Le bombe finte, quelle vere e chi le spara grosse

23/06/2008 - Quello che leggete qui sotto è lo scambio di email tra Giornalettismo ed Honest Reporting Italia, un’associazione che dice di avere 155mila membri nel mondo e che si propone di assicurare che le notizie riguardanti Israele siano presentate in modo

     
 

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Quello che leggete qui sotto è lo scambio di email tra Giornalettismo ed Honest Reporting Italia, un’associazione che dice di avere 155mila membri nel mondo e che si propone di assicurare che le notizie riguardanti Israele siano presentate in modo corretto nei media. “Noi esaminiamo i media; quando troviamo esempi di evidente parzialità informiamo i nostri iscritti sugli articoli scorretti, chiedendo di protestare direttamente presso le testate interessate”, e nel caso è stato preso di mira questo articolo di Alessandro Bernardini. Di seguito il carteggio – depurato soltanto di alcune parti, su richiesta dell’autore, avuto con il responsabile dell’associazione. Intanto, chi legge questo sito internet sappia che il mail bombing richiesto nella prima email ha avuto come risultato l’invio di un’unica missiva all’indirizzo del sito, peraltro molto cortese e urbana.

“Comunicato Honest Reporting Italia 12 giugno 2008

Giornalettismo: peggio le bombe finte che le bombe vere

Giornalettismo è un sito che raccoglie contributi da numerosi giornalisti o aspiranti tali. A volte rende un buon servizio all’informazione, a volte no. Questa volta è una delle volte no. Non ci soffermeremo a commentare ogni singola affermazione dell’articolo: seguendo il link troverete l’articolo originale, corredato di foto, e i numerosi commenti dei lettori, alcuni dei quali contengono interessanti osservazioni tecniche che potranno aiutare i nostri lettori a formulare le lettere da inviare al sito. Come accompagnamento di questo comunicato ci limiteremo pertanto a sottolineare che l’autore dedica tutta la sua appassionata attenzione alle “bombe soniche” che tormentano i palestinesi di Gaza, senza spendere una sola parola per i razzi veri che seminano morte e distruzione in Israele: tutto ciò che i palestinesi in generale e gli abitanti di Gaza in particolare devono subire, a quanto pare, è dovuto unicamente alla gratuita perfidia di Israele”.

Mia risposta:

“Ciao,

sono il “direttore (ir)responsabile” del sito oggetto di una vostra email, che ho trovato pubblicata in alcuni blog. Sono felice del fatto che ci riconosciate il fatto che “a volte rendiamo un buon contributo all’informazione”, e dell’equilibrio che dimostrate nel criticarci. Credo che voi sappiate che abbiamo ospitato sul giornale contributi di autori “filo-israeliani” (tutti gli articoli di chi si firma con lo pseudonimo di A. V., ad esempio, che credo tu abbia letto), anche se questa etichetta non mi piace perché io personalmente, nello scegliere cosa pubblicare, non mi domando come la pensi chi ha inviato il contributo, ma soltanto se l’articolo è valido o meno.

Pubblicheremo nella rubrica apposita tutte le mail che dovessero arrivarci sulla questione, e vi invito sin da ora, se ne avete voglia, a scriverci anche voi – invece di lasciar fare agli altri – sulla questione: pubblicheremo l’articolo nella stessa sezione e con la stessa rilevanza data allo scritto di Bernardini. C’è da dire però che finora, nei commenti che voi stessi citate, si è sì discusso molto, ma principalmente di altro: della “bufala” del fosforo di Ranucci e Rainews24, delle armi di distruzione di massa di Saddam, e di un sacco di altre cose che non c’entravano con il pezzo. C’è chi – Wellington – nei commenti ha detto che la storia raccontata gli sembrava “improbabile”, e la stessa cosa hanno detto altri. Improbabile, però, fino a prova contraria, non vuol dire impossibile. E infatti mi sembra che alcuni ci riconoscano la buona fede, e abbiano anche detto che la storia è “verosimile” (il che, ne sono cosciente, non significa per forza vera). Il che, di questi tempi, non è poco. Chi invece ha gridato alla “bufala” non ha portato finora prove della stessa (linkando una fonte che criticava un’organizzazione la quale, però, non era stata utilizzata), anche se io ho scritto fin da subito nei commenti che avrei rettificato qualunque espressione inesatta. E c’è anche chi, con maleducazione e infantilismo degno davvero di miglior causa, ha accusato l’autore di “essere pagato dai terroristi”, offendendone la professionalità e la dignità.

C’è una cosa, però, che mi sento di dover contestare. Questa affermazione: “tutto ciò che i palestinesi in generale e gli abitanti di Gaza in particolare devono subire, a quanto pare, è dovuto unicamente alla gratuita perfidia di Israele”. Nessuno di noi pensa un’assurdità del genere. E nessuno di noi si sognerebbe di dire cose simili nemmeno da ubriaco. Così come tutti noi siamo perfettamente coscienti dell’antisemitismo che regna nel Medio Oriente (e lo combattiamo, nel nostro piccolo). Io stesso, se dovessi scegliere con chi stare nella questione, ho perfettamente chiara la differenza tra le monarchie assolute e una nazione che sceglie democraticamente i propri capi. Vi confermo che rimaniamo disponibili ad ogni sorta di rettifica, e a parlarne dal vivo, di persona o con qualunque mezzo vogliate. Vi lascio i miei recapiti, nel caso voleste utilizzarli per un confronto, che non ho motivo di pensare non possa essere sereno, pacato e basato sul topic della discussione aperta.”

Replica di HR-Italia:

“Salve. Grazie innanzitutto per questo messaggio: non capita spesso che chi viene criticato ritenga opportuno “sporcarsi” a rispondere. Ho visto, sì, che la stragrande maggioranza dei commenti ha riguardato la verità/falsità, liceità/illiceità di quanto accaduto a Falluja, come se il decidere in un senso o nell’altro potesse aggiungere o togliere qualcosa al merito – o demerito – dell’articolo, e la cosa mi ha dato parecchio fastidio, come mi dà fastidio tutto ciò che è fuori tema e fa perdere inutilmente tempo. E veniamo all’articolo. Preciso che non sono una frequentatrice, se non piuttosto sporadica, di “Giornalettismo”, quel pezzo l’ho trattato perché mi è stato segnalato, e mi è sembrato che meritasse veramente un comunicato da parte di Honest Reporting. La cosa che più salta agli occhi è l’unilateralità: non una parola sul terrorismo che devasta Israele – iniziato molto prima dell’occupazione, non dimentichiamolo; non una parola sulla tragedia di una città quotidianamente bersagliata da anni dai qassam; non una parola sulle condizioni in cui vive quella gente: abbi pazienza, ma questa non è informazione, non è giornalismo. Che i palestinesi vengano colpiti senza motivo può benissimo non essere il pensiero di nessuno di voi, ma è esattamente ciò che appare dall’articolo.

Quanto alle fonti, l’UNRWA è, notoriamente, una struttura creata unicamente per far sì che i profughi palestinesi rimangano tali in saecula saeculorum, gestendo decine di miliardi di dollari, e condotta per lo più da palestinesi fortemente legati ai gruppi terroristici: fonte attendibile? Gli ospedali di Gaza hanno ripetutamente dato notizie dettagliate su pazienti mai passati da quelle parti (cito un solo esempio che mi viene in mente al momento: un giornalista inglese ucciso qualche anno fa mentre documentava la demolizione di una casa a Gaza da parte dell’esercito israeliano. Secondo la notizia diramata dalle fonti ospedaliere palestinesi, il giornalista è stato ucciso dagli israeliani per impedirgli di documentare, è stato ricoverato in ospedale a Gaza, i medici palestinesi hanno tentato di operarlo ma è morto per la gravità della ferita. IN REALTÀ, poiché stava, per l’appunto, fotografando quello che stavano facendo gli israeliani, rivolgeva loro la faccia, MA è stato colpito dietro il collo (documentato dall’autopsia), soccorso da un’auto dell’esercito israeliano e portato in un ospedale israeliano. Per un ospedale di Gaza non ci è mai passato).

Di questo genere di disinformazione mi sto occupando da molti anni; da qualche mese collaboro anche con un giornalista che si occupa specificamente di smontare le bufale, soprattutto fotografiche – nel caso la cosa ti potesse interessare ti posso mettere in contatto con lui, che su questo genere di cose è molto più documentato di me. In ogni caso, per quanto riguarda Gaza, è documentato che non c’è mai stato il black-out, è documentato che Israele non ha mai cessato di far arrivare viveri e medicinali, è documentato che quando hanno sfondato il muro verso l’Egitto – e sarà un po’ dura darci a bere che un muro del genere sia stato sfondato in un paio d’ore e senza il benestare delle autorità egiziane – hanno portato dentro, oltre ad armi e terroristi, moto da corsa, HI-FI e beni di lusso di ogni sorta. D’altra parte la scuola di propaganda fondata da Ramonda Tawill, suocera di Arafat, costa oltre un milione di dollari all’anno: ci mancherebbe che non fossero capaci di dare a bere quello che vogliono! Mi fermo qui, ma se vorrai proseguire il discorso, sono sempre disponibile. Grazie.
Un cordiale saluto”

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2 Commenti

  1. Una scrive:

    Mio Dio, che rottura di scatole.
    Certo, se facessero così anche i russi ogni volta che si parla della Russia (dicendo peste e corna, di regola), i cinesi quando si parla della Cina, i brasiliani quando si parla del Brasile, gli Svizzeri quando si parla di Svizzera, i giornali sarebbero elenchi illegibili riportanti infiniti carteggi in cui si discute a oltranza del sesso degli angeli.

    I Paesi “democratici”, in teoria, dovrebbero saper rispettare la libertà di stampa e di opinione. Ed anche, essere superiori ad eventuali inesattezze. Altrimenti ci vogliono intere ambasciate apposta.

    Uff.

  2. Alessandro scrive:

    Concordo!

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