafficanti di esseri umani. Tekle viene picchiato ogni giorno con tubi di ferro. Viene minacciato di morte se la sua famiglia non pagherà gli 8mila dollari richiesti per il suo rilascio. Tekle deve assistere gli stupri continui a cui sono costrette altre sue compagne di sventura. Una sofferenza indicibile, infinita. Chi tenta la fuga viene raggiunto e fatto fuori. Con una pallottola in testa, o con la gola squarciata. O lasciato morire di fame nel deserto.

E chi, in piena autonomia, si mette a correre verso la libertà, Israele, rischia di essere bersagliato dalle raffiche delle pattuglie armate egiziane.

NON C’E’ SPERANZA – Don Muisse Zerai, il sacerdote già citato, così descrive gli effetti delle politiche di respingimento italiane.

Gli effetti devastanti dei respingimenti indiscriminati portati avanti in questi anni hanno dato anche questo di risultato, persone che hanno il diritto di asilo finiscono in pasto ai predoni del deserto, la lotta contro la tratta degli esseri umani tanto conclamata finisce per arricchire proprio quelli che si voleva combattere. E’ quello che sta succedendo nel Sinai, in Turchia…

Per combattere l’immigrazione clandestina, dunque, l’Italia rischia di condannare a morte chi scappa alla ricerca di un futuro migliore.

     
 

6 Commenti

  1. Riccardo Cecchini scrive:

    Volete dire che Maroni, un ministro scelto (in teoria) per le grandi capacità nel suo campo del governo, non abbia previsto questo?
    Ma allora questo governo è solo una ‘bella’ immagine, dove un tipo di ministro vale l’altro. Basta esserci.

  2. sayeret matkal scrive:

    Ahhh ho capito …..ci sono 50 milioni di africani che vogliono venire in Italia, che facciamo, li mettiamo tutti a Milano, tanto i problemi che creano questi clandestini delinquenti li pagano i cittadini mica gli ideatori di questo sito…
    Troppo bello essere buonisti con la pelle degli altri..verooooo

  3. salvatore scrive:

    @sayeret matkal
    Egregio signore i 50 milioni di africani non sono tutti delinquenti, anzi siamo piu deliquenti gli italiani di qualsiasi regione.
    Tu e quella merda dei leghisti che ci definite buonisti, e che siete il massimo dell’espressione razzista vorrei vedere se gli altri stati rimandassero tutti gli italiani indietro, cosa diresti? Hai mai fatto il conto di quanti italiani ci sono all’estero? Io scrivo da emigrato.
    A quei poveracci che gli abbiamo tolto tutto, li abbiamo depredati, derubati uccisi e violentate le loro donne, ci siamo arricchiti su di loro ed e’ per questo che sono ridotti in quello stato.
    Dargli una possibilita’ minima di riscattarsi in un paese come il nostro che per quanto ci lamentiamo siamo lo stato europeo con meno immigrati, ma almeno farli sperare in una vita migliore e’ il minimo che possiamo fare per farci perdonare quello che noi abbiamo fatto a loro in passato ed e’ ancora zero rispetto a cio’ che hanno subito.
    Abbiate pazienza ma chi scrive cosi a me fa solo venire il voltastomaco.

    • Lina scrive:

      @salvatore
      sono pienamente d’accordo su tutto quello che dici. Gli individui come Sayeret hanno una pietra al posto del cuore e paglia al posto del cervello. Temo sia impossibile farci un ragionamento civile. Vanno a testa alta perchè non hanno coscienza della loro nullità. Una bella rsponsabilità ce l’ha la chiesa cattolica che si accontenta di fedeli bigotti e non fa crescere le coscienze. Il vangelo?!? cos’è?!?

      • salvatore scrive:

        Concordo con te LINA, te lo scrivo in maiuscolo perche ritengo grandi le donne che hanno eqilibrio nei ragionamenti, purtroppo la chiesa ha combinato quel macello attraverso le crociate nel medio oriente, con i conquistadores nel sud america, hanno ucciso indios, derubati e sempre sotto il nome di DIO sono rientrati dai loro saggi re.
        Mi spiace che questa gente e ridotta cosi e c’e’ chi senza un briciolo di pieta’ li affossa e li uccide per la seconda volta.
        Fortuna che prima o poi ci estingueremo anche noi, siamo la specie animale meno degno di vivere su questo pianeta.

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