Riforma Gelmini: e se fosse incostituzionale?
24/12/2010 - La norma anti-parentopoli è stata presentata come la panacea dei mali degli atenei italiani. Ma non è detto che regga all’esame della Consulta. La riforma Gelmini attende la firma del presidente della Repubblica per diventare legge a tutti gli effetti.
La norma anti-parentopoli è stata presentata come la panacea dei mali degli atenei italiani. Ma non è detto che regga all’esame della Consulta.
La riforma Gelmini attende la firma del presidente della Repubblica per diventare legge a tutti gli effetti. Dopo la terza lettura da parte del Parlamento che ha definitivamente licenziato l’articolato emerso dalla navetta parlamentare, il t
esto è ora all’esame del Quirinale. Che dovrà, come da Costituzione, valutare se restituirla al Parlamento per una seconda tornata di esame.
ANTI-PARENTOPOLI – Una volta che, in un modo o nell’altro, il testo sarà firmato dal Quirinale, entrerà definitivamente nel nostro ordinamento. E diverrà operativo. Diverrà dunque legge, fra le altre disposizioni, anche la nota norma anti-parentopoli, contenuta nel testo approvato dal Senato per la terza volta. Ieri, riprendendo un dossier riassuntivo della Stampa, descrivevamo questa parte della norma come segue:
Esiste un solo limite alle chiamate dirette di futuri docenti dalla lista nazionale. Non potranno essere scelti parenti fino al quarto grado, ovvero fino ai cugini, di chi lavora all’interno dello stesso dipartimento di un ateneo. All’interno di una stessa università invece non potranno essere assunti i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. Chi protesta ricorda che non sono stati previsti limiti per un altro tipo di parentopoli molto diffusa, quella tra marito e moglie. E che comunque i parenti assunti nello stesso dipartimento sono una parte limitata del fenomeno. Quella più diffusa prevede accordi incorciati per sistemare i rispettivi raccomandati in altre sedi. Oltretutto i rettori sono del tutto deresponsabilizzati. Potranno rimanere in carica un solo mandato: chi vuole fare giochi di potere non ha nemmeno il problema della rielezione a creare un eventuale limite.
La norma dunque attiene al reclutamento della docenza nelle università. Come noto, dalla lista di abilitazione attuale, la riforma impone il passaggio ad una lista di abilitazione a livello nazionale: una volta giudicati idonei da parte dello Stato, i docenti potranno poi essere smistati nei vari dipartimenti delle Università italiane, in base alle necessità dei singoli Atenei. Tranne, e lo si è visto, nel caso in cui un parente del docente appena abilitato lavori già nell’Ateneo che potrebbe accogliere il neoabilitato. La norma, è noto, intende essere una soluzione alla estesa parentopoli che infesta le università italiane. Secondo il legislatore, bloccare ogni ipotesi di assunzione, facendo in modo tale da impedire che nello stesso ateneo lavorino due persone con lo stesso cognome e vincolate fra loro fino al quarto grado sarebbe risolutivo delle cooptazioni facili e a-meritocratiche che popolano il sottobosco dei dipartimenti e delle facoltà.













Ciao, vivo in Polonia, qui non c’é il casino delle sfilate con bandiere rosse ! La falcemartello é illegale, ne hanno combinate troppe nell’est-europa! Anche in italia si dovrebbe studiare un po’ di storia, non solo quella sinistrorsa !
Alcol meno alcol mister W La, non bere da solo trova compagnia.
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Anche i tagli indiscriminati e l’accorpamento degli atenei violano l’articolo 3 della Costituzione, visto che precludono di fatto la possibilità da parte degli studenti che non hanno le possibilità economiche adeguate di poter conseguire una laurea.
Per non parlare della chiusura dei corsi di laurea, che riguarderà anche corsi come fisica o statistica, che, secondo le logiche della maggioranza di governo, sono “corsi spreconi”, perché hanno di sicuro un rapporto docenti per studente maggiore di uno (e vorrei proprio sapere se esiste qualcuno che abbia il coraggio di appoggiare questa scelta).
Maria.
L’accesso alla carriera universitaria da oggi in poi deve essere pianificato per ogni cinquantennio per ogni gruppo di famiglia perchè se il figlio di mio fratello intraprende la carriera universitaria in una certa sede, esempio ingegneria di Bologna, la stessa sede sarà interdetta non solo ai miei figli ma anche ai miei nipoti e pronipoti( IV generazione). Oppure, se io malaguratamente fossi un professore universitario in una città in cui vive la famiglia, a mia insaputa avrei creato un danno notevole alla mia progenie per almeno IV generazioni poichè nella sede universitaria in cui vive la famiglia non avrà accesso alla carriera universitaria più nessuno per alcune generazioni. Oppure, i figli dei docenti di una certa facoltà sono discriminati poichè non potranno mai intraprendere rapporti affettivi con giovani che intendono proseguire i propri studi nella stessa Facoltà poichè contaminati dalla propria nascita.