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di Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 17 novembre 2008 alle 09:17 dallo stesso autore - torna alla home

“Strumentalizzare l’atroce fine di Eluana Englaro è veramente un’operazione vergognosa”. Le senatrici Paola Binetti del Pd e Laura Bianconi, e il deputato Pierferdinando Casini (sposato, divorziato e risposato) giustamente non usano mezze parole per esprimere questa forte condanna. Le due donne sono giustamente severe: “Un conto e’ aprire un dibattito su questo tema potendo interloquire direttamente con le persone come faremo noi questa sera ad Albenga durante un incontro sul testamento biologico e l’etica di fine vita, altro ingenerare nell’opinione pubblica, sotto l’impulso dell’emotivita’ del momento, questa 20081113 artefatti Eluana, il Tg1 di Riotta si cala le braghe pericolosa deriva ad esprimersi senza le dovute informazioni scientifiche oltre che umane, nel valutare se sia giusto o meno lasciar morire di fame e sete un essere umano come Eluana, che per giorni sara’ sottoposta ad atroci sofferenze”. Voi direte: ma stanno parlando della Chiesa, dei vescovi, di Avvenire, di chi? Niente di tutto questo: stanno parlando del Tg1 di Gianni Riotta, colpevole di ospitare, nella sua pagina web dedicata al caso di Eluana Englaro, un sondaggio con la seguente domanda: “La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro il decreto con il quale la Corte d’Appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino di Eluana Englaro, in stato vegetativo permanente da quasi 17 anni. Sei d’accordo con questa sentenza?”. Il risultato è schiacciante: il 70% è per il sì. Ed è inutile starci a pensare troppo: a Binetti e Bianconi non è che dia fastidio il sondaggio: dà fastidio il risultato. Anche l’altroieri, in un giro di opinioni mostrato in un servizio del Tg4 (diconsi: del Tg4) tra i passanti vicino all’ospedale di Lecco, tre su quattro dicevano che era giusto così: Eluana meritava quella pace.

Perché sul caso Eluana, quasi quanto su quello di Piero Welby, la Chiesa dimostra di essere piuttosto nervosa: la curia del luogo è riuscita a far recedere il Friuli dal concedere una struttura, mentre ieri, per il Piemonte, Mercedes Bresso ha dovuto prima dare l’ok e poi rimangiarselo parzialmente (“Nessuno ci ha chiesto niente, ma se ce lo chiedono siamo qui”) ma non troppo. Insomma, Binetti, Ruini ed altri sono un po’ nervosi: per questo cambiano discorso. Per questo si parla di “atroci sofferenze” in merito alla fine di Eluana, non tenendo conto del fatto che, secondo la letteratura scientifica, “non solo la sospensione dell’idratazione non comporta sofferenze per il paziente, ma può stimolare il rilascio di endorfine e composti biologici dall’effetto anestetico che favoriscono un senso di benessere”. Per questo si annuncia dalle colonne di Avvenire che c’è qualcuno “intenzionato a denunciare i sanitari e i dirigenti che permetteranno che la donna muoia. E non è l’unica cosa che faremo”, anche se di basi giuridiche per una denuncia del genere ce ne sono pochine. Bruno Vespa a Porta a Porta fa vedere un bambino che si è risvegliato dopo 47 giorni di coma, senza sottolineare le differenze nette (ad esempio, quella temporale: 47 giorni contro 6200, ma anche quelle delle condizioni generali) tra i due casi, perché è assolutamente necessario cambiare discorso. Insomma, la bellicosità degli intenti stavolta potrebbe finire frustrata dal fatto che la tesi contraria alla Chiesa sembra aver preso piedo, per lo meno nell’opinione pubblica. L’importante è che venga declinata nella maniera “giusta“, senza “derive laiciste” (come le chiamerebbero loro): tu, in caso di situazione simile, vuoi rimanere attaccato ai macchinari per un centinaio d’anni? Padronissimo, per carità, così come sei padrone di non divorziare o di non abortire. Ma lascia gli altri liberi di scegliere di fare il contrario, se hanno deciso così. Ma per fortuna che c’è mamma Rai, e Gianni Riotta, che si ispira al giornalismo anglosassone very indipendent uatsamericanboy, non ha piegato la testa di fronte all’ansia oscurantista, giusto per smentire quel famoso ex direttore del Tg1 il quale sottolineava che “l’editore di riferimento mio è la Dc” appena una ventina di anni fa. E infatti, l’altro ieri il conduttore Attilio Romita ha dichiarato che il sondaggio non voleva costituire “una rilevazione scientifica, ma indica un pò la temperatura dell’opinione pubblica su una vicenda che ha fatto discutere. Ogni sentenza pronunciata in nome del popolo italiano, cioè di noi tutti – può essere discussa da tutti e che a nessuno di noi, non importa quanto semplice, mancano le qualità umane per ragionare secondo coscienza su vita e morte”. Poi, ovviamente, il sondaggio è stato tolto dal sito, mentre tutti gli altri – eccone uno a caso – sono ancora lì.

Da notare, assolutamente, la vena poetica di Luigi Ruffolo sulla vicenda Daniele Capezzone – Marco Travaglio , di cui s’è occupato anche Luigi Castaldi, biografo della prima ora dell’oggi portavoce del Popolo delle Libertà. Divertentissima anche la polemica che sta ballando tra Carlo De Benedetti e Francesco Gaetano Caltagirone, che – a dimostrazione del fatto che in Italia la libertà di stampa è vigilata – rimbalza ovviamente tra i due giornali proprietari. Siccome si tratta di litigi da asilo, usiamo la logica dei bambini: aveva cominciato Repubblica con un articolo di Alberto Statera per il quale Calta annunciò querela; ha risposto ieri il Messaggero con la tecnica dello specchio specchietto “immobiliarista io? Ce sarai!”, accusando l’ingegnere di “speculazione in piena regola” in quel di Aprilia. A breve – sussurrano i bene informati – si incontreranno da bimbo a bimbo all’Ok Corral per tirarsi le trecce . Ah, che bella cosa la libera stampa!

(Vignetta di Artefatti)