Il futuro della Lega, senza Berlusconi
16/12/2010 - La recente crisi del centrodestra ha riaperto il dibattito sul destino del movimento bossiano Le ultime vicende del governo Berlusconi hanno evidenziato un fatto ormai noto da molti mesi. Il vero azionista della maggioranza di centrodestra è Umberto Bossi, la
La recente crisi del centrodestra ha riaperto il dibattito sul destino del movimento bossiano
Le ultime vicende del governo Berlusconi hanno evidenziato un fatto ormai noto da molti mesi. Il vero azionista della maggioranza di centrodestra è Umberto Bossi, la cui Lega Nord è de facto il polmone artificiale che ancora tiene in vita l’intero Pdl chez Arcore. I colonnelli padani però sanno che anche il sodale Silvio ha imboccato il viale del tramonto, e gli spettacolari risultati del partito sono a rischio nel breve medio termine. Le strategie sul futuro sono divaricanti, e solo la leadership bossiana rende ancora compatto un partito in realtà profondamente diviso al proprio interno.
ORTODOSSIA LEGHISTA – L’ultimo partito leninista in Italia, al di là dei microgruppi comunisti, è la Lega. La supremazia di Umberto Bossi non è mai stata in discussione, neanche nei tempi cupi di inizio decennio, quando il partito non era riuscito a superare o sbarramento del 4% alle nazionali del 2001, e molte amministrazioni locali erano state perse dopo l’accordo, indigesto nelle fase iniziale alla base leghista, con il centrodestra di matrice berlusconiana. Neanche la lunga malattia di Bossi aveva aperto il dibattito sulla successione, e l’inossidabile accordo con il leader dell’allora Forza Italia aveva permesso alla Lega quella libertà di manovra e di smarcamento che ha poi permesso al partito padano di posizionarsi politicamente in ambiti molti redditizi dal punto di vista elettorale, come poi successo a partire dal 2007. La struttura della Lega si basa su una intoccabile gerarchia interna, che parte dalla parola di Bossi e finisce con il più totale rispetto alle decisioni prese dagli organismi inferiori. Nel movimento padano non si sgarra, e si entra solo dopo aver aderito come sostenitore e aver superato il periodo di prova. Una prassi di selezione della base mutuata dall’antico Pci, così come l’assoluta aderenza alla linea interna ricorda molto il centralismo democratico di leninista memoria. Quest’impostazione si è retta però sulla leadership di Bossi, l’uomo che dal nulla ha creato il partito diventato egemone nella zona più ricca del Paese.













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Gli elettori della LEGA aumenteranno ancora x diversi anni, la cooperativa
che metteranno insieme a sinistra non ricevera’consensi in quanto l’elettore
italiano è tutt’altro che sprovveduto