Il settore assicurativo e quelli a cavallo tra finanza e economia reale sembrano in procinto di affrontare una nuova fase critica. Si tratta di un fenomeno nuovo o solo di scosse di assestamento?
Le pessime notizie su assicurazioni, credito al consumo ed automobili si susseguono di giorno in giorno. Siamo di fronte ad una crisi epica come quella bancaria? No, grazie ad una varietà di fattori, fra cui la minore presenza iniziale del governo nel settore. Questo non impedirà a molte assicurazioni e aziende assortite di chiedere soldi ai politici, al pari dei costruttori di automobili, presentando scenari apocalittici. E i politici fingeranno di crederci, tanto pagheranno con il denaro del contribuente.
UNA NUOVA CRISI? - La catena di avvenimenti in questi giorni ha preso una piega sempre più preoccupante: General Motors sull’orlo del fallimento, AIG che ottiene altre decine di miliardi di dollari in aiuti, American Express costretta a trasformarsi in banca per usufruire delle linee di salvataggio della Federal Reserve. Così come la recessione del 2000-2002 era stata grandemente attenuata da fattori finanziari, così l’attuale crisi finanziaria sta contagiando il resto della vita economica, trasformando un “normale” rallentamento del ciclo economico in una recessione. Quello che ci si può chiedere è se gli episodi di crisi a cui stiamo assistendo possono essere considerati le scosse di assestamento del terremoto che ha squassato il mondo della finanza oppure se costituiscono l’epicentro di una ulteriore crisi.
I SETTORI CRITICI - Il punto critico divengono a questo punto proprio i settori a cavallo fra finanza e la cosiddetta “economia reale”: da un lato, il settore assicurativo; dall’altro e soprattutto, quei settori che hanno svolto negli anni passati il ruolo di cinghia di trasmissione, trasformando l’eccesso di liquidità nei mercati finanziari in un boom di prestiti agli individui e quindi nei consumi. Dobbiamo aspettarci altri drammi da parte delle società che erogano credito personale e che gestiscono carte di credito? Anche la crisi di General Motors ed in generale del settore dell’auto nasce proprio dalla forte contiguità dell’automobile con il mondo della finanza: da sempre le vendite automobili si fanno soprattutto a credito e quindi sono un indicatore estremamente rilevante di due fenomeni: la salute della produzione e dei redditi, e la disponibilità di credito; la caduta libera delle vendite di automobili è la dimostrazione della crescente difficoltà in entrambi i fenomeni.
AMERICAN EXPRESS - Il punto quindi non è tanto se vi sarà una grave crisi in tali settori, ma di che tipo di crisi si tratti. AIG, American Express e General Motors sembrerebbero puntare ad un rischio esteso all’intero sistema, ma dobbiamo ricordare che si tratta di tre eccezioni, più che di tre regole. American Express, il colosso delle carte di credito americano, ha richiesto una licenza bancaria. Il motivo? L’impossibilità di poter continuare a finanziare le proprie attività di credito al consumo con il collocamento sul mercato di obbligazioni e di titoli a breve termine. Il passaggio a holding bancaria è stato necessario per poter avere accesso alle linee di credito della Federal Reserve. La Fed, dal canto suo, ha eliminato il tradizionale periodo di attesa per accettare la richiesta: una misura del panico che sembra aver colto la banca centrale americana all’idea di “perdere” anche American Express.
IL BUSINESS MODEL - Anche in questo caso, ci si dovrebbe chiedere si si tratta dell’inizio di una nuova crisi o di un episodio isolato. SI potrebbe affermare che si tratta di un episodio isolato se parliamo di carte di credito, soprattutto fuori dagli USA, ma che potrebbe essere un segnale negativo per molti intermediari attivi nel credito al consumo, fra cui alcuni di casa nostra: il modello di business di American Express è divenuto, negli anni del boom, più simile a quello delle nostre carte revolving che al mondo di Mastercard e Visa. Queste ultime due società infatti non sostengono alcun rischio legato al credito: si tratta di aziende che si limitano a gestire tutti i dettagli amministrativi, di marketing e di gestione dei pagamenti legati al rapporto con il cliente e con i negozianti. Il rischio del mancato pagamento del conto, o gli interessi sullo scoperto della carta di credito, sono invece affare delle banche che offrono le carte di credito Mastercard o Visa ai propri clienti. American Express, invece, si è trasformata in un vero e proprio intermediario creditizio. Negli ultimi anni sempre più americani hanno impiegato la propria carta di credito come un veicolo per ottenere finanziamenti; invece di pagare il conto a fine mese, come normalmente avviene in Italia, ci si limita a pagare gli interessi ed a rateizzare il pagamento del “capitale” dovuto, in un meccanismo analogo a quello delle nostre carte revolving.
UN ALTRO SINTOMO DELLA CRISI - In tempi di abbondante liquidità, il business (in Italia come negli USA) è estremamente attraente: i tassi attivi sulle carte di credito sono vicini al al 17% e finché il credito è abbondante, alle finanziarie non serve che i clienti ripaghino il debito, ma è sufficiente che paghino gli elevati interessi. Il finanziamento dello stock di debito, infatti, per lungo tempo non è stato un problema: l’abbondante liquidità fornita dalle banche centrali garantiva che vi fossero sempre linee di credito a breve termine disponibili per il credito al consumo. Per chi non era una banca, si trattava semplicemente di cartolarizzare i propri portafogli di credito al consumi, di emettere obbligazioni o cambiali finanziarie, che sarebbero state acquistate da investitori e fondi che operavano a credito – credito fornito dalle banche. La fine del credito facile ha ovviamente messo fine a tutto ciò: niente più compratori a credito per ABS ed obbligazioni, niente più liquidità facile. I guai delle banche sono ben noti, American Express è semplicemente nella posizione più esposta. Si tratta dell’ennesimo sintomo dello sgonfiamento della bolla, non una nuova crisi. Questo non toglie che la contrazione del credito al consumo avrà conseguenze molto negative sulla crescita economica sia americana che mondiale: il maggiore indebitamento ha contribuito non poco alla crescita economica degli ultimi anni e la contrazione della liquidità potrebbe portare, anche in Italia, a serie difficoltà per le finanziarie non legate a gruppi bancari – e quindi ad un brusco calo nello stock e non solo nel flusso di credito.




Poche storie: ecco una vera dritta!
Il prossimo crollo sarà quello delle società telefoniche.
Da dove mi viene tale certezza? Tre mesi fa Lea di Leo ha smesso di fare gli 889!!
Ecco la fonte sicura
[URL=http://www.celebrityforum.tv/magazine/2008/10/02/lea-di-leo-non-chiamatemi-pornostar/]fonte sicura![/URL]
E poi non dite che non vi avevo avvertito
rado, vergogna, non si mettono commenti off topic!
(com’era il numero preciso, già che ci siamo?)
Complimenti.
Le carte di credito *revolver* sono quelle che servono per spararsi un colpo in testa?
Un bell’articolo.
“Meglio spendere centinaia di miliardi del contribuente, che accettare di aver fallito”
se non c’e’ il copyright mi ci faro’ un quadretto.
Rimpiango le VEB (Volkseigener Betrieb) della DDR.
Almeno lì sprecavano soldi dello stato per mantenere anche una occupazione fittizia di operai e non solo di magnager libberisti.
“rado, vergogna, non si mettono commenti off topic!
(com’era il numero preciso, già che ci siamo?)”
Be’, era…”in topic” (spero che nessuno comprenda la squallida battuta :_))
Per il numero, basta che di sera quando torni a casa da calcetto cercare disperatamente i servizi sulle gare di Coppa e, inevitabilmente, caschi sulla di Leo che, nonostante sia tre mesi che non esercita più, compare ancora “in diretta” a rispondere alle telefonate.