postato alle 15:49 del 20 novembre 2008 in InterniTorna alla home

Roma città chiusa. Insicurezza e paura la fanno da padrone in una capitale che si sta fermando per non rischiare, anche se non sa bene cosa

C’è una recente indagine del Censis che racconta di Roma, di come sia cambiata e di come siano cambiati i romani negli ultimi anni. Non esistono più i personaggi alla Poveri ma belli, ma solo persone più ciniche. Non che i romani non lo fossero già di natura, ma a quel cinismo sbarazzino si è aggiunto un egoismo che questa città non conosceva.

PAURA E PANICO - E’ Roma la città più impaurita del mondo: su dieci metropoli gli abitanti della capitale sono quelli che manifestano il più alto tasso di inquietudine esistenziale. “Una paura figlia dei grandi eventi, dei mutamenti portati dalla globalizzazione, della crisi economica, delle violenze e di un crollo di fiducia nel progresso tecnologico, non più visto come portatore di benessere e tutela per tutti”, almeno secondo il Censis. Ecco i dati, che rendono la fotografia ancora più nitida: “Quale sentimento descrive il suo rapporto con la vita?“, a questa domanda il 46 per cento dei romani ha risposto l’incertezza, mentre il 12 per cento la paura. Il 58 per cento degli intervistati vive in una condizione di malessere, stato d’animo che non si riscontra in queste proporzioni nelle altre grandi città.

E I GIOVANI… - Il dato più preoccupante riguarda le differenze tra generazioni: sarebbero proprio i giovani, nell’età compresa tra i 18 e i 29 anni, ad essere più sfiduciati. E le paure riguardano per lo più il timore di non essere autosufficienti. Il sindaco Alemanno ha commentato così l’indagine del Censis: «Questa è la Roma che abbiamo ereditato dopo quattordici anni di centrosinistra. E’ la Roma di Veltroni, è la Roma che dei gravi problemi rispetto alla sicurezza. Noi l’abbiamo sempre detto, prima in campagna elettorale e adesso. Ci hanno risposto che volevamo fare uno Stato di polizia, che volevamo enfatizzare la paura dei cittadini invece l’inquietudine c’è». Ma non è solo questo, e lo scrivo da romano. Questa città odia come prima non aveva mai fatto. Odia il prossimo, ha paura del confronto. Odia se stessa e le sue mille sfaccettature. Roma non domina più le sue contraddizioni, vive di fasti che non hanno più motivo di esistere. Prendete il Colosseo e chiedete a qualsiasi romano cosa ne pensa. “Ah, quanto è bello”. Ma che cifacciamo? Niente. Lo distruggiamo giorno dopo giorno girandoci intorno con le auto. Fosse per me lo butterei giù. Tanto se deve stare in piedi solo per la Via Crucis a Pasqua o per il Telecomcerto

UNA NUOVA ROMA - E’ la notte romana a fare paura: locali chiusi, lampeggianti che rincorrono disadattati, pippati al volante che schivano posti di blocco, extracomunitari che ritrovano la strada di casa camminando nell’oscurità sul ciglio della strada, cornettari che abbassano le saracinesche, farmacie notturne che si contano sulle dita di una mano, risse in centro tra gruppi di 20enni. Il giorno non è che sia migliore: non si cammina più ovunque a qualsiasi ora, ma nessuno rinuncia alla propria automobile. Gli autobus sono pochi e non passano mai. Alle fermate, in mezzo alla carreggiata, la gente muore. Però si litiga per una precedenza o per un parcheggio in doppia fila. L’isteria guida le macchine e ci accompagna in ufficio. Non esiste più la Roma statale del secondo dopoguerra. I tempi di lavoro si sono dilatati, la corsa alla produttività ha reso il mercato del lavoro più insicuro. La concorrenza sfrenata e senza controllo ha provocato solo scarsa qualità dell’offerta. E i romani soffrono, sgomitano, odiano, si sentono sfruttati. Roma non è più una città aperta.

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