di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
postato alle 12:54 del 10 luglio 2008 in Economia Torna alla home

Questa volta il presidente dello Zimbabwe non c’era, così a scaldare la platea con show e contenuti più o meno verosimili è stato il nostro Ministro Tremonti, alle prese con il nuovo “uomo nero” colpevole di crisi, stagnazioni e forse anche del buco nell’ozono

Il G8 giapponese non è stato divertente come il vertice FAO: al posto di Mugabe che paventava una cospirazione anglo-occidentale dietro l’annichilazione del valore della moneta e della produzione agricola avvenuta grazie alle sue politiche, c’era soltanto Tremonti che elogiava le sue tasse (per una concisa analisi, si legga qui), il suo protezionismo, e il suo nuovo capro espiatorio: la speculazione

IL MERCATO PETROLIFERO - The Economist scrive molte idiozie su Berlusconi, non ultimo un intero articolo sulla ricrescita dei capelli non degno di un giornale serio. Ma quando tratta di economia e finanza il dubbio che ne capisca qualcosa è lecito. Recentemente è uscita un’analisi della speculazione sul mercato petrolifero che riguarda indirettamente le affermazioni di Tremonti : PetrolioDouble Double Oil Trouble. En passant, The Economist non è andato molto oltre quanto avevo scritto in questo mio articolo. Niente male per un “italiano medio”. Prima di iniziare un’analisi di massima del ruolo della speculazione nei mercati delle materie prime, è da notare il grafico di questo articolo, che mostra come le emissioni cinesi di CO2 (quindi in prima approssimazione i consumi di petrolio) abbiano superato quelle europee, e stiano per superare quelle americane… sarebbe anche da considerare, dal lato offerta, che alcuni paesi fanno di tutto per sprecare petrolio, incentivandone il consumo forzando i prezzi quasi a zero, come ad esempio il Venezuela, campione mondiale della specialità, e molti altri paesi. I politici ancora non hanno imparato a che servono i prezzi: non sono regalie elettorali, ma segnalatori di scarsità!

IN PIU’ - Un altro aspetto da considerare è il legame tra tassi di interesse e valore dei beni capitali. Se i tassi di interesse variano, beni di consumo come il pane non ne risentono, mentre beni capitali durevoli quali un impianto di raffinazione, o i fattori ivi impiegati, come il petrolio, possono variare molto di prezzo: un 1% di variazione dell’interesse è irrilevante ad 1 anno, ma non a 10. Che le materie prime fluttuino molto di prezzo con le politiche monetarie, quindi, è banale: quasi tutte hanno cominciato a crescere con l’esplosione della bolla hi-tech nel 2001; e hanno accelerato con la crisi sub-prime nel 2007. Per quanto riguarda l’offerta, indubbiamente i problemi geo-politici mediorientali (forse in via di miglioramento?) e il nazional-populismo russo e venezuelano giocano un ruolo nel tenerla sotto il potenziale. Insomma: sembra esserci un banale mismatch tra domanda e offerta, reso più grave dalle manipolazioni monetarie e dalla carenza di credito legata alla crisi finanziaria, oltre che da fattori geopolitici e dalla crescita dell’Estremo Oriente. Abbiamo bisogno del peak oil o della speculazione per spiegare questi aumenti? Probabilmente no.

SPIEGAZIONI – Senza derivati, il mercato del petrolio sarebbe molto semplice: sul lato offerta ci sono alcuni paesi che hanno il petrolio, e hanno bisogno di capitali per estrarlo (molti di questi paesi si impegnano per non averne, in modo che chi ha capitali non abbia petrolio e viceversa); sul lato domanda ci sono le raffinerie, che hanno bisogno anch’esse di molti capitali (pare che i costi di investimento siano aumentati molto negli ultimi anni). Cosa cambia con i derivati? Definiamo un future: se vendo un future a X mesi su Y barili di petrolio a Z dollari, tra X mesi dovrò obbligatoriamente vendere Y barili di petrolio a Z dollari; se compro un future di questo tipo, dovrò invece comprarne. In pratica si tratta di un modo per vincolarsi oggi a comprare/vendere una merce ad un prezzo prefissato, per essere sicuri di non dover pagare un prezzo troppo alto o vendere ad un prezzo troppo basso in futuro. A scadenza si dovrà comprare / vendere il sottostante (delivery) oppure pagare la differenza di prezzo in contanti (cash settlement).

CACCIA ALLE STREGHE - Il prezzo di ogni merce dipende da domanda e offerta, ma la domanda non deve essere necessariamente industriale: ad esempio, l’oro cresce di valore da ormai più di cinque anni perché gli investitori lo usano per difendersi dalle banche centrali. Quest’oro non è né usato per gioielli né nelle industrie, è usato per avere qualcosa nel caso in cui la moneta perda tropo valore. L’iperinflazione tedesca del 1923 ha mostrato che ogni merce può servire per l’inflation hedging (difesa dall’inflazione), anche i soprammobili. Non ci troviamo in iperinflazione, tra l’altro fenomeno causato dalle banche centrali, ma questo esempio mostra che ogni merce possa aumentare di valore oltre la sua “utilità industriale”, in particolari casi. Ciò è sicuramente vero per l’oro o per gli immobili. Nel caso del petrolio, l’unica offerta viene dai produttori, l’unica domanda dalle raffinerie, e immagazzinare petrolio non è una cosa molto fattibile: praticamente eventuali speculatori non avrebbero alcuno strumento per manipolare direttamente la domanda e l’offerta del sottostante. Per speculare sugli immobili basta comprarne uno (e magari affittarlo nel frattempo); per speculare sull’oro basta una cantina (se non ci si fida dei titoli sull’oro). Speculare sul petrolio non è altrettanto semplice: Tremonti ha tirato fuori l’ennesimo slogan senza fondamento. Se gli speculatori riescono ad alzare i prezzi future e le raffinerie si assicurano coi future, queste vedranno costi in aumento: gli speculatori possono quindi ottenere ciò che i produttori otterrebbero se avessero potere di mercato. Agli speculatori non costa molto (la liquidità è abbondante, per via delle banche centrali), e se offerta e domanda sono rigide nel breve periodo qualcosa si può guadagnare. Nel medio periodo l’offerta aumenterebbe, la domanda cadrebbe, e lo speculatore si troverebbe nei guai. Il boom delle materie prima va avanti da un po’… se alcuni movimenti sono speculativi, i fondamentali sono comunque per un aumento cospicuo. Tremonti è ripartito per l’ennesima caccia alle streghe…

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