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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 21 novembre 2008 alle 09:14 dallo stesso autore - torna alla home

Tutto si potrà dire alla fine (ormai prossima) della vicenda Alitalia, ma non che gli italiani non si siano comportati da veri signori, e persino il grande Totò sarebbe d’accordo. Ieri notte è stato infatti firmatovauro201108 Alitalia, litaliano è un vero signorel’accordo tra il commissario straordinario Augusto Fantozzi e la Cai: “Il contratto di compravendita fra Cai e Alitalia è stato firmato ma per il passaggio di consegne degli asset di volo si dovrà attendere il primo dicembre. Allora la cordata di imprenditori pagherà al commissario straordinario, Augusto Fantozzi, i primi 100 milioni dei 427 in contanti sul totale di 1,052 miliardi di euro. Il restante cash di 327 milioni sarà saldato in 6 mesi per Alitalia Servizi, Az Airport, Az Express e Volare, e sei e 24 mesi solo per Alitalia spa. Ciò che resta di Alitalia ha un valore stimato dall’advisor di Fantozzi in 500-700 milioni di euro e, appena chiusa l’operazione Cai, il commissario si occuperà di verificare se c’è ancora l’interesse manifestato da potenziali acquirenti con una sessantina di offerte. Mentre le azioni Alitalia potrebbero fare una brutta fine, è il timore di Fantozzi il quale – illustrando alla stampa l’offerta Cai – ha ricordato che sono sospese e non ci sono prospettive di riammissione“.

Ecco quindi che a conti fatti, possiamo dire che noi contribuenti ci abbiamo fatto una grandissima figura. Ricorda infatti il professor Ugo Arrigo che “A fine marzo scorso Air France aveva attribuito ad Alitalia un valore pari ai suoi debiti + 135 milioni di euro. Oggi il Ministro delle Attività produttive, recependo la valutazione di due advisor ‘indipendenti’ (Banca Leonardo e Rotschild), ha autorizzato a cedere Alitalia a un prezzo pari ai suoi debiti – 1248 milioni di euro. In otto mesi il valore di Alitalia, o, per chi preferisce, la sua valutazione, si è ridotta di 1383 milioni di euro“. Ecco quindi che, in attesa del meraviglioso effetto per la concorrenza ed i consumatori della privatizzazione (scusate la parola) della compagnia di bandiera, possiamo renderci conto, grazie alla matematica, degli euro che sono volati via in questa simpatica vicenda. Inutile ricordare che a questo punto sono proprio i numeri a dare ragione a quei pericolosi estremisti venduti allo straniero che volevano la vendita ad Air France. Il conto finale, comprese la cassa integrazione, la triplicazione delle tasse e i contributi affini etc dovrebbe aggirarsi intorno ai 2,2 miliardi di euro. Senza contare che Fantozzi fa anche lo spiritoso: afferma infatti che per la chiusura della procedura sono ancora necessari “l’ottenimento, da parte della competente Autorità Antitrust, del relativo nulla osta; ovvero di un provvedimento che non prescriva impegni o misure diversi incompatibili con il piano industriale di C.A.I. spa. e con l’offerta e, da parte della Commissione europea, di provvedimenti con cui si attesti che eventuali aiuti di Stato e a beneficio del Gruppo Alitalia non comportino oneri a carico di CAI s.p.a. e che il Monitoring trustee non sollevi alcuna contestazione nei riguardi dell’operazione tale da comportare un significativo pregiudizio di C.A.I. spa“. Facendo finta quindi di dimenticare che  l’Antitrust ben poco potrà fare: “L’istruttoria partirà formalmente dopo la chiusura dell’accordo fra Cai e il il commissario Augusto Fantozzi sul prezzo per la «polpa» di Alitalia. Ma Antonio Catricalà non potrà comunque eccepire nulla per tre anni. Il decreto ad hoc varato quest’estate dal Governo applica l’articolo 25 della legge istitutiva dell’autorità: una norma che, in casi eccezionali, fa prevalere «l’interesse nazionale» sulla tutela della concorrenza. L’unica arma nelle mani del presidente dell’Antitrust resta quella di intervenire come garante della tutela dei consumatori per evitare l’aumento delle tariffe. Lo farà? Al momento anche questo scenario appare improbabile“. E sembra davvero difficile che Antonio Catricalà  - che è stato in predicato di lasciare la poltrona all’atto della formazione del nuovo governo per ricoprire l’incarico di delfino di Gianni Letta – decida con un atto di coraggio di mandare all’aria tutto. 

In attesa quindi della presentazione ufficiale del piano industriale – lì ci sarà da ridere… – Cai si porta a casa Alitalia con uno sconto del 60% rispetto a quanto pagato da Air France (che diventerà probabilmente partner ufficiale, e si prenderà comunque tutto alla fine dei cinque anni), il “capitano coraggioso” Colaninno già in azione ai bei tempi del governo D’Alema prende un’azienda con la metà dei dipendenti rispetto alla somma di quelli di via della Magliana ed Air One, e Corrado Passera è riuscito a salvare Carlo Toto (e i crediti che Intesa aveva con l’imprenditore abbruzzese), mentre gli azionisti hanno ormai carta straccia per le mani e gli obbligazionisti dei famigerati Mengozzi Bond si metteranno in fila ad attendere se rimarrà qualche euro dai creditori: il più è fatto. Il tutto, con l’applauso convinto del liberale Corriere della Sera e del suo liberale vicedirettore Dario Di Vico (forse pronto a prendere finalmente il posto di Paolo Mieli in primavera). Gli italiani pagano e pagheranno per i prossimi sette anni, ma non importa: chi ha avuto ormai ha avuto; chi ha dato, ormai ha dato. Non ci resta che scordarci del passato e pensare che domani è un altro giorno. Sempre e comunque, a carico nostro.

p.s.: non so se ve n’eravate accorti, ma ormai da qualche mese Giornalettismo è una testata registrata al ROC (Registro Operatori della Comunicazione) in data 05/08/2008 numero 17507; iscrizione al Tribunale di Milano, pratica numero 657 del 29/10/2008. Insomma, da qualche tempo anche noi siamo pronti per il magico mondo della diffamazione a mezzo stampa, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516. E son soddisfazioni!

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