Il farmaco che ferma l’invecchiamento come un elisir di lunga vita

Iil Talidomide, ritirato dal commercio quasi cinquant’anni fa per i gravi danni che provocava sui neonati, è al centro di...

Iil Talidomide, ritirato dal commercio quasi cinquant’anni fa per i gravi danni che provocava sui neonati, è al centro di una ricerca che ne dimostra gli effetti positivi nella lotta all’invecchiamento.

Secondo quanto riportato stamattina dall‘Huffington Post, il 13 dicembre scorso, ricercatori dell’Università della California a San Francisco hanno dichiarato di aver identificato un derivato del Talidomide in grado di ringiovanire il sistema immunitario delle persone anziane. Quando hanno testato il farmaco in piccole dose su colture cellulari prese da 13 pazienti, esso ha stimolato la produzione di una proteina chiamata “citochina” che potrebbe a sua volta ridurre le infiammazioni legate all’età.

UN ANTINAUSEA – Il Talidomide era il famoso farmaco anti-nausea ritirato dal mercato nel 1961 con grande scalpore, dopo che aveva causato gravi effetti congeniti nei neonati. In seguito un derivato del farmaco, chiamato lenalidomide, è stato usato come terapia per alcuni cancri e per la lebbra. Il Dott. Edward J. Goetzl dell’ Università della California a San Francisco sta studiando il farmaco come potenziale rinforzo immunitario. In un comunicato dell’università riguardo lo studio, che sarà pubblicato a gennaio dalla rivista Clinical Immunology, Goetz pone una domanda provocatoria: “Se, a cinquant’anni, i vostri livelli di citochina sono gli stessi di quando avevate 25 anni, probabilmete sarete in salute, ma se sono in discesa, dobbiamo di fare qualcosa. Se potreste prendere una pillola a basso dosaggio senza effetti collaterali non lo fareste?”.  L’anti-invecchiamento è un industria che nel corso degli anni si è attaccata a qualsiasi cosa, dall’ormone della crescita, all’addittivo del vino rosso “resveratrolo” come elisir contro la vecchiaia. Ma, come accade con tutti questi trattamenti anti-età, non è stato ancora effettivamente provato che il lenalidomide rallenti il processo d’invecchiamento.

RINGIOVANIMENTO SÌ, MA CON CAUTELA. Questa è la ragione per cui Goetzl ha immediatamente corretto la sua dichiarazione. “Non pensiamo che sia un farmaco contro l’invecchiamento” ha specificato “in questo stadio non stiamo pensando ad anziani sani”. Il medico ha spiegato che quando ha scritto il comunicato, stava teorizzando ciò che potrebbe accadere in un futuro remoto, a condizione che gli scienziati possano provare le loro ipotesi riguardo gli effetti della citochina sulle persone anziane. Nella ricerca, la squadra di Goetzl ha scoperto che piccole dosi di lenalidomide stimolano la produzione di un tipo di citochina chiamata IL-2 in modi diversi a seconda dell’età: se i pazienti giovani vedono la loro citochina settuplicarsi, i pazienti più anziani arrivano a vedere i loro livelli aumentare 120 volte tanto. I pazienti anziani hanno riottenuto i livelli di Il-2 della gioventù per cinque giorni interi. Goetzl avvisa tuttavia che lo studio attuale ha semplicemente osservato i cambiamenti di citochina in colture cellulari, ma che non basta che qualcosa sembri funzionare nei test di laboratorio, perché sia valida anche sulle persone.

I NUOVI TEST – Il medico e la sua squadra ora stanno lavorando per progettare dei test di lenalidomide su persone reali, con l’obbiettivo di capire se il farmaco può essere effettivamente utilizzato per combattere alcuni disturbi e se sì, come. Per esempio, stanno prendendo in considerazione di dare il lenalidomide ad anziani prima che facciano l’annuale vaccino anti-influenzale e immediatamente dopo, per vedere se se producono più anticorpi rispetto a quanto avrebbero fatto semplicemente con il vaccino. Altri studi potrebbero testare se il farmaco rafforza l’efficacia dei trattamenti standard che vengono somministrati agli anziani per combattere i cancri legati all’età.  Goetzl ribadisce che non è interessato a studiare il lenalidomide come un modo per far tornare trentenni anziani in salute. Tuttavia è stato inondato di e-mail e telefonate di persone sane che volevano firmare per i suoi studi. “non voglio dare false speranze” ha detto lo scienziato, che ha aggiunto che all’età di settant’anni, è in grado di capire come mai le persone cercano la fontana della giovinezza. “Noi proviamo a essere utili, non ci stiamo occupando di longevità” ha concluso.