Il dittatore amico di Berlusconi bandito dall’Unione Europea
08/01/2011 - Verso la revoca del visto ad Aleksandr Lukashenko, reggente della Bielorussia. L’Ue: “Giornalisti e oppositori politici in carcere senza accuse né motivi”. Aleksandr Lukashenko, presidente più o meno a vita della Bielorussia, la Russia Bianca dei paesi ex-sovietici, sta per
Verso la revoca del visto ad Aleksandr Lukashenko, reggente della Bielorussia. L’Ue: “Giornalisti e oppositori politici in carcere senza accuse né motivi”.
Aleksandr Lukashenko, presidente più o meno a vita della Bielorussia, la Russia Bianca dei paesi ex-sovietici, sta per essere bandito dall’Unione Europea. Lo racconta la Repubblica, riportandolo in fotonotizia di prima pagina: l’amico di Berlusconi, ultimo dittatore d’Europa – parole del Dipartimento di Stato americano, sta arrivando ai ferri corti con le istituzioni di Bruxelles che, dopo un lungo periodo di tolleranza e basso profilo, si starebbero attrezzando per revocargli i visti e impedire a lui e al gruppo dirigente bielorusso di entrare nello spazio europeo.
FUORI DALL’UE – Le ragioni le raccontano sul quotidiano romano.
Dopo anni di silenzio connivente e di sotterranei accordi economici e finanziari, Bruxelles ha detto basta: saranno confermate e rafforzate le sanzioni contro la Bielorussia e soprattutto sarà ripristinato per Lukashenko e per una quarantina dei suoi gerarchi il divieto di ingresso nei paesi dell’Unione, misteriosamente sospeso due anni fa. Gli ultimi episodi non hanno infatti consentito altri tentennamenti. Dal 19 dicembre in questa piccola ex repubblica di frontiera dell’Unione Sovietica sono ancora in carcere almeno duecento tra candidati, militanti dell’opposizione e giornalisti, arrestati in retate selvagge dopo un tentativo di manifestazione di protesta per l’ennesimo risultato elettorale platealmente falsato. Di loro non si sa niente, nemmeno i capi di imputazione. Sono come scomparsi. Qualcuno potrebbe anche essere stato ucciso. Qualche altro si nasconde per evitare un altro arresto, braccato dal Kgb che qui non ha cambiato la famigerata sigla sovietica e che è diventato sempre più ossessivo nella caccia a ogni forma di dissenso. Gli appelli dei familiari, ambasciatori europei e degli Stati Uniti non hanno avuto risposte. In compenso è stato chiuso d’autorità l’ufficio di Minsk dell’Osce i cui osservatori avevano osato mettere in dubbio la legittimità del voto. Un voto condotto con modalità bizzarre con centinaia di migliaia di schede accumulate per tempo grazie alla singolare iniziativa del “voto anticipato volontario” raccolto in uffici, fabbriche e villaggi di periferia da minacciosi funzionari di polizia.
Desaparecidos europei, insomma: e l’Unione non ci sta. E’ pronta a dismettere la linea tiepida e conciliante che fino ad ora aveva tenuto Lukashenko a bagnomaria – anche perchè, come dice Repubblica, il dittatore bielorusso “aveva concesso a molte imprese italiane, tedesche e francesi di stipulare contratti e joint venturenel mercato vergine e a basso costo della Bielorussia”: quando suonano i soldi, le voci tacciono.
L’AMICO DI SILVIO – E Silvio cosa dirà? Berlusconi, infatti, è in ottimi rapporti con l’uomo di Minsk. Si ricorda di quando, accolto nel paese, aveva fatto i suoi più sinceri complimenti al modo di gestire la popolazione del dittatore europeo.
Tanti auguri a lei e al suo popolo che la ama, come dimostrano i risultati elettorali che sono di fronte agli occhi di tutti e che tutti noi apprezziamo
Queste le parole che il premier aveva pronunciato a Minsk davanti all’uomo della Bielorussia, mai smentite o precisate. Come al solito, anche qui, l’amicizia politica come viatico per la creazione di una più solida alleanza economica. L’allora ministro del Commercio Estero, ora in Fli, Adolfo Urso, si era impegnato per far ottenere alle imprese italiane il posto che si pensava si meritassero, in Bielorussia.
Negli ultimi due anni il premier ha tessuto la tela dei rapporti economici tra Italia e Bielorussia. La visita del novembre 2009 era stata fatta insieme ai rappresenti di Finmeccanica che avevano siglati contratti importanti e per spianare la strada a una successiva calata di imprenditori italiani. Calata che in effetti c’è stata nel febbraio 2010, quando l’ex viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso sbarcò a Minsk con un nutrito seguito di aziende italiane. L’idea era quella di trasformare la Bielorussia in una nuova Timisoara per le imprese del Nord Italia. Sul tavolo il governo ha messo un pacchetto da 215 milioni di linee di credito agevolate, la Sace ha elevato il plafond assicurativo da 2 a 50 milioni, Mediobanca e Intesa Sanpaolo avevano approvato linee a supporto dell’export di beni strumentali. Sembra passato un secolo: oggi Urso non è più al governo e sta contestando duramente Berlusconi dalle colonne del Fli e la Ue è tornata a mettere duramente sotto accusa Lukashenko.












