di Pietro Marmo (marblestone)
postato alle 10:20 del 18 novembre 2008 in La rubricaTorna alla home

In questo articolo cercheremo di sfatare alcune false credenze su un problema molto discusso, ma non fronteggiato in maniera adeguata. La diffusa scarsa educazione stradale, un’informazione allarmistica ma poco mirata e gli investimenti statali inadeguati sono tra i responsabili.

Domenica 16 novembre è stata la giornata mondiale del ricordo delle vittime della strada. Il presidente della Repubblica ha inviato un messaggio raccomandando maggiori sanzioni e un’educazione fin dalla
scuola
. Il ministro dell’Infrastrutture ha promesso che la Gelmini avrebbe inserito l’educazione stradale (si, con questi chiari di luna!) mentre il ministro della giustizia ha promesso dignità ai parenti delle vittime (maggiori risarcimenti?). Al di là però di questi messaggi l’associazione “vittime della strade” denuncia il fallimento dell’obiettivo di riduzione del numero di vittime del 40% in dieci anni e soprattutto che “lo stato italiano ha risposto con un sempre calante presidio del territorio e con un grave ritardo nell’adeguamento degli organici delle forze dell’ordine e delle norme del Codice della strada“.

I FALSI MITI - Oltre all’ impegno calante c’è una mancanza di informazione che coinvolge politici e media, e che lascia gli automobilisti, che maggiormente potrebbero risolvere il problema, alla generica, onnipresente e totalmente inutile raccomandazione alla prudenza. Nascono così i miti: cercheremo con l’aiuto delle statistiche di smascherarne i dieci principali. 10) Le autostrade sono le strade più pericolose. Le autostrade contribuiscono a non più del 10% dei morti in incidenti stradali. Il resto invece viene equamente distribuito tra strade extraurbane e strade urbane. Le strade più pericolose (quelle per cui si ha un tasso di morti per incidente più alto) sono le extraurbane dove spesso si hanno velocità simili a quelle autostradali ma nessun guardrail a dividere le due corsie (l’80% dei morti avviene su strade di questo tipo). Chi quindi mette le cinture di sicurezza solo in autostrada farebbe bene ad allacciarle anche quando sta a due passi da casa. 9) Gli incidenti mortali avvengono soprattutto di notte. Le ore peggiori per gli incidenti mortali sono quelli del ritorno a casa dopo lavoro (dalle 16 alle 19) con una frequenza di morti che è quasi tre volte quelle delle ore della notte. È vero invece che il tasso di mortalità è più alto ma il numero dei veicoli che si muove è molto molto più basso. 8) Il problema dei morti sulle strade è dovuto soprattutto alle stragi del sabato notte. Nelle notti di sabato del 2006 si sono avuti 148 morti, pari ad appena il 2% di tutte le vittime della strada. In particolare anche contando le vittime delle notti del week end non si arriva a quelle delle notti degli altri giorni della settimana. Il fenomeno quindi, strombazzato da tutti i media, è molto meno rilevante di quanto si creda.

LOOK AT YOUR SIDE! - 7) I morti negli incidenti stradali sono dovuti soprattutto agli scontri frontali. Gli scontri frontali sono stati responsabili nel 2006 di 893 morti ma non sono la causa maggiore. Molto di più lo sono stati quelli frontali laterali (di fatto dovuti ad attraversamenti di incroci) e quelli legati alla fuoriuscita di un veicolo isolato. Ciò è dovuto anche al fatto che molte delle protezioni moderne (airbag, cinture, ecc.) si sono concentrate sui rischi frontali. 6) Gli incidenti avvengono soprattutto al SUD dove i guidatori sono più indisciplinati. Guardando alle regioni con il più alto numero di morti si vede subito che al primo posto c’è la Lombardia con 877 (uno ogni 11.000 abitanti o uno ogni 8500 veicoli circolanti) vittime che stacca Lazio (575, uno ogni 9630 abitanti o 8400 veicoli), Veneto (553, uno ogni 8730 abitanti o 6700 veicoli) ed Emilia Romagna (539, uno ogni 7930 abitanti o 6600 veicoli). La Campania (324, uno ogni 18000 abitanti o 13200 veicoli) ha un tasso per veicoli circolanti e abitanti che è quasi la metà delle altre ed è preceduta in valore assoluto anche da Puglia (409, uno ogni 10000 abitanti o 6700 veicoli), Piemonte (404, uno ogni 10000 abitanti o 8700 veicoli), Sicilia (383, uno ogni 13000 abitanti o 10400 veicoli) e Toscana (353, uno ogni 10400 abitanti o 9800 veicoli), dimostrando per assurdo di essere una delle regioni più sicure. Ma ancor più significativo (prendendo Napoli come la città simbolo dell’indisciplina) è che vi siano più vittime nella provincia di Brescia (163) che in quella partenopea (148) nonostante quest’ultima abbia una popolazione e un parco veicoli circolante di ben 2,5 volte superiore. È evidente quindi che, o la repressione dei comportamenti indisciplinati non serve (che è assurdo) oppure che di fronte ad un fenomeno così diffuso di illegalità anche la repressione (percepita più alta al nord) in realtà è molto limitata e non incide che in maniera bassissima sulla prevenzione degli incidenti mortali. 5) I vecchi causano molti incidenti. Se si vanno a considerare l’età dei conducenti morti in seguito a incidente si scopre che si hanno più incidenti in cui sono coinvolti minori di diciotto anni che maggiori di ottanta. In questo ambito non vanno dimenticati i molti, i troppi bambini o ragazzi che muoiono a bordo di un motorino o un’auto che, in base all’età, non potrebbero guidare.

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