L’università lo mobbizza. E lui ora chiede le scuse pubbliche
09/01/2011 - Il Consiglio di Stato riconosce Ermanno Laureti Vignolo vittima di emarginazione e discriminazione e obbliga l’ateneo di Padova a risarcire i danni Ermanno Laureti Vignolo scrive una lettera al rettore dell’università di Padova, Giuseppe Zaccaria, chiedendo le sue scuse pubbliche
Il Consiglio di Stato riconosce Ermanno Laureti Vignolo vittima di emarginazione e discriminazione e obbliga l’ateneo di Padova a risarcire i danni
Ermanno Laureti Vignolo scrive una lettera al rettore dell’università di Padova, Giuseppe Zaccaria, chiedendo le sue scuse pubbliche “per gli atti criminosi messi in atto per trent’anni contro di me. Atti criminosi, vera e propria persecuzione accademica, dei quali Ella è a perfetta e documentata conoscenza. La invito, inoltre, a comunicare questa mia richiesta al Senato accademico e al consiglio di amministrazione”. Per conoscenza la lettera è inviata anche al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al ministro dell’Università Mariastella Gelmini. Che cosa è successo in questi trent’anni? Una sentenza del Consiglio di Stato dell’aprile 2010 riassume l’accaduto e, soprattutto, accusa l’università di mobbing e la obbliga a risarcire i danni.
LE PRIME TENSIONI – Le tensioni tra Laureti Vignolo, ginecologo e docente universitario, e l’universo accademico cominciano nel 1978. Assistente incaricato dal 1971 presso la Clinica ostetrica e ginecologica di Padova per un anno e mezzo, fino al 1977 è assistente di ruolo. Diventa poi assistente di ruolo presso la cattedra di ostetricia e ginecologia e da allora non può più svolgere l’attività assistenziale. L’anno seguente, in una nota, Laureti Vignola informa il rettore della situazione sottolineando l’indissolubilità dell’attività didattica, scientifica e assistenziale e l’anomalia dell’Istituto padovano, anomalia che pesava anche sui suoi interessi economici e di carriera. La richiesta cade nel vuoto.
FAIDE UNIVERSITARIE – Che fosse una strada senza ritorno lo si capisce 4 anni dopo. Nel 1982 infatti Laureti Vignolo “è stato querelato dal prof. O. [Antonino Onnis] in quanto il primo avrebbe riferito ai dott. M. e C., oltreché al dott. F., che lo stesso prof. O. gli avrebbe chiesto 40/60 milioni – mediante finanziamento a una sua rivista – per il superamento degli esami di idoneità a professore associato; il prof. O. avrebbe addotto anche due lettere dei dott. C. e M. a conferma; tale querela è stata ritirata nel 1985 senza spiegazioni e sebbene si fosse costituito parte civile nel relativo giudizio per conseguire il risarcimento dei danni asseritamente patiti”. Da allora i rapporti tra Laureti Vignolo e le gerarchie universitarie sono caratterizzati da accuse, ritorsioni, dispetti, denunce, omissioni. Sembra più il racconto della sopravvivenza in una palude popolata dalla criminalità organizzata che una vicenda nata e consumatasi in una università.
L’ACCUSA DI MOBBING – Laureti Vignolo resiste fino 2005, quando si dimette per gravi ragioni mediche. La sentenza del Consiglio di Stato è una lettura molto interessante non solo come resoconto di una vicenda incredibile, ma forse soprattutto come la descrizione di un’aria di famiglia che si può respirare varcando le soglie delle università italiane.












