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pubblicato il 18 giugno 2008 alle 11:11 dallo stesso autore - torna alla home

Ci siamo. Giulio Tremonti vara la prima Finanziaria del Berlusconi 4, in anticipo rispetto al passato. La “manovra” per il triennio 2009-2011 sarà approvata oggi dal Consiglio dei Ministri per complessivi 34,8 miliardi. Nel 2009 sarà di 13,1 miliardi. Qualche fuoco d’artificio, tagli alla finanza locale. Ma a guardar bene, poco coraggio e poca sostanza.

Con una certa fretta, perchè Italia – Francia incombe e tutti hanno fretta di andarsela a vedere, il governo ha illustrato ieri pomeriggio la manovra contenuta nei documenti del “Piano triennale per la stabilizzazione dei conti pubblici, la perequazione tributaria e lo sviluppo economico” ai rappresentanti di Regioni ed Enti Locali. Incontro che si è chiuso con un nulla di fatto e un rinvio ad oggi, con tanto di nervosismo finale di chi aveva fatto chilometri per trovarsi davanti soloI tagli pagine bianche.

NUMERI – Il governo inizia confermando l’obiettivo di un rapporto tra deficit e pil per il 2008 al 2,4%, dopo che la Ragioneria dello Stato aveva attestato un lieve peggioramento nel 2008. E informa che verranno emanati oggi pomeriggio due decreti legge e un disegno di legge. Il primo per la manovra correttiva, con effetto già per il 2008: circa 3 miliardi di euro complessivi (forse un po’ meno), in parte a carico di banche e assicurazioni, probabilmente con un inasprimento dell’Irap (ma non la voleva abolire, il prof. Tremonti?), in parte con la Robin Tax sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, e in parte con altre quisquilie: per riportare il deficit tendenziale all’obiettivo del 2,4 per cento. Il secondo DL per la manovra vera e propria, quella che deve portarci al pareggio di bilancio entro il 2011, accompagnato da un disegno di legge per i provvedimenti per lo sviluppo. “Bene”, dicono i presidenti e i sindaci. “Ci spiegate che cosa contiene?” Si parla di soprattutto di un pacchetto di tagli per gli Enti locali (a cominciare dal settore dei servizi pubblici). Più o meno 3,4 miliardi di euro di tagli: circa 1 miliardo dalle Regioni a Statuto ordinario, circa 600 milioni da quelle a Statuto speciale, 360 milioni dalle province e quasi 1,5 miliardi dai Comuni. Un altro miliardo arriverà, sempre dalle Regioni, con la stretta sulle risorse per la Sanità. Queste le cifre. Ma entrando nel merito?

EFFETTI SPECIALI – Qui il governo diventa più sfuggente. Qualcuno borbotta: “Ma che pensate di fare? Che tagli si dovranno fare?”. C’è l’idea di cancellare le Comunità Montane, con la devoluzione di funzioni a Consorzi o Unioni volontarie di Comuni. Sempre che la lobby della montagna, non si metta di traverso come successe anche al governo Prodi. Sembra certa la soppressione delle Province nelle 9 aree metropolitane. Qualcuno dice: Costituzione Italiana permettendo, s’intende! Il borbottio cresce: Ma lo Stato che fa, oltre che tagliare i trasferimenti alla finanza locale? Il governo risponde a mezza bocca: ci dovrebbe essere la sforbiciata ai conti delle amministrazioni pubbliche, prevista anche dal pacchetto Brunetta, che dovrebbe far risparmiare alle casse dello Stato altri 3 miliardi di euro. Un po’ di blocco del turnover, forse un congelamento del piano di stabilizzazione dei precari e più rigore nelle consulenze. Cose già viste, in verità. E tutte da verificare come efficacia. E il resto? Altre risorse, per 4 miliardiSoldi, potrebbero venire da un pacchetto consistente di dismissioni delle caserme già passate dal demanio. Si sussurra poi anche di un giro di vite per le invalidità civili, ed è in discussione il prestito straordinario per Roma, città in difficoltà per il “buco” nelle casse comunali. Il ddl sui cosiddetti “interventi per lo sviluppo” conterrà un po’ di tutto, a partire da temi caldi come i criteri di localizzazione per le nuove centrali, forse il divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, liberalizzazioni varie ed altre cose, e seguirà l’iter parlamentare “tradizionale”. Verrà di fatto scavalcata la sessione di bilancio di settembre che dovrebbe occuparsi, nelle intenzioni del governo, del famoso Federalismo fiscale. E l’esecutivo sottolinea che il livello complessivo della pressione fiscale resterà stabile: le tasse, per il momento, non salgono, ma nemmeno scelgono. Giù le tasse sarà per ora solo uno slogan.

POCA SOSTANZA – Mentre la sala mormora, e qualcuno chiede di entrare nel merito dei problemi, viene in mente che a guardarla proprio bene, la manovra di Tremonti non sembra particolarmente coraggiosa, anche se è di sicuro effetto mediatico. Per quel che s’intravede, punta più sui tagli di spesa che sulle entrate, ma i tagli sembrano essere quasi esclusivamente quelli per la finanza locale. Niente razionalizzazioni della spesa dei vari ministeri, che infatti già piangono cassa, anche sui giornali. I tagli agli Enti locali invece sono facili, ed hanno effetto immediato sul bilancio dello Stato. E diventano patate bollenti per i Sindaci e per i Presidenti di Regione, che poi sono pure quasi tutti di sinistra, a parte Formigoni e Galan, ai quali però, sussurra qualcuno “in fondo ben gli sta, così magari si danno una calmata, visto che hanno smanie di protagonismo “romano. Sindaci e Presidenti di Regione si arrabbiano di fronte allo sgarbo istituzionale di mettere Regioni e Enti locali di fronte al prendere o lasciare di un Decreto Legge che verrà varato oggi pomeriggio e che a loro non viene fatto neppure vedere.

TREMONTI NON PERDE IL VIZIO – Ma i presidenti rosicano anche perchè Tremonti, che adesso parla con la voce di Giuseppe Vegas, potente sottosegretario all’Economia, sembra voler insistere nei tagli predeterminati a partire dai tetti di spesa storica, in modo indistinto per tutti gli enti locali, senza applicare meccanismi di premialità per i più virtuosi, quelli che i tagli li hanno già fatti negli anniGuardie e ladri passati. E fa un po’ arrabbiare anche i suoi amici lombardi, perchè così si favoriscono gli enti più spendaccioni, anziché chi ha già razionalizzato. Formigoni, Galan e gli altri Presidenti rosicano pure per la revisione di patti ed accordi già stipulati (il Patto per salute relativo ai fondi per la Sanità, il patto sul Trasporto Pubblico Locale, il Fondo nazionale per la non autosufficienza, il pacchetto-casa, il blocco dei tickets sanitari, ecc.) con il precedente Governo, che salterebbero. E per qualche sistema sanitario regionale sarebbero guai. Ma tanto lo dovranno spiegare i Presidenti ai loro cittadini. Siamo o non siamo un paese federalista? E rosicano pure per l’ennesimo blocco dell’autonomia impositiva per Regioni ed Enti Locali. Ma allora non siamo un paese federalista! Insomma, ieri sera niente di fatto. Buio in sala. Non ci siamo, ci si rivede stamattina, e chissà quante telefonate saranno corse nella notte, dopo Italia-Francia.

SI PUO’ FARE DI PIU’ – Quanto alle entrate, la creatività impera. Ben 4 miliardi sarebbero previsti (fino ad oggi, almeno) per dismissioni delle carceri. Difficile, a meno che non si pensi, dopo la geniale idea della Patrimonio SpA di qualche anno fa, di fare come per il carcere di Alcatraz: trasformare le carceri in alberghi extra lusso, magari per gli ex furbetti del quartierino. Insomma, da un Governo appena insediato, che ha promesso di cambiare l’Italia, e ha una maggioranza in grado di fare sfracelli, ci si aspetterebbe più coraggio. Ad esempio, prendendo spunto dai tanti suggerimenti del Libro verde sulla spesa pubblica varato alla fine della scorsa legislatura da Tommaso Padoa Schioppa, che indica molte cose su cui limare, tagliare, risparmiare. Ma lì c’erano da fare molte cose di sostanza, appunto. A meno di improbabili colpi di teatro dell’ultimo minuto, sempre possibili visto il senso dello spettacolo di Berlusconi e Tremonti, la manovra che oggi pomeriggio (forse) vedrà la luce non sembra essere il colpo d’ala di inizio legislatura. Farà forse contenti i distrattissimi burocrati di Bruxelles, che hanno il vizietto (pure loro!) di criticare le manovre ma di non guardare attentamente dentro le cifre. Ma le basi per una vera inversione di tendenza, quella che servirebbe, non sembrano intravedersi.