di Abramo Rincoln (Abr)
postato alle 11:23 del 14 novembre 2008 in EsteriTorna alla home

Ha vinto lui, e mo’ so cavoli: per chi ha perso - e come direbbe Mourinho questo è normale, “guai ai vinti” vale dalla notte dei tempi -  ma stavolta vale anche per chi crede di aver vinto.

Controcorrente è la rubrica periodica di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Warning: può causare allergie, nausee, sonnolenza e dare assuefazione.

I labirinti della psicologia di massa saranno pure sempre quelli ma  a volte risultano francamente sorprendenti: ha ragione il Divino Giulio (non Andreotti ma) Cesare che nel De Bello Gallico affermava che la gente ama credere a ciò che desidera sia vero… Ad esempio, come avranno fatto le gerarchie cattoliche ai Dems non ostili per usare un eufemismo, esattamente come in Vèneto e in Lombardia Orientale, a non aver chiara una delle poche posizioni esplicite di Obama e del suo partito, favorevoli a un blairiano no controles nella ricerca sulle staminali? E adesso protestano?! Che razza di processo  di sdoppiamento quasi schizofrenico avran dovuto auto imporsi i gay californiani e i loro supporter liberal, per votare Obama e in contemporanea l’abolizione della Proposition 8 (che definisce “matrimonio” l’unione tra due persone di sesso diverso ), pur sapendo che il futuro presidente s’era apertamente dichiarato favorevole al suo mantenimento? Di fatto sul tema specifico ha vinto 52% vs. 47% una apparentemente inedita alleanza mormoni-neri-ispanici, in uno Stato ultra Dems. La schizofrenia liberal tuttavia continua: non potendo certo prendersela con neri e ispanici per evidenti motivi, ora dicono “è stata tutta colpa dei mormoni”. Questa è la voce da pogrom che percorre Frisco, dall’esclusiva Nob Hill fino ai cottage frikkettoni di Sausalito, tanto che ora nel Sunshine State gridano “boycott Utah”, lo Stato-Casa dei Mormoni e di alcuni tra i resort vacanzieri più frequentati dai California boys&girls.

FUGHE IN AVANTI - Del resto è difficile nascondersi che questo Presidente è un autentico puritano: da giovane una volta mollò gli amici e se ne andò da una festa nel momento stesso in cui entrò una lap dancer, quasi come avrebbe fatto Bill Clinton …  ma tant’è. Ubriacati dal mito prefabbricato del “landslide” (Obama ha vinto per 5 milioni di voti circa, esattamente quanto Bush 4 anni prima, quando s’era creduto sino all’ultimo che avrebbe vinto Kerry), forse non molti hanno riflettuto che, aldilà dei simbolismi non parrebbe granchè vero che l’America abbia voltato pagina nelle sue convinzioni profonde. L’elezione in soldoni è stata determinata dal voto nero -  e ciò è “pre politico”, sarebbe stato lo stesso se il primo candidato (mezzo) nero alla presidenza fosse stato un repubblicano  - e dall’appeal nettamente inferiore di McCain rispetto a Bush tra gli ispanici e nella base true conservative (dove  ha “tenuto botta” solo grazie alla Palin). Questi sono i macroblocchi che hanno spostato i risultati, tutto il resto e’ stato peanuts, inclusa l’altra leggenda metropolitana dei ggiovani in piu’ alle urne. Se questa e’ la realta’ anche se non quella desiderata, allora le “fughe in avanti” verrano pagate a caro prezzo.

THE WINNER TAKES IT ALL - Antoine de Saint Exupery, pilota francese nella seconda guerra mondiale che quindi di sconfitte e di vittorie se ne intendeva, scolpì una delle sue migliori sintesi: “Ci sono vittorie che esaltano, altre che imbarbariscono; ci sono disfatte che annichilano, altre che fanno risorgere. Un seme deve cadere nella terra e morire per generare una nuova pianta”. Se ora tra gli sconfitti si annunciano fasi interessanti di riflessione (quello che i giornalai nostrani definiscono con truculenta goduria “la resa dei conti”), il tema della column odierna sono i vincenti: forse alcuni sono ancora poco consci dei problemi grossi da affrontare e preferiscono attardarsi nel sacco della citta’ conquistata. Come quelli che hanno rispolverato una delle proposizioni piu’ controverse del programma di Obama, presente sul sito Change.gov, quella relativa ai “lavori socialmente utili”:  sta(va) scritto che “Obama richiederà ai cittadini di tutte le età di servire l’America, sviluppando un programma che  imponga (“require”) 50 ore l’anno di “servizio alla comunitàper gli studenti di medie e superiori e 100 ore per gli studenti universitari”.

OBAMA E MOSCHETTO? - Bello no? Versione ‘correct” del mussoliniano “Libro e moschetto, studente perfetto”, la cosa mette allegria, fa venire in mente l’ “andiam andiam, andiamo a lavorar …“ dei Sette Nani; ricorda anche un’idea di Rutelli, rendere obbligatorio il servizio civile a fine studi. Ironie a parte, in America molti han subito dato a questa idea il nome che si merita. Sottolineando che il concetto di “altruismo obbligatorio” non ha nulla di liberale ne’ di cristiano nè tantomeno di logico ma molto di socialista, si sono addirittura appellati al Tredicesimo Emendamento, quello guarda caso che abolì la schiavitù : “… officially abolished and continues to prohibit slavery, and … prohibits involuntary servitude …”. Qualcun altro invece ha detto: “beh, che ci vuole? Cosa c’è di così fucking terrible? Cosa sono dopotutto 100 ore l’anno: meno di 2 ore la settimana, suvvia! Chi non ci sta a dare così poco per migliorare il posto dove vive è solo un fottuto pigrone teledipendente”. Sarà; personalmente siamo ancora convinti che l’America si caratterizzi come la terra della Libertà e della Ricerca Individuale della Felicità, altrimenti non la distingueremmo da un Iper Centro Commerciale della banlieu parisienne, per cui la vediamo proprio come uno che la mette così: “Ho fatto il volontario alla Croce Rossa per dieci anni. Sarebbe bello che la gente prestasse in massa servizio  per la Comunita’? Probabilmente si. Dovrebbe essere obbligata a farlo? No. Vogliamo un governo che ci dica quali sono i nostri doveri morali? Assolutamente NO. Come molte donne non vogliono un governo che dica loro cosa sia giusto fare dentro al loro corpo, allo stesso modo non vogliamo ci dica come dovremmo spendere 100 ore l’anno.”

LATINE VIRTU’ - Abbiamo già detto in  altro post, una delle caratteristiche di Obama sembra essere una sana Prudentia; difatti contrariamente a molti suoi giannizzeri ha già fatto marcia indietro, nottetempo quella proposizione nel sito è mutata in qualcosa di più articolato e meno “vincolante”: “Obama richiederà ai cittadini di tutte le età di servire l’America, definendo l’obiettivo che tutti gli studenti delle medie e delle superiori compiano 50 ore annue di servizi alla comunità e sviluppando un piano che riconosca agli studenti dei college che svolgano 100 ore annue di servizi alla comunità, un credito esentasse di 4.000$ sulle rette scolastiche”. La fraseologia è cambiata, lasciando trasparire un qualche livello di volontarietà e un piano di incentivazione, ma le polemiche non sono cessate. Anche così edulcorata la proposta non convince granchè, adoranti follower a parte. A parte la necessità di organizzare le classi di studenti con una sorta  di “chiamata di leva” (li chiameranno “Pionieri”?), avete presente cosa ci vorrebbe in termini di costi e di burocrazia aggiuntiva per gestire e controllare tutto questo? Altri fanno notare la straordinaria “paghetta” da 40 verdoni l’ora (quattro “Grant” da mille dollari diviso cento ore): ammettendo pure che il lavoro degli studenti sia “produttivo” (e non solo “socialmente utile” come gli omonimi lavoratori italici), significherebbe che lo Stato si accollera’ GRATIS la differenza tra il credito concesso  e la paga oraria media nell’industria, cioè 12$ l’ora. Siamo parlando quindi di un regalo da migliaia di dollari l’anno a cranio, moltiplicato per ….quanti milioni? Il Dipartimento dell’Educazione ha un budget di 66 miliardi di dollari l’anno, con questa idea in campo dovrebbe aumentarlo almeno del 50%.

TAX & SPEND? - Cominciate a intuire lo scenario europoide con tasse e burocrati in aumento a tappeto, se le idee su cui fondare il famoso “change yes we can” sono queste o similari?  Altro rischio molto “italico” è il seguente: in America i college costano per i circa 3,2 milioni di studenti diplomandi l’anno; quanti di questi andrebbero a lavorare e quanti invece sarebbero incoraggiati a parcheggiarsi all’università , a campare “slow food low cost” in cambio di una potata alle siepi la settimana, invece che cercarsi un lavoro,  una borsa di studio o impegnarsi il futuro con un prestito d’onore? Oppure sono tutti ballooni; ma allora altro che Sogno, Obama e’ come tutti gli altri, il solito politicante solo promesse e distintivo. Non ci siamo. Il citato sito del programma Obamiano aveva come titolo del paragrafo incriminato: Obama and Biden’s plan for universal voluntary public service. Aldila’ della electoral promise il problema sta nei fondamenti, nella assoluta irriducibilita’ di due concetti opposti: universale o volontario, l’uno o l’altro?

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