di Luca Vinci
postato alle 10:34 del 25 giugno 2008 in EconomiaTorna alla home

Se ne è parlato tanto e alla fine eccola qua: la tassa che colpisce i petrolieri, che ruba ai ricchi per donare ai poveri, che si fa carico di ristabilire la giustizia sociale. O, più prosaicamente, che mira alla popolarità.

L’aveva promesso e a quanto pare lo farà. Nove minuti, tanto è bastato a Tremonti per convincere il resto del Consiglio dei Ministri della bontà delle sue proposte. Lotta alle banche alle assicurazioni e ai petrolieri, insomma, lotta a chi in questi anni “ha guadagnato sulle spalle dei poveri consumatori e clienti”. Ma il fine ultimo di questa manovra che vuole colpire i “ricchi” è aiutare i “poveri” è conservare la popolarità. Per questo è stata chiamata Robin Hood Tax, nome che a Tremonti piace molto tra l’altro. Gli piace perché negli anni del precedente Governo Berlusconi l’accusa che gli venne mossa fu proprio quella di non occuparsi delle classi più povere, di aver ridotto l’aliquota marginale dei redditi alti, senza far nulla per i redditi medio-bassi. Questo nuovo Tremonti pensiero, e azione se queste iniziative si concretizzeranno, vuole piacere a tutti. Tranne a banche, assicurazioni e petrolieri, ma forse non dispiace troppo neppure a loro, se pensano a cosa invece si sarebbe potuto fare di concreto per i loro settori.

I PETROLIERI - Già si fanno le stime di quanto inciderà la Tremonti Tax sui settori energetici e bancari. Per il settore petrolifero la più colpita sarà probabilmente l’Eni, gigante statale dell’energia. Aumenta la tassazione sulle rimanenze, aumento i diritti di esplorazione e produzione e per aumenta l’aliquota Ires che passa (anzi torna) al 33 per cento. Comunque non c’è da preoccuparsi, per l’Eni al massimo la somma totale corrisponderà al 5 per cento dell’utile stimato per il 2008. Anche perché estrazione e produzione avviene quasi totalmente all’estero. E infatti in percentuale il più colpito sarà proprio chi fa raffinazione in Italia, la Saras, che vedrà un contraccolpo sugli utili, così come altre società del settore. La situazione del mercato tuttavia permetterà a queste società di adattarsi presto alla nuova normativa, limitando il grosso dei contraccolpi al 2009.
Sul nuovo trattamento fiscale delle scorte occorre fare qualche precisazione, il sistema FiFo (contabilmente il primo prodotto che arriva nel magazzino è anche il primo ad uscire), visto l’aumento dei prezzi farà si che emerga una plusvalenza, che ovviamente verrà tassata generando un introito per le casse pubbliche. L’Eni dovrebbe risentirne limitatamente per due motivi. Il primo è che nonostante nell’ultimo bilancio abbia contabilizzato le scorte valutandole al prezzo medio ponderato, questa si avvicina molto a quella che sarebbe stata nel caso di valutazione FiFo. Ai fini fiscali ha invece utilizzato il LiFo, accantonando però la differenza di tassazione in un fondo , non avrà quindi grossi problemi. Secondo motivo (ma si tratta di un’indiscrezione), l’Eni per via del fatto che Scaroni considera gli attuali prezzi fuori norma (e si attende un ritorno alla normalità entro pochi anni) avrebbe venduto parte delle scorte. Fosse vero la Tremonti Tax, per quanto riguarda le scorte, un impatto minimo sull’Eni. Anche la situazione delle altre compagnie non è chiara, bisogna considerare che le compagnie che diversificano in altri settori energetici oltre a quello petrolifero o che hanno gran parte dell’attività all’estero risentiranno meno di questa manovra, occorrerà quindi del tempo per conoscere l’impatto che avrà la Tremonti Tax e soprattutto quanto il Fisco riuscirà a incamerare grazie ad essa.

LE BANCHE - Per le banche la misura del Governo inciderà: sugli interessi passivi, finora deducibili totalmente, mentre la Tremonti Tax ne porta la deducibilità al 95 per cento (circa); sul fondo rischi, la cui deducibilità passa dallo 0,4 per cento allo 0,3 per cento (circa). Aumenta quindi la tassazione media, di circa due punti percentuali. Paradossalmente le più colpite saranno le banche meno diffuse territorialmente e che operano maggiormente su attività tradizionali. Ma la Tremonti Tax non spaventa, in questo periodo il vero spauracchio del settore bancario è la crisi di liquidità.

LE ASSICURAZIONI - Per quanto riguarda le assicurazioni invece, saranno colpite soprattutto quelle più esposte nel ramo danni, perché la Tremonti Tax prevede la tassazione delle riserve danni, Alleanza assicurazioni e Mediolanum quindi possono stare tranquille. Sugli interessi passivi il contraccolpo sarà minimo, avendone in minore quantità rispetto alle banche. Si tratta comunque di settori che non possono lamentarsi, prima di tutto sono protetti da un mercato chiuso, mancano liberalizzazioni in questi settori, per quanto riguarda banche e assicurazioni ci sono inoltre problemi di trasparenza, alti costi per i clienti, difficoltà di attuare la portabilità dei mutui, ecc. Temi che continuano a non essere affrontati seriamente anche se evidenziati continuamente dall’Antitrust, anche in questi giorni. Sono quindi ben felici di pagare un po’ più tasse pur di mantenere la situazione ferma. In più la Tremonti Tax non colpisce assolutamente le speculazioni (come invece aveva lasciato intendere il Ministro), crea solo un clima di incertezza del mercato, e visti i problemi sia finanziari sia del greggio, non sembra poi una gran bella cosa.

E I POVERI? - Questo contributo dei petrolieri, banche e assicurazioni verrà utilizzato con uno scopo ben preciso. Prolungare la cosiddetta “luna di miele” tra il Governo e il Paese. Memori della precedente esperienza puntano anche ad aiutare “chi è in difficoltà”. Una politica paternalistica, che da una parte “punisce” le vacche grasse (così individuate dalla tradizione popolare), dall’altra “premia” le vacche magre. Fornisce ad esempio dei buoni spesa che sembrano belli a vedersi, ma pongono non pochi problemi. Chi infatti assicurerà contro la vendita al mercato nero di questi buoni? Perché se io ho un orto in casa e non mi serve altro devo avere un buono spesa per comprare alimenti di cui non ho bisogno? Sarebbe preferibile far decidere ai cittadini come spendere attraverso magari un aumento delle pensioni minime anziché in questo modo. Considerando comunque che si spera in una crescita dell’economia per poter magari prendere provvedimenti più concreti su questo campo - ed è questo il vero problema - occorrerà aspettare per vedere se la manovra (che da qui alla sua concretizzazione potrebbe anche cambiare sensibilmente) riuscirà a dare una mano alla crescita.

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