Bruxelles approva la Direttiva rimpatri dopo lungo travaglio. Mentre le ONG sollevano in alto gli scudi, il mondo cattolico plaude alla posizione comune europea, ma biasima l’assetto punitivo dell’intervento. E dietro i Centri di Permanenza Temporanea spuntano le galere…
Proprio mentre continua il fuoco incrociato sulla bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona, l’Europa ha battuto un colpo. Lo ha fatto con l’approvazione della discussa Direttiva Rimpatri dando un segnale significativo a chi la spaccia come morta e sepolta, su un tema caldo discusso da anni: 369 si, 197 no e 106 astenuti, senza modifiche al testo di compromesso.
UN ITER LUNGO E TRAVAGLIATO - Lanciata dalla Commissione Europea nel 2005, la direttiva pone regole comuni per il rimpatrio dei clandestini, ma mira nel contempo, come dichiarato dalla Commissione, a salvaguardare il rispetto dei diritti umani. Sarà, ma il 16 giugno scorso Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International ne chiedeva al Parlamento Europeo la bocciatura. Ed oggi il Coordinamento
delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiane ha apostrofato il testo come “troppo punitivo“, congratulandosi tuttavia per l’adozione di una posizione comune in un settore molto a cuore ai cattolici.
PRIMI DETTAGLI - La norma regola il rimpatrio e l’espulsione degli immigrati extracomunitari irregolari nel territorio di uno Stato Membro, tenendo presente, da una parte, “le disposizioni più favorevoli tra la Comunità, i suoi Paesi e gli Stati terzi in base a precedenti accordi bilaterali o multilaterali“. E stabilendo, dall’altra, di espellere gli ospiti indesiderati, a seguito di un possibile periodo di detenzione (fino a 18 mesi) nei Centri di Permanenza Temporanea o, ove questa possibilità non vi fosse, in galera. Ma in una sezione ad hoc. Previsto anche il divieto di reingresso per i successivi 5 anni all’espulsione. Con bambini a seguito.
LA REAZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL - Il testo di legge obbliga gli Stati membri a uno sforzo di comprensione dei diritti dell’immigrato e dell’informazione della corretta procedura di domanda di ingresso e soggiorno entro l’UE, ma, “tutto dipende da come questa direttiva verrà recepita dagli Stati Membri” ha chiarito Kris Tolle, della Rappresentanza presso l’UE di Amnesty International. Bollando anche come “eccessivo” il tetto dei 18 mesi di reclusione. E aggiungendo che “sia l’Italia, sia la Spagna, dove era previsto un tempo di permanenza massima nei CPT di 40 giorni, hanno già modificato le rispettive leggi in materia di immigrazione in una direzione piuttosto reazionaria“.
LA QUESTIONE MINORI - Poi ci sono i minori, che alcune fonti interne al Parlamento definiscono “non sufficientemente protetti“. Qualcuno parla di “violazione della Dichiarazione dei diritti dell’Infanzia“, per quanto, comunque, sia contemplato un trattamento del minore in armonia con la legislazione internazionale che ne sancisce il “diritto al di sopra di ogni cosa” e l
’importanza dell’unità del nucleo familiare. In effetti l’articolo 5 della Direttiva tende a porre delle garanzie nel recepimento del testo e menziona proprio il primario interesse del bambino, il diritto all’assistenza sanitaria e il principio di non respingimento. “Senza la previsione di alcun meccanismo di verifica adeguato”, ha sottolineato la Rete Euromediterranea dei Diritti dell’Uomo. E Kris Pollet, di Amnesty, rincara: “Le garanzie della tutela dei minori sono piuttosto deboli e vi sono casi in cui gli Stati Membri possono derogare. Ci sono due grandi nodi, quello della detenzione dei minori non accompagnati e quello delle strutture cui affidarli”. Prevista la presenza di organizzazioni umanitarie ma bisognera’ vedere dove e come.
IL COMMENTO DI ACLI - Il presidente di ACLI, Andrea Olivero, ha fatto notare che “sarebbe stato meglio essere più incisivi sul rimpatrio volontario, affermando la bontà di una politica di coordinamento con i Paesi Terzi. Anche se dovrà essere effettuata un’analisi puntuale del dossier della direttiva, il provvedimento non risolve il problema concreto, culturale e sociale che ne sta alla base. Non agisce, ad esempio, sulla procedura e sui tempi di identificazione di un clandestino, che sarebbe potuta essere la chiave di volta per dimezzare i tempi di permanenza nei CPT, diminuendo la pressione sulle strutture di accoglienza. Di solito se l’identificazione non avviene nei primi mesi, non sarà un maggior tempo di soggiorno nei CPT a garantirla. Allo stesso modo non è assicurata un’informazione sulla corretta procedura di rimpatrio dei clandestini che spesso non sanno come muoversi”.
LE TUTELE PREVISTE - Ora saranno gli Stati membri che dovranno scegliere i mezzi e i modi più adeguati per raggiungere gli obiettivi fissati. E se, da una parte, qualche eurodeputato si lamenta del divieto di reingresso di 5 anni per i clandestini allontanati “anche nel caso di richiedenti asilo”, il legislatore ha però voluto fissare obblighi di una corretta informazione e di un adeguato trattamento verso gli irregolari presenti nel territorio dei 27. Con tutte le cautele del caso: la
previsione di un periodo per il rimpatrio volontario, l’assistenza legale gratuita, l’uso misurato delle misure di coercizione, la presenza di minacce alla salute mentale e fisica degli extracomunitari. La Commissione ha anche previsto che, qualora insorgessero problemi nella gestione dei flussi di clandestini legata al sovraffollamento dei CPT potranno esserci delle deroghe sui tempi di controllo giudiziario dei detenuti. E questo la dice lunga sulla delicatezza della questione e sul clima di mobilitazione generale attorno al tema. L’Unione Europea ha urgenza di armonizzare il settore anche in vista di un ruolo più attivo degli immigrati nel mercato del lavoro, ma deve cercare di farlo “senza dare l’impressione di una fortezza che si chiude”, come ha evidenziato Olivero. La paura mal velata è quella di avviare una caccia alle streghe, funzionale a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle garanzie di quelli che Alberto Alessandri e Elena Garavaglia definiscono provvedimenti di “rassicurazione sociale”. E’ tempo di vacche magre e l’Europa è ancora viva. Bisogna vedere come.

























Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Bruxelles approva la Direttiva rimpatri dopo lungo travaglio. Mentre le ONG sollevano in alto gli scudi, il mondo cattolico plaude alla posizione comune europea, ma biasima l’assetto punitivo dell’intervento. E dietro i CPT……
Immigrato va’ con il tuo Dio: oltre alla Ue, anche i cattolici te lo chiedono…
Bruxelles approva la Direttiva rimpatri dopo lungo travaglio. Mentre le ONG sollevano in alto gli scudi, il mondo cattolico plaude alla posizione comune europea, ma biasima l’assetto punitivo dell’intervento. E dietro i CPT……
Immigrato va’ con il tuo Dio: oltre alla Ue, anche i cattolici te lo chiedono…
Bruxelles approva la Direttiva rimpatri dopo lungo travaglio. Mentre le ONG sollevano in alto gli scudi, il mondo cattolico plaude alla posizione comune europea, ma biasima l’assetto punitivo dell’intervento. E dietro i CPT……