di Stefano Morel (dinophis)
postato alle 21:42 del 3 Luglio 2008 in InterniTorna alla home

Sembra una storia uscita dal giornale disneyano ma è la triste realtà: l’orco barbuto esiste davvero, ed ecco come e perchè ha riempito di cantieri la città.

Fossimo sulle pagine di Topolino, ne verrebbe fuori un fumetto fantastico, provate ad immaginare. C’è il sindaco di Venezia, il Prof. Massimo Cacciapaperi, un oco barbuto con tanto di corona in testa, e ci sono quegli stupidotti dei suoi cittadini, che lui affettuosamente non perde l’occasione per definire idioti.

UN TRAM PER I PAPERI - Ma facciamo un passo indietro. Alla suo terzo mandato, nel 2005, il nostro Cacciapaperi lamentava che le casse del Comune sono vuote, sognando l’arrivo del grande capitale, magari – perché no? – quello di Gilberto Benetton. Ed è così che comincia l’epopea, una di quelle disneyane, che vede il primo cantiere aprirsi a Mestre ad aprile 2006, perché l’amministrazione comunale ha deciso di seminare il tram. Questo perché, dichiara Cacciapaperi (recentemente diventato anche architetto honoris causa) “Il tram è un’opera fondamentale per il futuro della città, non solo dal punto di vista viabilistico, ma anche per il suo riassetto urbano e la sua qualità di vita”. All’inizio l’idea faceva anche simpatia, ma a più di due anni di distanza, con cantieri aperti ovunque, eternamente, e lavori sempre in ritardo, il punto di vista viabilistico e la qualità di vita vanno a farsi benedire, bestemmiando per circonvallazioni e tangenziali, già notoriamente intasate. I paperi cittadini, quindi cominciano nel loro cantilenante dialetto a farsi domande su chi abbia realmente voluto un’opera così faraonica, e se tutti quei soldi – 163,6 milioni di Euro preventivati – non fosse stato meglio destinarli ad altro. Ad esempio c’era il rifacimento della rete fognaria, a cui quei fondi erano destinati, ma il nostro Cacciapaperi, si sa, ama quell’ecologismo d’immagine che va sui giornali di tutto il mondo, non sono affar suo le fogne. Fatto sta che, dopo aver punito la vanità pressappochista dell’Heineken Jammin Festival col provvidenziale tornado, sua maestà la natura il 26 settembre 2007 scatena un nubifragio sulla terraferma veneziana, col risultato di un’alluvione memorabile e 40 milioni di danni. Inutile aggiungere che la causa del disastro è da imputare alle fognature.

UN CENTRO CONGRESSI PER I PAPERI - Passa poco tempo e prende il via il secondo cantiere storico, questa volta in centro storico, quindi ora immaginatevi i paperi in gondola con la maglietta a righe, o che si scambiano frasi da un vaporetto alla riva. Iniziano i lavori, ritardati di soli dieci anni, per la costruzione del quarto ponte sul Canal Grande, noto come il ponte di Calatrava. Quello che si chiedono i paperi dalvenezia venice cacciari canal grande vaporetto alla riva è: a chi serve un ponte che finisce ai palazzi “Grandi Stazioni”, subito prima della stazione, quando per i passeggeri un ponte già c’è, davanti alla stazione? All’inizio il mio romanticismo mi diceva che quello stonatissimo serpente d’acciaio potesse esser stato ideato per agevolare i disabili, già tanto penalizzati a Venezia. Macchè, i disabili se li erano proprio scordati, il ponte non prevede la possibilità del passaggio di una carrozzella. Alla richiesta da parte dei comitati e delle associazioni, il prestigioso architetto si è rifiutato di modificare il suo capolavoro, tanto che son dovuti intervenire non so se Pico de Paperis o Archimede, per studiare un’ovovia che in futuro sarà realizzata di fianco al ponte, per i disabili. Allora, a cosa serve quel ponte da 2, anzi 7, anzi 14 milioni di Euro? E’ presto detto, o almeno è la spiegazione che qui i paperi si son fatti. Il ponte va direttamente agli edifici delle Grandi Stazioni, ora divenuti proprietà di Gilberto Rokerduck Benetton, quello che Cacciapaperi desiderava attirare a Venezia. Bene, con un ponte in regalo c’è riuscito, ed ora lì sorgerà un Centro Congressi di cui sentivamo bisogno, paperi e disabili tutti.

PAPERISSIME DEL COMUNE- Ultimo episodio dell’epopea, giunto agli onori delle cronache, è la realizzazione del Campo Sinti di Via Vallenari, dove a sentire i TG o leggere i quotidiani, pare ci sia un manipolo di militanti invasati. C’è invece la signora Tosi, e altri come lei, che abitano nei dintorni, e che conoscono il quartiere, lo stesso dove c’è l’attuale campo. Ci sono quelli che, come me, abitano in quel quartiere, e lo conoscono. Il primo ricordo che ho di quel quartiere è una sera di tredici anni fa, tornavo dal cantiere della mia futura casa (con una scala interna che il Comune mi ha imposto di progettare per l’eventuale fruibilità da parte di un disabile), e son passato in auto per la strada adiacente all’attuale Campo Sinti. Senza neanche rendermi conto mi son trovato circondato da un gruppo di questi miei concittadini, una decina, ho soltanto avuto la prontezza di non fermarmi. Trovo inutili le chiacchiere di Cacciapaperi, quindi, quando si giustifica col fatto che il progetto del nuovo campo è del 1997, come non fosse “colpa” sua. Nel 1997 c’era lui, sindaco. Trovo altrettanto inutile il suo affermare che son famiglie radicate nel territorio da decenni, perché è una verità molto parziale, lo dimostra un rapporto del COSES che censisce la presenza di più di 300 clandestini, oltre ai 150 sinti. Trovo debole il suo voler ribadire che questi miei concittadini sono persone che lavorano regolarmente, impiegati dallo stesso Comune nella raccolta del ferro. Perché ad ogni richiesta al Comune stesso di dimostrare che esistono dei patentini, o dei regolari rapporti di lavoro, non c’è mai stata risposta. Esiste invece una tragica sfilza di cronache che qui tutti conosciamo, dai furti, alle aggressioni alle violenze più inutili, ad ogni tipo di criminalità. Aggiungo solo che in questi ultimi giorni la Digos è intervenuta per dei fori di proiettile nei cartelli stradali nei pressi del comitato. A meno che non ci riservi altre sorprese, credo che questa ennesima spesa (3 milioni di Euro) assurda e irrispettosa nei confronti degli idioti concittadini, sia il canto del cigno del nostro Prof. Arch. Massimo Cacciari, Uomo della Pace, come Sindaco di Venezia. Qui nessuno lo può più nemmeno sentir nominare, un pavone in un paese di paperi.

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