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Tutto l’odio sulla rete per Cécile Kyenge

Non solo gli insulti del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che l’ha paragonata a un orango, scatenando l’indignazione dell’opinione pubblica, del Colle e l’ultimatum di Enrico Letta alla Lega Nord. Da quando è stata nominata ministra dell’Integrazione, Cécile Kyenge continua ad essere vittima di insulti e offese di carattere razzista. Se non sono mancati i ripetuti attacchi da esponenti politici leghisti, neofascisti e conservatori, è soprattutto in rete che la ministra di origine congolese è da mesi oggetto di campagne di intimidazione. Insultata per il colore della pelle, accusata “di fare gli interessi degli africani”, invitata “a tornare in Congo a raccogliere banane”. L’odio per Cécile Kyenge corre attraverso siti e social network, dove i razzisti d’Italia hanno trovato nuovo vigore dopo le dichiarazioni infamanti di Calderoli.

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GLI INSULTI ALLA MINISTRA KYENGE IN RETE – Non è certo la prima volta che la ministra Kyenge diventa bersaglio di insulti on line. Già dopo la sua nomina al dicastero dell’Integrazione, non erano mancati i commenti razzisti, tra siti e social network verso l’esponente di governo che ha rilanciato la battaglia su ius soli e cittadinanza per le seconde generazioni, così come l’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Bastava visitare il profilo Facebook della ministra per scoprire il livello di intolleranza razziale e insulti razziali di ogni tipo. Tra paragoni vergognosi a scimmie ed animali, inviti a “tornare in Congo” e richieste di dimissioni, l’odio correva tra siti e reti sociali. Dopo le accuse recenti di diversi esponenti leghisti, da Borghezio fino all’ultima sparata di Calderoli, la comunità razzista italiana ha ritrovato vigore. Se si naviga sul sito Stormfront, noto per essere il ritrovo digitale dell’ “orgoglio bianco”, si nota come Cécile Kyenge venga più volte definita come la “ministra negra” e come vengano esaltati gli insulti e le sparate contro di lei e le sue politiche. La titolare del dicastero dell’Integrazione è bersaglio continuo di nazisti e filofascisti, che non hanno problemi su forum e social ad etichettarla con epiteti diffamanti.

CAMPAGNA D’ODIO – Sui social network, in particolare su Facebook proliferano i post in cui viene insultata la ministra e se ne chiedono le dimissioni. Basta effettuare poche ricerche per imbattersi su gruppi come “Cecile Kyenge ha rotto il ca..”, oppure “Dimissioni Immediate Della Ministra Cecile Kyenge”. Ma anche quello intitolato: “Ministro Kyenge ? No Grazie, dimettiti”. Tra i commenti gran parte sono inqualificabili, vere accuse di stampo razzista. In uno dei siti si spiega come non sia “la pagina non abbia alcuno sfondo razzista”. Eppure, non si fanno poi scrupoli a lanciare un sondaggio sulle frasi shock del leghista Calderoli “Che ne pensate, anche voi quando guardate la Kyenge pensate ad un orango?”, si legge. E non mancano nemmeno fotomontaggi indecorosi. E poi ci sono siti come Voxnews, che si autodefinisce “voce senza padroni”, dove Kyenge da tempo è presa di mira per le sue campagne. Anche in questo caso non mancano i commenti ingenerosi: “”La congolese ministro della dis-integrazione ne spara un’altra delle sue”, si legge in merito alle dichiarazioni sull’assenza di connessione tra terrorismo e seconde generazioni. In altri articoli viene accusata per “liberare delinquenti” o bollata come “abusiva al ministero della dis-integrazione” e “paladina dei trafficanti di carne umana“.

SUL PROFILO FACEBOOK – Contro gli insulti alla ministra lo staff che cura la sua comunicazione ha più volte spiegato in passato come i commenti più pesanti vengano cancellati quotidianamente. Soprattutto quelli in cui sono presenti minacce. Eppure le offese sono quotidiane: “Basta te ne devi andare”, insistono alcuni commentatori.”Offende noi italiani, non esiste il meticciato”, concordano altri, che rilanciano gli insulti di Calderoli. “”La nostra ministra è del Congo e, al massimo, può somigliare ad uno Scimpanzè”, scrive un altro utente. E non mancano i fotomontaggi nei quali Kyenge è accostata a banane, oranghi e insultata. Ormai la pratica di insultare Kyenge sembra diventata una nuova moda: anche perché, se rappresentanti istituzionali di prim’ordine restano al posto loro – nonostante il pressing di Letta per le dimissioni di Calderoli – e si permettono di lanciare insulti indegni per un paese civile, la comunità razzista italiana non può che sentirsi legittimata a fare altrettanto.