di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
postato alle 15:27 del 14 novembre 2008 in EconomiaTorna alla home

Il mito di Pascucci colpisce ancora, e stavolta fa un paio di vittime autorevoli: indirettamente, L’espresso e, involontariamente, la scuola di Mises.

In Italia è molto attiva, perlomeno su internet, una setta di mitomani convinta che le banche centrali siano enti privati che possono permettersi di comprare qualunque cosa, creando soldi dal nulla: si tratta dei cosiddetti “signoraggisti”. L’ultima incarnazione di questa mitologia è stata pubblicata su un blog de L’espresso (tutti possono aprirne senza controllo sui contenuti, a scanso di equivoci) anche se l’articolo originale risale al 2004.

LA SOLITA BUFALA - L’articolo parte subito male: “l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche”. Senza il continuo intervento dello Stato nel mercato del credito, i settori bancario e finanziario peserebbero probabilmente meno sul PIL. Appurato questo, che c’entra il debito pubblico? Niente. Le banche centrali, volendo, possono monetizzare anche le figurine dei calciatori: non hanno bisogno del debito pubblico. Cito dal pezzo di Calvin, che spiega il meccanismo: “Anzitutto, le banconote che usiamo correntemente hanno valore ‘ex lege‘, e non perché sono convertibili con quantità equivalenti di oro, incenso o figurine di Pizzaballa. NON potete quindi andare da Mario Draghi muniti di cinquino e chiedergli che vi dia l’equivalente in oro (o metà Pizzaballa). Cosa fa la Banca Centrale quando riceve il suo bel carico di banconote dal poligrafico? Purtroppo per Trichet e Bernanke, non può spenderle in prostitute d’alto bordo, ma solo per comprare titoli (e solo quelli ‘eleggibili‘) dal sistema bancario. L’acquisto avviene però (quasi sempre) tramite operazioni a termine: alla scadenza dell’operazione, la Banca Centrale riceve indietro i soldi e la controparte bancaria i titoli. Semplificando, la Banca Centrale le banconote le presta solo - e si dice che se gliele ridanno sgualcite si incazzi pure. Per evitare che la domanda di liquidità sia infinita (che non sta bene), la Banca Centrale fa pagare alle banche un tasso d’interesse su questi prestiti: il famoso tasso di riferimento che la BCE stabilisce ogni primo giovedì del mese. Ma non provate a spiegarlo ad una ragazza per fare colpo, vi assicuro che non funziona. A livello teorico, quindi, la banconota da dieci euro che avete in tasca (pezzenti) torna sempre al punto di partenza: la Banca Centrale la stampa, la usa per comprare titoli dal sistema bancario, voi la prelevate al bancomat, ci pagate la figurina di Pizzaballa, il venditore la deposita presso il sistema bancario che, alla scadenza dell’operazione a termine di cui sopra, la rende alla Banca Centrale in cambio dei titoli. I più svegli si saranno resi conto che è il tasso di cui sopra, e non la differenza tra valore facciale e costo di produzione, il guadagno della Banca Centrale - il famigerato signoraggio. A meno che, al posto di comprarvi Pizzaballa e finire l’album, non decidiate di bruciare la banconota. Che, in questo caso, non torna più all’origine, determinando un guadagno netto per la Banca Centrale pari esattamente al valore facciale meno il costo di produzione. Bruciate banconote e farete felice il vostro banchiere centrale”.

THAT’S ALL FOLKS!!! - Alcuni dicono che, tenendo bassi gli interessi, si invoglia il governo a indebitarsi con le banche, e quindi si dà alle banche il controllo della politica: peccato che i costi del debito, cioè gli interessi, fluiscano nelle casse del Tesoro, cioè vadano al Governo e non certo alle banche… Altri dicono che gli interessi sono briciole rispetto al capitale, come se la banca centrale potesse spendere le banconote una volta conclusa l’operazione di mercato aperto. Ma anche questo non è vero, altrimenti la base monetaria non potrebbe diminuire mai, cosa che invece ogni tanto succede. Andiamo avanti: “Per quanto riguarda l’euro, per il 2002, la somma ammontava a 7.000 miliardi di euro. Somma che la BCE, la Banca centrale Europea, ha sottratto ai popoli europei.” Questa è pura follia. Da qui deduco che probabilmente gli euro di cui si parla sono i 5.5 triliardi dell’offerta di euro chiamata “M3”. Ma il PIL dell’Eurozona nel 2006 era 8.4 triliardi, mentre M3 per quell’anno già stava a 7 triliardi. Da cui si capisce che, secondo l’autore dell’articolo, la BCE ha tolto ai cittadini europei l’83% della ricchezza da loro prodotta: gli europei non dovrebbero avere neanche i soldi per il pane e per l’acqua. Ho dedotto io che fosse M3: era l’aggregato più vicino alla cifra sparata dall’autore. Ma perché M3? La base monetaria, M0, sono circa 300 miliardi, cioè più di venti volte di meno: è semmai sulla base monetaria che funziona il meccanismo del signoraggio descritto precedentemente. E ripeto: questi 300 miliardi non sono in nessun modo profitti della BCE. Le banche centrali guadagnano solo gli interessi: si tratta di un po’ più di un paio di miliardi di euro l’anno.

E GLI EBBBREI NO? - Ovviamente non poteva mancare il complottismo: “Il Trattato di Maastricht, stipulato non a caso a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino“. Come se chiamare in causa la figura di due giudici morti per mano di mafia fosse un passepartout per dimostrare l’indimostrabile. E, per non farci mancar nulla, come in tutte le esposizioni della mitologia signoraggista, si parla delle fantomatiche “private banche centrali“. I privati proprietari di Bankitalia non guadagnano dividendi (se non una cifra ridicola) sul loro “investimento” e non hanno alcun potere di decidere il Consiglio di Amministrazione: non hanno alcun diritto, quindi. Non sono proprietari in nessun senso significativo del termine.

BRUTTI BASTARDI! - Con mia somma disperazione, l’articolo conclude citando la Scuola Austriaca: “Esiste tuttavia una scuola di economisti che negli ultimi tempi fa sempre più parlare di sé: La Scuola Austriaca d’Economia. [...] Si riesce a capire perché esistono periodi ritmici di sviluppo-recessione, i cosiddetti cicli ‘boom-bust’, e fenomeni quali Parmalat [...] diventano facilmente prevedibili e comprensibili. Diventano addirittura inevitabili.” Sottolineo ed enfatizzo che la Scuola Austriaca non ha nulla a che fare con la mitologia del signoraggio: non è una teoria della falsificazione dei bilanci (che c’entra Parmalat?), ma delle crisi economiche. Però su una cosa l’autore ha ragione: le crisi sono inevitabili, per gli Austriaci, ma per motivi che non hanno nulla a che fare col signoraggio. Sia chiaro: lo Stato ovviamente ha un vantaggio dal controllare la moneta, e le banche devono a questo controllo la loro stessa sopravvivenza. Ma da qui a credere a certe cose ce ne vuole…

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