postato alle 09:13 del 14 novembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Sì, certo, il buon Francesco Cossiga le spara sempre più grosse, però attenzione: NON delira. Straparla, sì, ma NON delira. Lo dimostra, oltretutto, a botta calda la vergognosa sentenza di Genova di assoluzione di tutti i vertici della polizia di Stato, sentenza riaffermante il noto principio che cane non mangia cane: vale a dire, il ganglio dello Stato noto come magistratura non può sanzionare come meriterebbe l’altro ganglio dello Stato chiamato polizia. Che in fin dei conti a Genova – prima devastando, poi massacrando, indi piazzando le sue molotov nel “covo protestatario”, infine massacrando di nuovo a tutto spiano - si è limitato a fare all’alba del nuovo millennio ciò che Cossiga oggi dice che aveva già fatto fare prima del tramonto del millennio precedente e che consiglia di rifare quanto prima. La “lepre marzolina” nostro ex presidente della Repubblica esorta infatti ad alta voce l’attuale ministro Roberto Maroni, persona ragionevole e perbene anche se bossista, di fare quel che fece lui all’epoca del Movimento del ’77 e affini. Vale a dire, di infiltrare nelle manifestazioni di piazza agenti provocatori pronti a tutto, anche ad accoppare qualcuno, per poter poi addossare la colpa ai manifestanti, e più in generale ai protestatari. Ebbene, quando Cossiga dice queste cose, stiamo bene attenti a non scambiarle solo per folclore, affabulazioni o vanterie del menga, confondendolo magari con uno come Licio Gelli. Il quale, oltretutto, senza un Cossiga non sarebbe mai diventato quello che è diventato….

Cossiga con le sue rivelazioni in definitiva non ha fatto altro che anticipare la sentenza di assoluzione generale di Genova. Infatti, se un ex ministro dell’Interno, ex capo di governo ed ex presidente della Repubblica, dichiara senza impaccio che lui faceva certe cose, e chiede anche che vengano rifatte oggi e domani, equivale a dire che sono comportamenti sì illegali, ma legittimi…. Un sofisma? Una contraddizione di termini? Un ossimoro? E che volete che sia, in un Paese Strapaese come ormai il nostro dominato dai capziosi avvocati scudieri e maniscalchi del Cavaliere…. Se Caligola nominò senatore un cavallo, non si vede perché un manipolo di azzeccagarbugli a peso d’oro non possa contribuire a far sì che un Cavaliere diventi tre volte capo di governo della Repubblica italiana. Cossiga con le sue parole non ha solo anticipato la sentenza di Genova, ma ha anche chiarito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (16 morti e decine di feriti), fu effettivamente una strage di Stato, nome con il quale è peraltro già passata alla storia. I nazifascisti veneti, in contatto tramite il capitano Antonio La Bruna con i servizi segreti militari all’epoca chiamati Sid (oggi si chiamano Sismi), ebbero briglia sciolta, il permesso di passare l’estate allenandosi con bombe “dimostrative” sui treni e se ben ricordo anche alla Fiera di Milano per poi finire con il botto di piazza Fontana e le stragi mancate, nello stesso giorno, a Milano in piazza della Scala e a Roma all’Altare della Patria. Io, all’epoca studente di fisica molto fuori corso all’Università di Padova, la mia carriera di giornalista l’ho cominciata proprio scoperchiando per caso – e con il mio primo libro, “Il silenzio di Stato” - le pentole del diavolo di quella strage. E la povera Giorgiana Masi? Uccisa a Roma a quasi 19 anni il 12 maggio 1977 da una pistolettata calibro 22, sparatale alla schiena da ponte Garibaldi durante una manifestazione contro la repressione affollata da poliziotti in borghese fotografati con pistole in mano, dopo le parole di Cossiga è ancora più sicuro di chi sia la responsabilità della sua morte. Insomma, Cossiga ha finito col dare ragione sia pure ex post, molto ex post, a chi scriveva il suo nome sui muri con la kappa al posto della ci: Kossiga. E spesso con la doppia esse un po’ gotica per ricordare le SS tedesche.

Ma questo è niente. Se perfino uno col pelo sullo stomaco come Hitler ha sentito il bisogno di fabbricare falsi come l’incendio del Reichstag per reprimere la sinistra, in special modo i comunisti, e inventarsi qualche menata con la Polonia per giustificarne l’ingiustificabile invasione, non scherzano neppure gli Stati Uniti dei nostri giorni. Per esempio, Michel Chossudovsky su Globalresearch, dopo il titolo “11 Settembre et similia: TERRORISMO PIANIFICATO, ovvero: A chi e a cosa serve il “terrorismo”?”, scrive quanto segue: “[...]In un’intervista giornalistica del dicembre 2003, il generale Tommy Franks, ex comandante del CENTCOM, aveva delineato lo scenario di quello che descriveva come un “evento in grado di provocare perdite massicce” sul territorio americano [un nuovo 11 settembre]. Il punto di vista del generale Franks era l’idea e la convinzione che le vittime civili erano NECESSARIE per risvegliare la consapevolezza e ottenere l’appoggio pubblico per la “guerra totale al terrorismo”: in qualche parte del mondo occidentale, forse negli stessi USA, ci sarà un attentato terroristico massiccio e con molte vittime che spingerà la gente a interrogarsi sulla nostra stessa costituzione e a chiedere la militarizzazione del nostro paese[...]Franks stava indirettamente alludendo a “un nuovo 11 settembre”, che avrebbe potuto essere sfruttato per galvanizzare l’opinione pubblica americana a favore della legge marziale[...]”.

Dopodiché Chossudovsky passa a spiegare cosa sia “L’operazione Northwoods”: “Il concetto di “evento in grado di provocare perdite massicce” fa parte di un piano militare. Nel 1962, i Capi di stato maggiore avevano messo a punto un piano segreto, l’operazione “Northwoods”, per provocare deliberatamente vittime civili nella comunità cubana di Miami (”assassinando cubani che vivevano nel nostro paese”), in modo da giustificare l’invasione di Cuba: “Potremmo far saltare una nave statunitense a Guantanamo Bay e darne la colpa a Cuba”, “Potremmo organizzare una campagna terroristica dei comunisti cubani nell’area di Miami, in altre città della Florida, o addirittura a Washington”, “l’elenco delle perdite americane nei giornali americani provocherà una vantaggiosa ondata d’indignazione nazionale” (cfr. il documento Top Secret del 1962, ora declassificato, dal titolo “Justification for U.S. Military Intervention in Cuba”, in Northwoods. Sottoposta al presidente Kennedy, l’operazione Northwoods non venne portata avanti.[...]  La campagna per l’elezione presidenziale ha evitato di parlare di un nuovo 11 settembre, ma entrambi i candidati hanno ammesso il pericolo di un secondo attacco. Barack Obama e John McCain hanno concordemente sottolineato il loro impegno a proteggere gli USA da Al Qaeda: [Domanda: Chi è il nemico?] “Al Qaeda, i Talebani, una fitta rete intenzionata ad attaccare gli Stati Uniti, dominati da una ideologia distorta che ha completamente sovvertito la religione islamica, così da obbligarci a dar loro la caccia”. (Risposta di Barack Obama a Bill O’Reilly, Fox News, 5 settembre 2008). Vale però la pena di sottolineare che in una intervista alla Fox News nell’agosto 2007 un “nuovo 11 settembre” venne indicato come un mezzo per sensibilizzare gli americani e unirli contro il nemico. Su Fox News, il commentatore Stu Bykofsky dichiarò che gli Stati Uniti “avevano bisogno” di un nuovo 11 settembre per unire il popolo, che aveva “dimenticato” chi è il nemico. Affermò inoltre che “vi sarebbe stato un nuovo 11 settembre”, e John Gibson, conduttore della Fox News, si dichiarò d’accordo. Le vittime civili avrebbero contribuito a unire il paese e a sensibilizzarlo: “saranno necessarie molte vittime per risvegliare il paese” dichiarò John Gibson…”. Insomma, Cossiga di fronte a questi tipi è una specie di boy scout, ma sulle sue parole nel nostro piccolo è bene riflettere. Stando bene attenti a non abboccare e farci fregare pesantemente un’altra volta.

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