Cesare Battisti: palo armato, latitante, ma innocente
01/01/2011 - “Non ha commesso i quattro omicidi”, dicono i difensori dell’ex Pac: ma allora, perchè scappa dall’Italia? E se era lui a fare la guarda armata mentre altri uccidevano, perchè non va condannato? Il terreno su cui ci avventuriamo non è
“Non ha commesso i quattro omicidi”, dicono i difensori dell’ex Pac: ma allora, perchè scappa dall’Italia? E se era lui a fare la guarda armata mentre altri uccidevano, perchè non va condannato?
Il terreno su cui ci avventuriamo non è semplice. Già: ancora una volta dobbiamo tornare ad occuparci del periodo forse più difficile, complicato e per certi versi vergognoso della storia italiana recente. Gli anni di piombo, gli anni ’70 e i primi anni ’80; il riflusso e la modifica genetica del movimento studentesco del 1968, che diventò, per la povertà e la miseria, l’estremismo rosso (e nero) del 1977, che sfociò a sua volta nell’Autonomia Operaia dei tanti gruppuscoli e micro-gruppi che volevano “l’illegalità diffusa” per minare alle fondamenta lo Stato borghese. Cellule libere di giovani armati, che rivendicavano l’estremismo della loro pratica politica come concreto orizzonte di lotta e di costruzione.
CESARE BATTISTI – Tante cose sono incerte di quel periodo, alcune invece sono certe: certo, per quello che ci riguarda, fu che Cesare Battisti fece parte di quel mondo. La sua posizione all’interno del mondo dell’estremismo armato è tutt’ora oggetto di discussione - e anzi, è buona parte della discussione generale sulla figura del militante dei Proletari Armati per il Comunismo. Cesare Battisti è attualmente in Brasile: li, si apprende in questi giorni, dovrebbe restare in via definitiva. Il governo del paese carioca ha infatti acconsentito a confermare lo status di rifugiato politico all’ex membro delle organizzazioni terroristiche italiane: questo vuol dire che il paese guidato da Dilma Rousseff, l’ex guerrigliera comunista che lottò in sudamerica per la libertà del suo popolo, ritiene che lo Stato italiano abbia perseguitato politicamente un suo cittadino: appunto, Cesare Battisti, che avrebbe diritto a non essere estradato in patria perchè, sul territorio del paese natìo, non sarebbe al sicuro.
INNOCENTISTI – Tale linea farà piacere ai difensori di Cesare Battisti. La solidarietà al pluri-condannato per terrorismo di Sermoneta corre alta sul web. Ad innalzarla è il portale Carmilla Online, aggregatore e produttore di contenuti “letterari, di immaginario e di cultura di opposizione”, che dedica gran parte dello spazio online del suo portale a fungere da centro di incontro e coordinamento del vasto mondo dei cittadini che ritengono che a Cesare Battisti non debbano essere imputate le accuse che lui oggi sopporta. Sintesi della linea che chiameremo – senza retorica alcuna, in maniera del tutto tecnica – “innocentista” è l’appello per la libertà di Cesare Battisti, formulato fin da quando il latitante era rifugiato in Francia, dove beneficiò, per quanto possibile, della Dottrina Mitterrand.
I servizi speciali francesi hanno arrestato lo scrittore Cesare Battisti, rifugiato in Francia ormai da quattordici anni. Su di lui pende una domanda di estradizione presentata dal governo italiano, sulla base di una condanna pronunciata in contumacia oltre un ventennio fa. E’ bene ricordare che a Cesare Battisti fu concesso asilo politico solo dopo che un magistrato francese ebbe vagliato le “prove a suo carico”, e le ebbe giudicate contraddittorie e “degne di una giustizia militare”. A Battisti erano stati addossati tutti gli omicidi commessi da un’organizzazione clandestina a cui era appartenuto negli anni ’70, anche quando circostanze di fatto e temporali escludevano una sua partecipazione. Dal momento della sua fuga dall’Italia, prima in Messico e poi in Francia, Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata. La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70, quale nessuna forza politica che ha governato l’Italia da quel tempo a oggi ha osato tentare. La vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e di sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale. E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura e l’amore di una schiera enorme di lettori. Ha vissuto povero ed è povero tuttora. Nulla lo lega a “terrorismi” di sorta, se non la capacità di meditare su un passato che per lui si è chiuso tanti anni fa. Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che, nella storia anche non recente, hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto. Certo, c’è chi ha interesse a che una voce come quella di Cesare Battisti venga tacitata per sempre. Chi, per esempio, contribuì alle tragedie degli anni ’70 militando nelle file neofasciste o in quelle di organizzazioni – clandestine quanto i Proletari armati per il comunismo – chiamate Gladio o Loggia P2, e sospettate di un numero impressionante di crimini. Chi fa oggi della xenofobia la propria bandiera. In una parola, una gran parte del governo italiano attuale. Noi invece vorremmo che di scrittori capaci di affrontare di petto il passato come Cesare Battisti ce ne fossero tanti, e che i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista nel rimettere in gioco fino in fondo se stesso e la storia che ha vissuto. In una parola, un intellettuale vero. Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto. Sì, delitto. Avete letto bene.
CAPRO ESPIATORIO – Così l’appello per la libertà di Cesare Battisti, che illustra in maniera chiara e netta la causa che i sostenitori di una vita libera per l’ex Pac adducono per giustificare la loro posizione politica: nel clima post-anni di piombo, quando lo Stato ebbe necessità di trovare un colpevole, non si fece troppi problemi nell’attribuire colpe a destra e manca: anche se, per molte di esse, non c’era reale giustificazione. Su Carmilla è disponibile ampia e puntuale documentazione che prende di petto proprio il tema: lo Stato che si auto-assolve, condannandone uno qualsiasi e chiudendo la faccenda. Cesare Battisti, un capro espiatorio. Un post del noto blogger Leonardo Tondelli riassume i termini della faccenda, aiutandoci nello stesso tempo a ricordare di quali delitti è accusato – e condannato: per tutti – Cesare Battisti.
Coraggio, ormai ci siamo. Ancora qualche mese, forse appena qualche settimana, e poi Cesare Battisti sarà estradato in Italia: e il mondo finalmente sarà un luogo più sicuro per tutti. Un giardino fiorito dove portare i figli a giocare, senza più dover temere le insidie degli empi Proletari Armati per il Comunismo.
Sul serio, fa bene al cuore sapere che non c’è luogo al mondo dove un terrorista possa nascondersi all’occhio di una Giustizia implacabile. Anche se dopo tante chiacchiere forse abbiamo perso un po’ di vista la vicenda in sé. Forse è meglio tornare ai fondamentali: perché merita di scontare l’ergastolo, Cesare Battisti?Per aver ucciso il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro? Questo almeno secondo il pentito Mutti, ex compagno di Battisti. In cambio del nome dell’assassino, Mutti ottenne uno sconto di pena. Quando poi nuove prove costrinsero Mutti ad ammettere che Santoro lo aveva ucciso lui, Battisti rimane collegato all’omicidio in qualità di “copertura”. Uhm.
Per aver ucciso il macellaio Sabbadin? Anche questo risulterebbe dalla testimonianza del pentito Mutti. A un certo punto però un altro ex compagno, Diego Giacomin, confessa di aver ucciso Sabbadin insieme a Mutti. E anche stavolta quella di Battisti rimane una “copertura armata”.
Per aver ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani? Eh, ma in questo caso ha un alibi: stava facendo la “copertura armata” ai due che lo stesso giorno ammazzavano Sabbadin. In questo caso Battisti è stato condannato in qualità di co-ideatore e co-organizzatore.
Per aver ferito il figlio di Torregiani, che è quel signore sulla sedia a rotelle che spesso viene intervistato in qualità di parente delle vittime, e vittima egli stesso? Ma a ferirlo fu proprio il padre, che rispose al fuoco dei Proletari Armati. Battisti nemmeno c’era (stava coprendo, secondo Mutti, gli assassini di Sabbadin).
Allora per aver ucciso l’agente Digos Andrea Campagna… in questo caso almeno è stato riconosciuto come esecutore materiale… sì, ma sempre in base alla testimonianza di Mutti, (altro giro, altro sconto di pena). E dire che anche in questo caso c’è un reo confesso, Giuseppe Memeo. Aveva un complice, biondo, alto 1 metro e 90. L’identikit preciso di Cesare Battisti, cotonato, e con 30 cm. di tacco.
PROLETARI ARMATI PER IL COMUNISMO – Anni di piombo. Tardi anni ’70: gli anni dell’esplosione dell’Autonomia Operaia; della morte di quel labile ideale che aveva tenuto insieme – se così si può dire: lo ammettiamo, con un po’ di fatica – il movimento armato che era fuoriuscito dal movimento studentesco del 1977. I Proletari Armati per il Comunismo sono una di quelle sigle, una di quelle frange, una di quelle realtà: sempre su Carmilla troviamo una loro sintetica descrizione.
Cos’erano i Proletari Armati per il Comunismo (PAC)?
Uno dei molti gruppi armati scaturiti, verso la fine degli anni ’70, dal movimento detto dell’Autonomia Operaia, e dediti a quella che chiamavano “illegalità diffusa”: dagli “espropri” (banche, supermercati) alle rappresaglie contro le aziende che organizzavano lavoro nero, fino, più raramente, a ferimenti e omicidi.
La gioventù frustrata che aveva perso il primo assalto allo Stato si era risolta a pensare che la società borghese andasse abbattuta a colpi di guerriglia. E così, come schegge impazzite, i figli della P38 si aggiravano liberi per l’Italia, convinti di far bene nello sparare, rapire, rubare in piena autonomia e senza regole alcune – d’altronde, appunto, si trattava di rifiutare un sistema di leggi e norme che non si condivideva, frutto, secondo loro, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Cesare Battisti incontra questo mondo in prigione: lui, figlio di una infanzia un po’ problematica, precedenti per piccole rapine, un sequestro di persona e persino per abusi, in galera incontra Arrigo Cavallina, ideatore dei Pac, che lo inizia alla lotta armata.
LA BOVISA – Si trasferisce, così, a Milano.
Trasferitosi a Milano, iniziò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo, responsabile prima di varie rapine a banche e supermercati nel quadro di quelli che venivano definiti “espropri proletari” (come ammise anche lo stesso Battisti in una lettera del 2009 indirizzata ai giudici della Corte suprema del Brasile), e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell’ordine (Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua militanza nei PAC all’epoca di tali omicidi, nel 2009 dichiarò la sua estraneità ad essi).
Sintetica, come da sua mission, Wikipedia ci aiuta a ricostruire la vita del Proletario Armato per il Comunismo nella Milano dei tardi anni ’70. Fra azioni dimostrative, espropri proletari, dibattiti e studio, ci scappano i morti. Quattro, per la precisione. I nomi sono già stati fatti nel blog di Tondelli: 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria; 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala, Lino Sabbadin; 16 febbraio 1979 a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere; 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS. Per tutti questi delitti Battisti è stato condannato, con sentenza definitiva e passata in giudicato, per altrettanti ergastoli. Ma la rete di chi lo difende non ci sta: e abbiamo visto perchè.
PROCESSI FARSA – I processi non tornano. Il sospetto che lo Stato abbia voluto chiuderla in maniera facile è molto forte. Inoltre, le condanne – Battisti era latitante – sono in contumacia e si basano sulle confessioni dei pentiti rossi, invogliati a denunciare in blocco i loro compagni d’armi in cambio di sostanziosi sconti di pena.
Vediamo di capire che cos’è un “pentito”.
Se ci riferiamo ai gruppi di estrema sinistra, vengono così chiamati quei detenuti per reati connessi ad associazioni armate che, in cambio di consistenti sconti di pena, rinnegano la loro esperienza e accettano di denunciare i compagni, contribuendo al loro arresto e allo smantellamento dell’organizzazione. Di fatto una figura del genere esisteva già alla fine degli anni ’70, ma entra stabilmente nell’ordinamento giuridico prima con la “legge Cossiga” 6.2.1980 n. 15, poi con la “legge sui pentiti” 29.5.1982 n. 304. Manifesta i pericoli insiti nel suo meccanismo sia prima che dopo questa data.
Quali sarebbero i “pericoli”?
La logica della norma faceva sì che il “pentito” potesse contare su riduzioni di pena tanto più elevate quante più persone denunciava; per cui, esaurita la riserva delle informazioni in suo possesso, era spinto ad attingere alle presunzioni e alle voci raccolte qui e là. Per di più, la retroattività della legge incitava a delazioni indiscriminate anche a distanza di molti anni dai fatti, quando ormai erano impossibili riscontri materiali.
Esistono esempi di questi effetti perversi?
Il caso più clamoroso fu quello di Carlo Fioroni, che, minacciato di ergastolo per il sequestro a fini di riscatto di un amico, deceduto nel corso del rapimento, accusò di complicità Toni Negri, Oreste Scalzone e altre personalità dell’organizzazione Potere Operaio, sgravandosi della condanna.
COMPAGNI CHE SBAGLIANO – I processi a Cesare Battisti si basano, appunto, sulla testimonianza del grande accusatore di Battisti: il pentito rosso Pietro Mutti.
Pietro Mutti fu l’accusatore principale di Cesare Battisti. Chi era?
Fu, per sua stessa confessione, il fondatore dei PAC. Figurò tra gli imputati del processo Torregiani, sebbene latitante, e l’accusa chiese per lui otto anni di prigione. Fu catturato nel 1982 (dopo che Battisti era già evaso), a seguito della fuga dal carcere di Rovigo, il 4 gennaio di quell’anno, di alcuni militanti di Prima Linea. Mutti fu tra gli organizzatori dell’evasione. Era stato compagno di cella di Battisti, quando questi era in carcere per reati comuni, e autore della sua politicizzazione (un ruolo curiosamente poi rivendicato dal dissociato Arrigo Cavallina).
Di quali delitti Mutti, una volta pentito, accusò Battisti?
Tralasciando reati minori, per tre omicidi. Battisti (con una complice e con lo stesso Mutti, che sulle prime cercò di negare la sua presenza) avrebbe direttamente assassinato, il 6 giugno 1978, il maresciallo degli agenti di custodia del carcere di Udine Antonio Santoro, che i PAC accusavano di maltrattamenti ai detenuti. Avrebbe direttamente assassinato a Milano, il 19 aprile 1979, l’agente della Digos Andrea Campagna, che aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani. Tra i due delitti avrebbe preso parte, senza sparare direttamente ma comunque con ruoli di copertura, al già citato omicidio del macellaio Lino Sabbadin di Santa Maria di Sala. Di tutto ciò si è già discusso.
(…)
Cesare Battisti è colpevole o innocente dei tre omicidi di cui lo accusò Mutti?Lui si dice innocente, anche se si fa carico della scelta sbagliata in direzione della violenza che, in quegli anni, coinvolse lui e tanti altri giovani. Qui però non è questione di stabilire l’innocenza o meno di Battisti. E’ invece questione di vedere se la sua colpevolezza fu mai veramente provata, nonché di verificare, a tal fine, se l’iter processuale che condusse alla sua condanna possa essere giudicato corretto. In caso contrario, non si spiegherebbe l’accanimento con cui il governo italiano, con il sostegno anche di nomi illustri dell’opposizione, ha cercato di farsi riconsegnare Battisti prima dalla Francia e oggi dal Brasile.
Un momento, però: qui qualcosa non torna.
COLPEVOLE O INNOCENTE – Non è vero, in effetti. Il punto appare, invece, proprio il valutare se Cesare Battisti sia o non sia stato colpevole dei quattro omicidi che gli vengono ascritti. Come si è visto, si dice che il processo arrivò a conclusione durante la latitanza di Battisti – che così non si è potuto difendere di persona; e sarebbe basato unicamente sulle rivelazioni dei pentiti, vogliosi di tornare liberi a spese dei loro ex-compagni. Inoltre, le circostanze temporali non tornerebbero proprio: Battisti sarebbe imputato e condannato per aver ucciso una persona, mentre invece era a fare il palo per l’omicidio di un’altra, a chilometri di distanza. Si può spiccare una condanna in questo modo, ci si chiede sul web?
IL GIUDICE HA PARLATO – La risposta è la conseguenza di una sconfitta: quella dei militanti armati per il Comunismo, che non sono stati in grado di abbattere lo Stato borghese. La risposta, dunque, è: purtroppo (per loro) sì. E’ possibile comminare quattro ergastoli ad un uomo sulla base di risultanze testimoniali, e senza dargli possibilità di difendersi. E’ possibile farlo, nella forma di stato liberal-democratica e borghese. Il fatto che sia possibile non vuol dire che sia giusto: è altrettanto perfettamente possibile, infatti, che i difensori di Battisti abbiano ragione, che lo Stato abbia voluto auto-assolversi scaricando tutta la responsabilità degli anni di piombo su alcuni esponenti, colpendo loro e chiudendo la partita. E’ possibile che sia successo questo, anche se triste: ma se il giudice parla, e parla definitivamente, nello Stato borghese (sopravvissuto ai Pac e a tanti altri) funziona così. Dunque, anche se le quattro sentenze a carico di Battisti fossero sbagliate, scorrette, conseguenti a dei processi farsa, estorte, e quant’altro, l’uomo è ormai richiesto in galera.
PRECEDENTI PERICOLOSI – Altrimenti vuol dire che un giudice, se parla, parla a vuoto: si chiama precedente, e chi voleva silurare lo Stato lo vorrebbe creare, ma è compito di tutti evitarlo. Rimedi ce ne sono: Battisti non sarebbe l’unico, infatti, condannato degli anni di piombo detenuto ingiustamente. Adriano Sofri sconta una pena di 22 anni per aver scritto su un giornale che un commissario di polizia meritava la morte per quello che aveva fatto ad un anarchico. Il giudice ha parlato e lui è stato in galera (prima di uscirne per motivi di salute): lo stile, però, è completamente diverso. Talmente è convinto Sofri della sua innocenza che si è sempre rifiutato di chiedere la grazia. Implorare perdono vorrebbe dire ammettere la responsabilità: nel frattempo, scrive su Repubblica, scrive libri, risponde alle lettere. Cionondimeno, è (stato) detenuto. Senza arrivare all’appello al presidente della Repubblica, vi sarebbero vari altri rimedi legali per manifestare la propria contrarietà ad un processo farsa, ad una detenzione ingiusta.
DANNI ALLO STATO – Si chiamano errori giudiziari: siamo tutti uomini, persino i giudici, e tutti sbagliamo. Se si ritiene – con buoni argomenti, come visto – che Cesare Battisti sia stato condannato ingiustamente, la strada, invece che la latitanza in sudamerica e la richiesta di essere dichiarato perseguitato dallo Stato borghese che si è passati una vita a perseguitare, potrebbe essere quella di chiedere – dalla galera- i danni allo Stato. E per chi voleva una vittoria politica contro la borghesia al potere, vederla costretta a pagare di tasca propria i suoi averi ad un ex-militante armato per il Comunismo potrebbe essere molto più che qualsiasi assalto bombarolo ai palazzi del Potere.
PICCOLE EVERSIONI QUOTIDIANE – Tralasciando il fatto che, a pari di altri suoi compagni di lotta, la situazione di Battisti è invero e, al netto di tutto, profondamente peggiore. Il coinvolgimento di Battisti in atti di guerriglia politica non è mai stato messo in discussione: come affermato nelle informazioni pubblicate della stessa Carmilla, infatti, in ben due omicidi (Sabbadin e Santoro) il ruolo di Battisti fu quello di “copertura armata”: insomma, faceva il palo. E questo è acclarato. Dunque, tale comportamento, potrebbe ben costituire gli estremi per una condanna per concorso in omicidio aggravato dalla motivazione politica, concorso in banda armata o, a voler essere buoni, favoreggiamento in omicidio aggravato. Ma siccome Battisti non ha sparato in prima persona; siccome lo Stato ha colpito lui per colpire tutti gli altri, o perchè era il più facile da colpire; siccome lui ormai si è ravveduto, scrive e insegna agli altri che la sua vecchia strada è quella sbagliata, queste sue responsabilità acclarate dovrebbero passare in secondo piano e non essere mai punite da nessuno. Ed è proprio questo, in tutta la storia, a non tornare.













Gregorj, devo essere conciso perché sono su cellulare, però non leggo da nessuna parte dell’articolo che l’autore (non so voi) sia per il rimpatrio di Battisti, é un continuo attacco ai giudici ed allo stato borghese, processi farsa e screditamento dei pentiti (che generalmente si usa per invalidare processi di mafia) lui si é ravveduto eccetera. Da dove si dovrebbe capire che siete per il rimpatrio?
a parte da tutto quello scritto qui in questi anni, a pagina 7 e 8 (oltre che dal titolo e dal sommario) di questo:
…e nel seguito tommaso spiega che la questione del processo ‘scorretto’ non è una scusante per l’impunità, visto che ci sono istituti di revisione per i presunti errori giudiziari.
(occhio al contesto della cit. sullo stato borghese: se leggi con maggiore attenzione, capisci che quella parte è scritta ‘nell’ottica del rivoluzionario’)
Visto che Cesare Battisti ha lavorato per l’eversione ed il terrorismo perché non gli diamo anche la pensione?
giovanni
non so se battisti sia un “intellettuale vero”, ma non capisco perchè questo venga considerato un punto a suo favore
non so neanche se abbia avuto processi giusti o no (in contumacia)
so però che ha fatto parte di una organizzazione che sparava e uccideva, e per questo è giusto che paghi.
non vi dirò che chi sparava allora ha fatto il male soprattutto di chi era a sinistra, ma è così che la penso (e con me tanti che erano antagonisti allora e non hanno mai cambiato idea)
ogni uomo vero (anche non così “intellettuale”) si prende le proprie responsabilità
battisti non lo ha mai fatto.
Anche ammettendo che il processo sia stato “ingiusto”, e’ stato lo stesso Battisti che ha scelto la via dell’evasione e della latitanza piuttosto che presentarsi nelle aule di tribunale a difendere la propria innocenza.
Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se non fosse scappato, se fosse rimasto ad organizzare la propria linea difensiva forse la sentenza sarebbe stata diversa oppure identica.
Adriano Sofri citato nell’articolo ha cercato di dimostrare la propria innocenza senza “scorciatoie” come la fuga o la grazia, nel suo caso probabilmente si puo’ parlare di un processo ingiusto.
L’articolo di Tommaso Calderelli dovrebbe fare il soggetto di una serata di Anno Zero o di Ballaro’ per rircordare agli Italiani di oggi, quella che fu l’Italia della prima repubblica e quale sia il peso che dal dopo guerra, quella persa e non quella vinta dai partigiani comunisti, l’Italia gode nel mondo, beffeggiata prima dalla Francia e ora dal Brasile, e sicuramente anche dalla più insignificante nazione. Molti connazionali si domandano se vale la pena mandare dei soldti a morire per difendere la sicurezza di un mondo che ci disprezza e trovarsi contro quella parte del mondo che invece lotta per la sua dignità e la sopravvivenza di qualche milione di persone strappate dalla loro terra. In osservanza della nostra costituzion, non dovremmo fare parte di nessuna coalizione, neanche se la forza è richiesta, rimanere neutri in tutto, dichiarando di volere fare ammenda onorabile agli errori del fascismo-( i quali saranno giudicati forse con maggiore chiarezza mentre altre iniquità ben peggiori commesse da altri sono ritenuti atti di civiltà) e con metodi e leggi ai quali non siamo preparati. Inoltre, la maggior parte delle nostre città, paesi, sono costruiti con metodi antichi, magari con la pozzulana dei romani- bisogna rifarne o consolidarlne gran parte e dare solide garanzie a chi potrebbe immettere i capitali necessari. Altra necessità: una legge che ritenga offensivo e punibile di pene gravi, le offese alla dignità della nazione. Macchiarsi di questo villipendio, non significa essere e amanti della libertà di parola,ma di essere ignorant e cretini. Viva l’avvenire nella dignità nazionale e la laicità. Ameglio
Sulla questione se è colpevole o innocente o forse, oramai conta poco, purtroppo. Senza aministia per quegli anni non si arriverà mai a nessuna verità diversa da quella dei pentiti.
Il pezzo a mio parere è ben fatto, documentato, e le opinioni rispettabilissime.
Riguardo quello che invece è successo negli ultimi giorni , è stato un trionfo, questa è la verità.
Lula l’ha fatta completa, ci ha tirato una botta che ricorderemo per un bel pezzo.
Ci ha detto che non ce lo rimanda perchè nelle nostre galere si crepa e perchè è perseguitato politico oggi, non per le idee di trent’anni fa. E come prova, eventualmente, è pronto a portare le migliaia di dichiarazioni di politici italiani negli ultimi 3 anni.
Grandioso.
Non solo ha deciso esattamente seguendo le indicazioni del STF, ma si è anche preparato l’atterraggio morbido.
Il Supremo infatti, nel Gennaio dello scorso anno , dopo aver deciso 5 a 4 la non archiviazione del procedimento di estradizione, ha stabilito, sempre 5 a 4 che l’ultima parola era del Presidente. Riguardo ciò, sul 4 a 4 fu decisivo il Giudice Grau. Infatti mentre i 4 a favore ritenevano la possibilità di Lula tutta ed esclusivamente politica, Grau specificò che la decisione avrebbe dovuto rimanere nei limiti stabiliti dal Trattato bilaterale e, addirittura, aveva indicato quale parte della normativa il Presidente avrebbe potuto utilizzare. Esattamente quella relativa alla persecuzione politica e alle condizioni personali e sociali di Battisti che ,in effetti, è proprio quella richiamata da Lula per non concedere definitivamente l’estradizione richiesta dall’Italia.
Non bastasse, la composizione del Supremo è cambiata rispetto ad un anno fa, adesso la maggioranza è chiaramente “lulista”, in più c’è quel Giudice Toffoli che per motivi di opportunità la volta scorsa si era astenuto. Probabilmente la pratica non arriverà mai sul tavolo della Dilma.
Io comunque sto con Ricchiuti, che secondo me ne sa più di tutti.
Che roba però la canea bipartisan, da domani cominciano le ” giornate dell’odio” sotto le ambasciate, bell’inizio….
già però mi sorge un dubbio classico, ma nei 20 anni in cui era libero di fare quel cazzo che voleva in Francia, perchè nessuno ha spaccato i maroni a Mitterand?
Ripeto in Francia era LIBERO!
Bob Arton
Non voglio semplicisticamente dire che Battisti è un assassino. Lo è punto e basta, come lo sono quelli del terrorismo nero, rosso e paonazzo. Una cosa contesto all’articolista: Il terrorismo rosso era derivato dalla povertà e dalla miseria? Mai stupidaggine più grossa poteva essere messa a difesa di un movimento che dopo trent’anni ancora gode (Battisti docet) di appoggi Nazionali ed intarnazionali. Dietro quella “povertà e miseria” si celava un disegno chiaro ed un obiettivo eversivo preciso. E mi spiace doverla dire come il disco rirro di Berlusconi, oggi magari no, ma allora il comunismo rullava i suoi tamburi ed era peonto ad invadere l’Italia. Non dimentichiamocelo mai! E questo è anche il motivo del successo di Berlusconi. Un altro motivo dell’insuccesso della sinistra italiana è il fatto che sotto sotto non si è mai staccata da quel velo rosso che la tinge e la soffoca nello stesso tempo, a discapito di una vera sinistra moderna e riformatrice.
Ma Battisti sta in galera in Brasile ? E vabbè risparmiamo.
Perché tanta meraviglia! Come, giudici brasiliani coscienziosi, possono affidare a uno stato che definisce i propri giudici “giudici associazione per delinquere” e/o “giudici Talebani” e/o “giudici disturbati mentali” un imputato come Cesare Battisti! Anche se accusato di crimini orrendi – soltanto un uomo intelligente come Barak Obama poteva capire immediatamente – e non degnare di risposta – il suo “furbo” interlocutore che inventava, in Italia l’esistenza della “dittatura dei giudici” ennesima cretinata per bambini deficienti (tipo “processo lungo” o “processo corto”) stupidaggini ovviamente come tutte le altre! – se mettessimo sui due piatti della stessa bilancia l’immagine del Brasile e quella dello stato italiano, ognuno di noi può immaginare il movimento della bilancia.