Cultura

Amiche mie

17 novembre 2008

Doveva essere il Sex and the city italiano, ma se togli il sex e la city, con l’ ‘and’ non ci si fa granché. Se ne accorgeranno gli sceneggiatori Mediaset?

“Senza satellite”: la rubrica-antologia di tutto quello che si è costretti a vedere quando non ci si può permettere la pay-tv. A Cura di Galatea.

Chi trova un amico, si dice, trova un tesoro. Chi invece si imbatte in Amiche mie, fiction di Canale 5 che è stata presentata come una sorta di incrocio fra Sex and the City e Desperate Housewife, al massimo si trova davanti ad una gran delusione. Perché si sa, la fiction italiana ben raramente, per non dire quasi mai, riesce ad eguagliare anche solo di lontano quella degli Stati Uniti. Ma qui siamo ben oltre la normale bruttezza dei telefilm di casa nostra: finché a recitare i ruoli di improbabili carabiniere sono la Arcuri o la Canalis, passi; ma fa rabbia, quando non proprio male al cuore, vedere attrici di una certa bravura e intelligenza, come una Margherita Buy, Luisa Ranieri, Elena Sofia Ricci e Cecilia Dazzi che vengono buttate allo sbaraglio così, nel vuoto di una sceneggiatura e di una regia che non hanno mai una miserabile bottarella di vita, un tentativo di guizzo, per quanto scontato, o, almeno, valorizzano una battuta degna di una risata, magari anche scema.

QUELLA CHE MANGIA GLI UOMINILa serie dovrebbe essere incentrata sulle avventure e disavventure sentimentali di un gruppo di amiche quasi quarantenni, pressappoco single o pressappoco sposate (nel senso che le single hanno relazioni bislacche che vorrebbero trasformare in stabili, e non ci riescono, le sposate hanno relazioni stabili che vorrebbero rompere, e non ci riescono): raccontarle, con ironia e verve, dovrebbe essere la missione del telefilm. E qui cominciano i dolori. Perché per raccontare storie di donne, anche se con il tono della commedia brillante – o meglio, soprattutto se si decidono di usare i toni della commedia brillante – bisognerebbe avere una pallida idea di come siano le donne nella realtà. Invece le protagoniste della serie sono, nella migliore delle ipotesi, dei riassunti mal fatti dei tic che un redattore maschio, stanco e frustrato di una rivista di moda di quart’ordine attribuisce alle donne, personaggi che conosce così, per sentito dire. C’è la single sciupamaschi che si impelaga sempre in relazioni con uomini sbagliati e, naturalmente, non può che fare la giornalista d’assalto. Che gli uomini la piantino è comprensibile, dato che la ragazza è isterica, passa il tempo a minacciare di sfracelli al cellulare l’ex che l’ha mollata o a sedurre il suo capo, peraltro bruttarello e già sposato, e poi rammaricarsi perché questi la tratta come un’amante (Ciccina, lo sei, mettiti il cuore in pace!). Luisa Ranieri, che di solito è una delle poche belle dello schermo in grado di recitare anche, di fronte a questo personaggio non sa che pesci pigliare, e la si può ben capire, povera figliola: Carry Bradshow, tagliente e fragile, fa commuovere quando sbarella per Mister Big, perché è sorretta da una sceneggiatura e da un fuoco di fila di battute, che delineano un personaggio a tutto tondo, con ombre e chiaroscuri, in cui il telespettatore si identifica: quando invece Marta, così si chiama la mangiauomini nostrana, passa mezza puntata a comportarsi come una adolescente rincretinita e,confidandosi con l’amica, spiega, serissima, che lei arriva sempre all’orgasmo con i partner perché si “innamora sempre“, l’unico riflesso che scatta nello spettatore è quello di destinare a sei mesi di lavori socialmente utili chi scrive certe battute.

…E IL RESTO - Peggio che peggio il personaggio affidato alla Buy, cioè una timida introversa che non è mai riuscita a provare l’orgasmo e diventa segretaria nello studio di un sessuologo, per cui si prendere una cotta. Solo la innata bravura della Buy riesce a far provare tenerezza per questa macchietta ridicola e rendere credibili dialoghi che fanno parere, in confronto, i copioni delle recite parrocchiali drammi elisabettiani. Quanto alla trasgressione, lasciamo perdere: si trovano scambi di battute più piccanti nei romanzi di Liala e le “confidenze hot” sugli uomini che le protagoniste della serie si scambiano farebbero mettere le mani nei capelli alla più imbranata delle nostre nonne. Sui personaggi maschili della serie, è meglio stendere un velo pietoso. Qui lo stereotipo trionfa e spopola. L’idea di fondo è che, per scrivere un telefilm che piaccia alle donne, si debba necessariamente presentare dei personaggi maschili non solo gratuitamente stronzi, ma soprattutto privi di qualsiasi fascino. Così gli uomini delle amiche sono tutti insensibili, stupidi, volgari, fedifraghi, deboli, lagnosi, complessati, noiosissimi, privi di tatto, sensibilità, intelligenza, persino di un gratuito barlume di buonsenso. Non si capisce, ma proprio non si capisce, perché le “amiche” si intestardiscano a volerci rimanere assieme, anzi, pensino persino di esserne innamorate. Informate gli sceneggiatori che è vero che noi donne amiamo spesso gli stronzi, ma questi non lo sono neppure: sono solo una manica di pateticisfigati che le donne reali scamperebbero come la peste al solo incrociarli per strada, perché le donne reali possono essere magari masochiste, ma così stupide no.

28 commenti a Amiche mie

  1. “Invece le protagoniste della serie sono, nella migliore delle ipotesi, dei riassunti mal fatti dei tic che un redattore maschio, stanco e frustrato di una rivista di moda di quart’ordine attribuisce alle donne, personaggi che conosce così, per sentito dire.”

    Non sono d’accordo!
    La bellezza della recitazione è: entusiasmo, gioia, divertimento.
    Recitare è giocare…e le protagoniste di “amiche mie” son bravissime a calarsi nella “banalità inesistente dell’essere femminile”!
    Un attore è bravo a far apparire “vero il falso”…e quasi “falso il vero”!
    Ben vengano commedie alla Bridget Jones! :)

  2. Sta a sex and the city come berlusconi sta a un politico serio

  3. Ben vengano le commedie alla Bridget Jones se sono scritte bene come Bridget Jones.

  4. Massimiliano

    La verità è che la fiction italiana fa piangere. Non riesco a capire come certa gente si voglia così male ed abbia un’autostima così bassa da guardare certi film per lobotomizzati.

  5. Dipende tutto da come viene intesa la cosiddetta fiction in Italia. La buona fiction all’estero è pensata come uno stimolante, al contrario da noi è intesa come un sedativo. E funziona. Perciò i soldi di Mediaset se sono stati investiti con questo intento sono stati spesi bene.
    Agli assuefatti alla sedazione si può propinare qualunque cosa. Sorridono sempre.

  6. Rado il Figo

    La Canalis non faceva il carabiniere, ma la sorella di un carabiniere.

  7. PINA

    MI SONO MOLTO DIVERTITA A GUARDARE LE DUE PUNTATE DI AMICHE MIE! PER ME NON è NATA AFFATTO COME SEX AND SITY ALL’ITALIANA, MA SEMPLICEMENTE COME LA STORIA DI 4 AMICHE CHE SI RITROVANO A VIVERE UN’ETA’ ” TRENTA-QUARANTA” IN CUI SI FA UN PO’ LA RESA DEI CONTI, IL RACCONTO è LEGGERO, LE MUSICHE LE TROVO MOLTO AZZECCATE E IN PIù MILANO MI SEMBRA ADDIRITTURA BELLA!

  8. Maria Luisa

    Questo tentativo estremo di paragonare AMICHE MIE a SEX&THE CITY dibattendo punto per punto le differenze, mi sembra totalmente inappropriato oltrechè inutile.
    Vorrei qui ricordare che, in Italia, suddetto telefilm è andato in onda in seconda serata, ovvio che per un programma in prime time i “toni” dovessero essere decisamente smorzati.
    Con mio grande stupore l’articolo a cui rispondo è stato scritto da una donna.
    Credevo si trattasse di un uomo.

  9. Giovanna

    Faccio notare a Mariangela che quelli più volte definiti come sceneggiatori sono – tranne uno – sceneggiatrici, che il soggetto di serie è firmato da tutte donne e che la produzione creativa è di una delle autrici del soggetto. Prima di disprezzare una serie – sembra – per partito preso, una giornalista avrebbe il dovere di informarsi e leggere con cura almeno i titoli.

  10. “Faccio notare a Mariangela che quelli più volte definiti come sceneggiatori sono – tranne uno – sceneggiatrici”

    dal tuo commento evinco che trattasi di gruppo di persone tra le quali c’è un maschio. Spiace per te, ma in quel caso la lingua italiana vuole che si utilizzi il genere maschile. Prima di disprezzare gli articoli, una commentatrice avrebbe dovere di comprendere le elementari regole dell’italiano.

  11. MARISA FORTE

    Gradirei tanto sapere quale vita sentimentale abbia condotto la pregiatissima esecutrice dell’articolo, quali programmi sia solita visionare in prima serata, quale idea abbia o si sia fatta dei ritmi, dei colori, delle battute di una fiction…. Trovo estremamente povero di contenuti il suo articolo che sembra nato con la precisa intenzione di massacrare, ma analizzando i motivi con cui pretende di dimostrare le sue tesi, … sto ancora cercando gli argomenti “seri” con cui la giornalista Mariangela Vaglio(donna….) pensa di aver esposto un’analisi del caso “Amiche mie”.

  12. “Gradirei tanto sapere quale vita sentimentale abbia condotto la pregiatissima esecutrice dell’articolo,”

    e questo cosa c’entra con ciò che scrive?

    “quali programmi sia solita visionare in prima serata,”

    quelli di cui scrive qui, mi pare ovvio

    “quale idea abbia o si sia fatta dei ritmi, dei colori, delle battute di una fiction….”

    ma che è, un esame? Prima almeno tira fuori il curriculum.

    “Trovo estremamente povero di contenuti il suo articolo”

    e allora che lo commenti a fare?

    “che sembra nato con la precisa intenzione di massacrare”,

    si chiamano stroncature, e ne esistono assai sui giornali.

    “ma analizzando i motivi con cui pretende di dimostrare le sue tesi, … sto ancora cercando gli argomenti “seri” con cui la giornalista Mariangela Vaglio(donna….) pensa di aver esposto un’analisi del caso “Amiche mie”.”

    cito dall’articolo: “Ciò che più infastidisce, nella serie, non è la sua estrema banalità o la sua aria tremendamente pretenziosa, ma l’incapacità da parte degli sceneggiatori di scrivere una cosa che sia, appunto, una sceneggiatura. Pazienza non saper creare un vero personaggio, ma il mestiere dovrebbe far sì che si sia almeno in grado di delineare bene un carattere da commedia. Invece no. Non ci sono dialoghi, non ci sono battute, il ritmo latita, non c’è nemmeno l’occhio per ritrarre un ambiente: Milano non è New York, ma non può essere neanche ridotta allo sfondo male in arnese di un teatro di posa affittato ad ore, in cui i personaggi vagano senza un perché e senza un senso, affacciandosi di tanto in tanto da una casetta con ringhiera che dovrebbe testimoniare la realisticità dell’ambientazione meneghina”.

  13. MARISA FORTE

    … Uno spettatore “qualsiasi” che – senza la pretesa di salire sulla cattedra – commenta “alcuni” percorsi dell’articolo, che trova intenzionalmente ed essenzialmente stroncanti e conseguentemente si pone delle domande del tutto naturali e spontanee, si aspetta probabilmente risposte e commenti argomentati, non trova? Ma simpaticamente La ringrazio per le risposte … Quella del curriculum poi,… è davvero sublime e divertente. :-)

  14. “… Uno spettatore “qualsiasi” che – senza la pretesa di salire sulla cattedra – commenta “alcuni” percorsi dell’articolo, che trova intenzionalmente ed essenzialmente stroncanti e conseguentemente si pone delle domande del tutto naturali e spontanee, si aspetta probabilmente risposte e commenti argomentati, non trova? ”

    Non esattamente. Ciascuno ha quel che si merita. Ad esempio, se ridicolmente chiede qual è la “vita sentimentale” di chi scrive l’articolo che sta commentando, le si risponde a tono.

  15. MARISA FORTE

    Peccato scambiare le impressioni per un Processo (“Ciscuno ha quel che si merita”…divertente anche questo commento). Un’ultima precisazione. “ironicamente” si chiede quale sia la “vita sentimentale” e non “ridicolmente”. Punti di vista. Con stima, naturalmente, chiunque Lei sia.

  16. Peccato che quando uno ha scritto “Gradirei tanto sapere quale vita sentimentale abbia condotto la pregiatissima esecutrice dell’articolo” è difficile tentare di far passare poi il tutto per della semplice ironia. Secondo me, hai semplicemente offeso qualcuno che nemmeno conosci, rendendoti ridicola. Punti di vista.

  17. MARISA FORTE

    Sono io quella che “offende” chi nemmeno conosce e si rende ridicola? Mi dispiace per questa singolare interpretazione, ma ne terrò conto.

  18. Sì. hai offeso personalmente un individuo parlando della sua “vita sentimentale” e dicendo altre amenità sopra analizzate perché l’articolo che aveva scritto stroncava una cagata di telefilm. Tienine pure conto.

  19. MARISA FORTE

    Esattamente. Terrò conto che ci sono persone come Lei che, dando del tu a chi non conoscono, si soffermano e si accaniscono a vedere offese che non esistono.

  20. “Gradirei tanto sapere quale vita sentimentale abbia condotto la pregiatissima esecutrice dell’articolo,”, marisa forte, ore 10 04

    continuare a insistere non ti porterà a cancellare quello che hai detto. Continua pure a tenerne conto, è divertente :D

    “si accaniscono” guarda che nessuno ti costringe a rimanere qui, eh?

  21. Siamo tutti entusiasti del fatto che la sig.ra / sig.na Marisa Forte abbia avuto una appagante ed entusiasmante vita sentimentale, e un po’ ci teneva anche a farcelo sapere. ‘nnamo avanti, va’.

  22. just, non la prendere in giro. Sennò ne “tiene conto”.

  23. Non la prendevo in giro.
    Ironizzavo :D

  24. gloria

    ot informativo:vorrei solo dire che per rispettare la netiquette Marisa Forte avrebbe dovuto scrivere il suo nome in minuscolo.

  25. tolly

    in risposta al commento di mariangela che mi scuso ma non so neanche chi è( e già questo mi condanna come banale e comune donnetta ) devo dire sinceramente che di solito le fictions italiane non mi piacciono ma questa mi ha toccato il cuore, forse proprio per la sua semplicità che riflette bene a modo mio i sentimenti di migliaia di quarantenni comuni e banali che non si ritroverebbero certo in una commedia alla sex and the city(dopotutto siamo italiane e non americane e fiere di esserlo comunque con radici di cultura e di femminismo diverse che la globalizazzione non può ignorare e che è giusto rispettare) Chi l’ha detto che per piacere bisogna per forza trasgredire o essre volgari o sopra le righe fino al ridicolo come le serie americane ? Quelle si che sono fuori dal mondo o forse dal nostro mondo le cui ancora buone poche cose difendo a spada tratta. E se anche non è tutto perfetto in quanto a sceneggiatura o dialoghi o quant’altro a me ha trasmesso qualcosa di buono ed è molto di più di quello che altri lavori ritenuti più importanti sono riusciti a fare

  26. cordapazza

    già, che importa se è scritta male, se la sceneggiatura e i dialoghi non sono perfetti o almeno decentemente curati, se è “semplice”? l’importante è che parli al cuore, che comunichi buoni sentimenti, che sia edificante e rassicurante nella sua (supposta) riconoscibilità prsicologica, no?
    le buone cose di pessimo gusto, direbbe gozzano…

  27. tolly

    io direi piuttosto le cose piccole e serene , per dirla alla Gozzano e fra queste primariamente il cuore di cui in questo mondo senza più valori ci si dimentica , e poi quando guardo la tele o leggo un libro a me interessa come questo mi fa sentire al di là di qualsiasi analisi psicologica o pseudo freudiana e da qualsiasi considerazione
    da nobel. E se parla al cuore ha raggiunto il suo scopo

  28. Barbara

    AMICHE MIE A ME E’ PIACIUTO MOLTO
    LORO SONO FANTASTICE OTTIME ATTRICI E ANCHE SE QUALCHE VOLTA FANNO PARTI UN PO’ PIU’ LEGGERE MA CHI SE FREGA VA BENE COSI’
    COLONNA SONORA FANTASTICA
    ” I LOVE YOU” E’ SPLENDIDA
    PER ME UN OTTIMO LAVORO

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