Dalle occupazioni al corteo: voci, suoni ed immagini dal movimento studentesco
14/12/2010 - Tutto in 24 ore, dall’occupazione festosa agli eccessi della polizia e dei black block in via del Corso. Un movimento che è già una generazione si presenta all’appuntamento più importante della sua vita. La giornata del manifestante inizia la notte.
Tutto in 24 ore, dall’occupazione festosa agli eccessi della polizia e dei black block in via del Corso. Un movimento che è già una generazione si presenta all’appuntamento più importante della sua vita.
La giornata del manifestante inizia la notte. La sera, il giorno prima della manifestazione. Le università italiane sono vive. Ci aggiriamo per la notte della Sapienza, l’ateneo romano, occupato in maniera massiccia: ovunque, luci accese. Medicina e Matematica, poi Lettere e dietro Biologia. Giurisprudenza, Geologia, Scienze, Fisica, Scienze Politiche: tutta la città universitaria è sveglia. Cineforum in tutte le facoltà, a Matematica c’è una rassegna che spazia da Sabina Guzzanti a Gian Maria Volontè; a Lettere il giornalista di Repubblica Curzio Maltese e la collaboratrice dell’Unità Igiaba Scego duettano in una iniziativa pubblica. L’aula Francesco Calasso di
Giurisprudenza è in assemblea, a seguire si proietta la puntata di “Blu Notte” di Carlo Lucarelli sui fatti del G8 di Genova, nel 2001. Perdigiorno? Forse. Certo qualcuno tirerà tardi. Ma la linea è dettata da un manifesto affisso sui muri delle facoltà: quello dell’assemblea di Matematica recita: “E a una cert’ora tutti a dormire, che domani c’è la manifestazione. Concentramento ore 930, a piazzale Aldo Moro.”
MEGAFONI – La mattina dopo gli occupanti che hanno dormito nelle facoltà sono negli atri degli edifici con il megafono ad intercettare gli studenti che si dirigono a lezione. Qualcuno magari non sa del corteo. Di questa esigua percentuale, forse qualcuno accetterà di boicottare per un giorno la vita accademica per partecipare alla mobilitazione. Chissà: saranno in pochi, lo sanno. Ma qui chi porta il megafono lo fa perché ci crede. La convinzione di questa lotta è palpabile nei volti degli organizzatori. Si potrà sostenere che si è distanti dalle loro azioni e dalle loro pratiche politiche. Magari le idee propagandate non piacciono. Ma l’onore delle armi agli studenti che si sono presi in spalla la responsabilità e tutto il peso dell’organizzazione della prima mobilitazione studentesca dell’era digitale, sarebbe malafede negarglielo. Tavoli ammassati, sacchi a pelo e stuoie in materiale sintetico popolano le aule occupate delle facoltà dove gli studenti hanno passato la notte. Il mondo, loro pensano, si divide in due: quelli che potranno dire di esserci stati, e quelli che non potranno dirlo.













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Occupazione festosa, eccessi della polizia, e cosi’ ci siamo ciucciati un altro articolo di propaganda.
Per fortuna non leggo solo giornalettismo ma diverse fonti.
purtroppo nei cortei “pacifici” si intrufola sempre un gruppetto di ragazzi che approfittano della situazione per sfogare la loro rabbia. Io condivido lo sciopero pacifico ma non la violenza in nessun caso.