di Alessandro Bernardini
postato alle 12:49 del 18 giugno 2008 in La rubricaTorna alla home

Nuovi venti di guerra in medio oriente, con la ventilata possibilità di un attacco israeliano alle installazioni nucleari di Teheran. Eppure, proprio in questi giorni, non tira una buona aria tra gli Usa e Israele. Il motivo? Pistacchi iraniani.

La questione israelo-palestinese e mediorientale in genere è complessa, molte volte distorta, analizzata attraverso “i sentito dire”, annosa, triste e spesso soffocata dal sangue. Si scrive e si parla di terrorismo, resistenza, Gerusalemme contesa, Paesi arabi che studiano come eliminare Israele dalle cartine geografiche, Territori Occupati, risoluzioni dell’ONU, Convenzione di Ginevra, Muro dell’Apartheid o Barriera di Separazione, embargo di Gaza, colonie, kassan, attentati suicidi, bombardamenti, check point ecc, ecc. Gaza 1Un eccetera eccetera che è smisurato, più o meno quanto la distanza fra le opinioni di un colono israeliano e un membro di Hamas.

RISSA AL MERCATO - C’è un luogo in cui, però, le distanze si colmano e gli acerrimi nemici diventano incredibilmente alleati. E tutti gli assiomi e le certezze vacillano sotto i colpi di una nuova strana verità. Questo luogo è il mercato. E’ il caso della guerra del pistacchio (!) di questi ultimi giorni. L’AGI il 15 giugno batte questo titolo: “PER I PISTACCHI IRANIANI E’ CRISI TRA USA E ISRAELE”. Anche Il Corriere se ne occupa, il Giornale, APCOM e altri ancora. Cosa?! Qualche settimana fa il presidente Bush in visita alla Knesset aveva reso omaggio al “Popolo Eletto”, alla Terra Promessa e il pieno sostegno Usa ad Israele contro il terrorismo e questa settimana, invece, si sfiora l’incidente diplomatico per l’importazione di pistacchi?! La questione è curiosa e particolarmente esplicativa di quanto il vil denaro (per molti) sia più importante di ogni barriera ideologica e/o religiosa. La settimana scorsa l’ambasciatore statunitense a Tel Aviv Richard Jones ha inviato una lettera di protesta ufficiale al Ministero delle Finanze israeliano. Lettera che arriva anche sulla scrivania di Olmert. Senza mezzi termini l’ambasciatore accusa Israele di violare le sanzioni contro l’Iran (per quella storiella sul nucleare) e la stessa legge israeliana (Trading with Enemy Act) che vieta di fare accordi commerciali con Paesi nemici.

Gaza 2PISTACCHI CONNECTION - Israele - che è uno dei maggiori consumatori al mondo - importerebbe pistacchi iraniani attraverso la Turchia con un sistema di triangolazione. I pistacchi transiterebbero sulla piazza di Ankara, venendo etichettati e poi trasferiti al porto di Haifa. Il Made in Turkey sulle confezioni ammassate nei negozi israeliani sarebbe una bufala perché i pistacchi turchi (a detta del Dipartimento dell’Agricoltura Usa) bastano per l’autosufficienza interna e per qualche affaruccio in Europa e non possono coprire l’ingente richiesta israeliana (20 milioni di dollari l’anno). Gli statunitensi non ci stanno. Si è vero, Israele viola la propria legge e quella internazionale, ma il motivo che proprio non va giù agli Usa è che quei milioni di dollari invece che andare a rimpinzare le tasche dei produttori democratici e repubblicani vanno a finire in quelle di altri e per di più proprio in quelle dei nemici giurati, il satana dei Guardiani della Rivoluzione e di Mahmoud Ahmadineijad. Si, proprio quello della questione Israele-cartina geografica. Così nella lettera dell’infuriato ambasciatore: «Vorrei attirare la vostra attenzione sulla problematica questione delle importazioni illegali di pistacchi iraniani in Israele(…). L’evidenza dei fatti dimostra inequivocabilmente che gran parte se non la totalità dei pistacchi entrati e consumati nel vostro Paese sono di produzione iraniana. Solo noi - sostiene l’ambasciatore - abbiamo libero accesso doganale in Israele garantito da accordi di libero commercio, mentre i prodotti iraniani dovrebbero essere addirittura banditi».

L’EMBARGO SU GAZA… - Ma come? L’embargo non era la forma di punizione per eccellenza necessaria per combattere il fondamentalismo islamico e il terrorismo? L’embargo su Gaza imposto da Israele - da quando Hamas è al potere - sta soffocando 1,5 milioni di persone. Addirittura Condoleezza Rice è recentemente intervenuta per fare da garante a sette giovani studenti che avevano vinto delle borse di studio Fulbright (Il Programma Fulbright é stato ideato nel 1946 dal Senatore J. W. Fulbright per favorire il processo di pace attraverso lo scambio di idee e di cultura tra gli Stati Uniti e le altre nazioni nel mondo). Gaza 3Gli studenti non potevano uscire da Gaza a causa del blocco. Jimmy Carter, ex presidente USA e premio Nobel per la Pace, ormai sulla lista nera di Israele, parla - riferendosi all’embargo su Gaza - di “uno dei più grandi crimini umani sulla Terra”.

…E I SUOI EFFETTI - Il ministero della Sanità nella Striscia di Gaza continua a lanciare allarmi sull’aumento del numero di malati deceduti o a rischio di morte a causa dell’assedio. L’embargo non impedisce i lanci di missili palestinesi che continuano a cadere su Sderot ferendo e uccidendo persone. Un terzo della popolazione di Gaza è disoccupato. L’economia nella Striscia è a pezzi. In aprile 80mila funzionari pubblici si sono uniti agli operai comunali per protestare e manifestare il mancato pagamento degli stipendi da 13 mesi. Anche MSF, un paio di mesi fa, aveva denunciato la gravissima situazione sanitaria causata dell’embargo e dal “doppio conflitto israelo-palestinese e intra-palestinese e da separazioni all’interno del Ministero della Salute”. L’assedio di Gaza fomenta solo vendetta contro Israele e non il mantenimento della sua sicurezza. Invece, al caldo, magari al calar del sole, l’uomo dei piani atomici, del dubbio sull’esistenza della Shoah, il buon Ahmadineijad, si lecca i baffi salati di pistacchio e conta i soldi.

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