A Mirafiori vince il Sì

15/01/2011 - Dopo un lunghissimo spoglio passa la linea Marchionne, bocciata però dagli operai dello stabilimento A Mirafiori ha vinto il sì. Dopo una lunghissima giornata, contraddistinta dall’enorme tensione che ha accompagnato tutto lo svolgimento di questa consultazione, le schede scrutinate fino

     
 

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Dopo un lunghissimo spoglio passa la linea Marchionne, bocciata però dagli operai dello stabilimento

A Mirafiori ha vinto il sì. Dopo una lunghissima giornata, contraddistinta dall’enorme tensione che ha accompagnato tutto lo svolgimento di questa consultazione, le schede scrutinate fino a notte inoltrata hanno dato il verdetto atteso alla vigilia. I favorevoli all’accordo firmato da  Fiat e da Cisl e Uil  hanno leggermente prevalso tra i lavoratori, che hanno votato alla consultazione con una partecipazione molto alta, il 95%. Sergio Marchionne ottiene così un’altra vittoria dopo il referendum di Pomigliano. A  Torino il successo è stato però molto più risicato del previsto.

IL SI’ VINCE GRAZIE AGLI IMPIEGATI – I No hanno prevalso tra gli operai, un risultato che sicuramente lascerà un impatto profondo nella narrativa post referendum. Secondo un’analisi di Termometro Politico i 449 impiegati dello stabilimento sono risultati decisivi e hanno ribaltato un risultato che, seppur di poco, avrebbe premiato il “no”. Un altro aspetto interessante dell’analisi di Termometro Politico riguarda le motivazioni al voto. Il 70% di coloro che hanno votato “sì” lo hanno fatto perché “necessario per salvare il posto di lavoro”. Al contrario, l’81% di chi ha votato “no” l’ha fatto perché considera “un ricatto” quello di Marchionne.

CLIMA PESANTE – I risultati sono arrivati nella nottata, dopo un lunghissimo, infinito spoglio. Le urne si sono aperte dopo le 19 e 30 e la vittoria del sì era apparsa subito molto più incerta rispetto alle previsioni della vigilia. La consultazione è avvenuta in un clima molto teso, dove era fortissima la paura di molti operai di perdere il proprio posto di lavoro. Un eventuale vittoria del No avrebbe aperto scenari molto inquietanti sul versante dell’occupazione, e questo è stato probabilmente l’elemento decisivo nel determinare la contesa, insieme al tradizionale appoggio dei colletti bianchi alla dirigenza Fiat. In piccolo, la marcia dei 40 mila del 1980 ha trovato una replica.

VINCITORI E SCONFITTI – Sergio Marchionne ha vinto così la sua battaglia più difficile, anche se le dichiarazioni degli ultimi giorni avevano sorpreso per durezza e polemica, quasi facendo pensare che in fondo in fondo si sentisse più il Ceo di Chrysler che l’Ad di Fiat. La Fiom  subisce una sconfitta, anche se potrà affermare di rappresentare un disagio operaio ben superiore ai suoi iscritti e simpatizzanti. A livello di aspettative i metalmeccanici della Cgil ottengono però un risultato positivo, che li aiuterà nel confronto con la la Cgil. Cisl e Uil tirano un sospiro di sollievo per aver ancora una volta accettato un contratto poi vittorioso tra i lavoratori, dopo la spaccatura creatasi con il più importante sindacato della categoria. Il boom imprevisto del No però getta un’altra luce sul loro successo. Il governo può dichiararsi soddisfatto dell’esito, mentre è stata una lunga notte per  il Pd torinese i cui vertici si erano schierati per il sì. Le primarie per il successore di Chiamparino, il più inflessibile sostenitore di Marchionne tra i democratici, vedranno ora il secondo tempo di una battaglia che ha comunque lacerato il partito di Bersani. Il leader del Pd si era posto in una posizione di mediazione, mentre la sua maggioranza aveva fatto intuire di preferire il sì, e alcuni avevano coniato anche l’espressione “ sostegno con grande sofferenza” per rimarcare la difficile scelta.

NUOVA FASE – Il presidente della Puglia è stato sicuramente l’uomo politico che maggiormente ha appoggiato la Fiom, trascinando l’intera sinistra radicale dietro il sindacato dei metalmeccanici. Vendola ha ottenuto sicuramente un vantaggio in termini di posizionamento politico per il suo partito, visto che potrà proseguire nell’erosione del consenso di sinistra in uscita dal Pd. La sua scelta però pone qualche problema in vista delle eventuali primarie per il leader dell’alleanza progressista antiberlusconiana, anche se la vittoria tra gli operai del No sarà sicuramente utilizzata dal presidente della Puglia nel prossimo futuro. Pomigliano e Mirafiori sono state solo due tappe di un lungo viaggio che ridefinirà i confini delle relazioni industriali e degli insediamenti politici del Paese

     
 

5 Commenti

  1. Enrico C. scrive:

    E’ andata in scena una “guerra tra poveri”, con gli operai che rifiutano il ricatto-contratto (anche a costo di perdere il lavoro) e gli impiegati che lo accettano in modo bulgaro.
    Di certo salta agli occhi chi tra i due ha mostrato coraggio e chi invece si è messo prono davanti ai potenti pensando solo ai fatti suoi….

  2. Simone Q scrive:

    Io penso che se la globalizzazione deve essere e caso strano solo per noi italiani,mangiare nello stesso piatto della cina o della polonia per competere di più nel mercato allora siamo messi male.
    Quanto costa una macchina in brasile?
    Quanto costa una macchina in polonia?
    Perchè i tedeschi guardano più all’europa?
    Perchè prendono 1800/2000 euro al mese?
    Io ho vissuto in prima persona cosa vuol dire essere operaio fino al 2010 in aziende medio piccole e grandi, sarò anche sepecializzato, ma quello che vedo e solo malafede aziendale nei confronti di chi subisce questa situazione,cioè gli operai,chissa perchè sono sempre gli operai a non avere voglia di lavorare,a non fare straordinario, perchè marchionne non ha dimostrato di cedere alla fiat parte dei suoi ricavati da manager e dimostrare che anche lui si sacrifica per la competitività.
    Invece no, come al solito se a subire sono gli operai e giustificato quello che si fà per il benessere dell’azienda,se lo fà un alto dirigente allora è ipocrita o diventerebbe una proposta politica.
    Sono orgoglioso di essere operaio e cari operai FIAT io sono con voi anche con quelli che si sentono limitati nella loro individualità.
    Voglio solo citare alcune affermazzioni dal film V For Vendetta del 2005:
    “Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi…. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso…Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.”

    • baolros scrive:

      Oggi sul Fatto Quotidiano: “Imprenditori Veneti pensano alla “cura” Marchionne per le loro aziende”. Questo è l’inizio della fine. Ma è una grande opportunità, non dimentichiamolo. Fino a quando un operaraio sarà disposto ad essere umiliato in questo modo? Bisogna ditruggere per ricostruire e i marchionni del mondo ci stanno riuscendo benissimo.

  3. Batuff scrive:

    Ora soo cazzi per i nostri figli.

  4. primo capo scrive:

    ….
    c’è una cosa che non riesco a capire.
    Marchionne ha detto che se vinceva il no, andava a aprire nuove fabbriche negli stati uniti e in canada.
    http://www.centronline.it/cronaca/85-cronaca/9611-marchionneqreferendum-in-canada-se-vince-il-noq.html
    per caso, gli operai canadesi o americani lavorano incatenati alle catene di montaggio?
    così tanto per sapere…

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