Nuovi venti di guerra in medio oriente, con la ventilata possibilità di un attacco israeliano alle installazioni nucleari di Teheran. Eppure, proprio in questi giorni, non tira una buona aria tra gli Usa e Israele. Il motivo? Pistacchi iraniani.
La questione israelo-palestinese e mediorientale in genere è complessa, molte volte distorta, analizzata attraverso “i sentito dire”, annosa, triste e spesso soffocata dal sangue. Si scrive e si parla di terrorismo, resistenza, Gerusalemme contesa, Paesi arabi che studiano come eliminare Israele dalle cartine geografiche, Territori Occupati, risoluzioni dell’ONU, Convenzione di Ginevra, Muro dell’Apartheid o Barriera di Separazione, embargo di Gaza, colonie, kassan, attentati suicidi, bombardamenti, check point ecc, ecc.
Un eccetera eccetera che è smisurato, più o meno quanto la distanza fra le opinioni di un colono israeliano e un membro di Hamas.
RISSA AL MERCATO – C’è un luogo in cui, però, le distanze si colmano e gli acerrimi nemici diventano incredibilmente alleati. E tutti gli assiomi e le certezze vacillano sotto i colpi di una nuova strana verità. Questo luogo è il mercato. E’ il caso della guerra del pistacchio (!) di questi ultimi giorni. L’AGI il 15 giugno batte questo titolo: “PER I PISTACCHI IRANIANI E’ CRISI TRA USA E ISRAELE”. Anche Il Corriere se ne occupa, il Giornale, APCOM e altri ancora. Cosa?! Qualche settimana fa il presidente Bush in visita alla Knesset aveva reso omaggio al “Popolo Eletto”, alla Terra Promessa e il pieno sostegno Usa ad Israele contro il terrorismo e questa settimana, invece, si sfiora l’incidente diplomatico per l’importazione di pistacchi?! La questione è curiosa e particolarmente esplicativa di quanto il vil denaro (per molti) sia più importante di ogni barriera ideologica e/o religiosa. La settimana scorsa l’ambasciatore statunitense a Tel Aviv Richard Jones ha inviato una lettera di protesta ufficiale al Ministero delle Finanze israeliano. Lettera che arriva anche sulla scrivania di Olmert. Senza mezzi termini l’ambasciatore accusa Israele di violare le sanzioni contro l’Iran (per quella storiella sul nucleare) e la stessa legge israeliana (Trading with Enemy Act) che vieta di fare accordi commerciali con Paesi nemici.
PISTACCHI CONNECTION – Israele – che è uno dei maggiori consumatori al mondo – importerebbe pistacchi iraniani attraverso la Turchia con un sistema di triangolazione. I pistacchi transiterebbero sulla piazza di Ankara, venendo etichettati e poi trasferiti al porto di Haifa. Il Made in Turkey sulle confezioni ammassate nei negozi israeliani sarebbe una bufala perché i pistacchi turchi (a detta del Dipartimento dell’Agricoltura Usa) bastano per l’autosufficienza interna e per qualche affaruccio in Europa e non possono coprire l’ingente richiesta israeliana (20 milioni di dollari l’anno). Gli statunitensi non ci stanno. Si è vero, Israele viola la propria legge e quella internazionale, ma il motivo che proprio non va giù agli Usa è che quei milioni di dollari invece che andare a rimpinzare le tasche dei produttori democratici e repubblicani vanno a finire in quelle di altri e per di più proprio in quelle dei nemici giurati, il satana dei Guardiani della Rivoluzione e di Mahmoud Ahmadineijad. Si, proprio quello della questione Israele-cartina geografica. Così nella lettera dell’infuriato ambasciatore: «Vorrei attirare la vostra attenzione sulla problematica questione delle importazioni illegali di pistacchi iraniani in Israele(…). L’evidenza dei fatti dimostra inequivocabilmente che gran parte se non la totalità dei pistacchi entrati e consumati nel vostro Paese sono di produzione iraniana. Solo noi – sostiene l’ambasciatore – abbiamo libero accesso doganale in Israele garantito da accordi di libero commercio, mentre i prodotti iraniani dovrebbero essere addirittura banditi».




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quasi che mi faccio piacere i pistacchi guarda
Che bella storiella eh?
“Siamo figli delle stelle pronipoti di sua maestà il denaro…”
I pistacchi straruleggiano (bel pezzo).
Capisco gli Israeliani. Ho avuto occasione di assaggiare i pistacchi iraniani una sola volta in vita mia (alla fiera del libro di Bologna, allo stand iraniano li offrivano generosamente) e devo dire che sono veramente superiori ad ogni altro pistacchio assaggiato. A parte le facezie, bel post.
Solo una precisazione dall’autore: la settimana scorsa il pezzo sulle bombe sonore ha scatenato una lunga discussione (ben venga) e molte polemiche. Una signora con pochi (pochissimi) argomenti mi ha accusato di essere pagato da non ben precisate organizzazioni terroristiche. Addirittura è stato scritto un comunicato in merito da parte di Honest Reporting. Bene, vorrei sapere dove sono oggi queste persone e perché non scrivono niente sui rapporti commerciali di Israele con Paesi accusati di foraggiare il terrorismo (Iran).
pfffffffffffff, ale quanto sei precisino. Gli sarà sfuggito!
Analisi abbastanza dilettantesca, ma l’aneddoto è simpatico.
grazie, lei è troppo buono!
Grazie Lorenzo. Un aneddoto da 20 milioni di dollari l’anno, una barzelletta certo, peccato che una parte di quei milioni si trasformino in pallottole, uranio e tric e trac. Sull’analisi dilettantesca sono d’accordo, questo è proprio un pivello.