Molto si è detto della scelta di Dimitri Medvedev, neo presidente della Federazione Russa, di compiere il suo primo viaggio all’estero in Cina. Si è davvero trattato di un deliberato segnale alle capitali europee? Ecco perché la Russia che guarda a ovest non può permettersi di trascurare l’amico cinese.
In Cina, Medvedev ha incontrato il presidente cinese, Hu Jintao, e altri leader per rafforzare i rapporti commerciali e strategici tra le due potenze “amiche”. Gli scambi commerciali tra i due Stati, un tempo rivali, sono arrivati a 48,17 miliardi di dollari nel 2007 e Pechino è il secondo partner di Mosca, dopo l’Unione Europea. Russia e Cina hanno molto in comune.
Entrambi i Paesi hanno interesse a collaborare per un controllo condiviso dell’Asia Centrale e per contrastare il dominio degli Stati Uniti. Entrambi subiscono le critiche dell’Occidente per le questioni legate al rispetto dei diritti umani, la democrazia e la libertà di stampa, come pure per gli “interventi” in Cecenia e in Tibet.
AMICI E RIVALI – La risposta corale a queste ingerenze esterne è sempre stata che si tratta appunto di “affari interni”. Quindi, il silenzio. Risulta abbastanza chiara anche la volontà del Cremlino di aumentare i rapporti commerciali e politici con l’Oriente, soprattutto a fronte di un latente raffreddamento delle relazioni con Europa e con gli USA. Un aspetto da non sottovalutare è che da Mosca trapela anche un certo livello di timore e rivalità con Pechino, specie nei rapporti con gli Stati dell’Asia Centrale, ex sovietici. È significativo che prima di raggiungere il vicino gigante, Medvedev sia stato in Kazakistan, dove ha incontrato il presidente Nursultan Nazarbayev. Il leader russo ha discusso di cooperazione militare e ha insistito affinché l’ex paese vassallo utilizzi gli oleodotti russi per esportare il proprio petrolio. In parte, l’insistenza è presto spiegata: da tempo è attivo un oleodotto tra Kazakistan e Cina, a dimostrazione del pericolo per la Russia di perdere il controllo sulle sue ex Repubbliche.




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