Tax Wars: rivolta liberal contro Obama
09/12/2010 - L’intesa sui tagli alle tasse tra Casa Bianca e repubblicani scatena una guerra intestina ai democratici L’accordo tra i repubblicani e il presidente Obama sul mantenimento dei tagli fiscali di Bush è riuscita a conciliare l’inconciliabile, unendo in opposizione i
L’intesa sui tagli alle tasse tra Casa Bianca e repubblicani scatena una guerra intestina ai democratici
L’accordo tra i repubblicani e il presidente Obama sul mantenimento dei tagli fiscali di Bush è riuscita a conciliare l’inconciliabile, unendo in opposizione i Tea Party e l’anima più progressista del partito del presidente, mentre all’interno dei democratici sta montando una vera e propria rivolta. Non sono solo i blogger della Netroots, l’equivalente internauta di sinistra dei Tea Partier, o le associazioni progressiste come Move On che si sono indignati contro il patto Molotov-Von Ribbentrop del 2010. Al Congresso, dove i democratici hanno ancora una netta maggioranza alla Camera e al Senato, perché solo da gennaio entreranno i nuovi eletti delle midterm 2010, la proposta di Obama non sarebbe in grado di passare in alcuno modo senza i voti del Gop, e nell’attuale formulazione rischia comunque una clamorosa bocciatura.
IL PATTO DELLO SCANDALO (PROGRESSISTA) – Nel 2001 George Bush tagliò in modo significativo le tasse, una riduzione fiscale che fu limitata però a soli 10 anni perché non c’erano i 60 voti necessari al Senato per renderla permanente. Il punto della discordia fu in particolar modo la diminuzione delle tasse per i redditi più alti, che tornò ai livelli reaganiani dopo che Clinton aveva alzato l’aliquota per i contribuenti più ricchi, e nonostante ciò l’economia americana crebbe a ritmi vertiginosi per tutti gli anni ’90. Nel 2011 le tasse si sarebbero alzate senza una nuova normativa, e Obama aveva sempre detto che avrebbe mantenuto i tagli alle imposte per il 95% degli americani, non rinnovandoli però per il 5% più danaroso, i single con un reddito sopra i 200 mila dollari l’anno oppure i nuclei familiari che dispongono di più di 250 mila dollari l’anno. I repubblicani, rinvigoriti dal trionfo delle midterm 2010, hanno però dichiarato guerra al progetto del presidente, e una lunga trattativa è partita tra Casa Bianca e leadership congressuale del Gop. L’intesa è stata raggiunta a caro prezzo, almeno per il deficit americano, visto che il costo stimato si aggira sui 900 milioni di dollari, quasi quanto l’intera riforma sanitaria. I tagli fiscali di Bush sull’intera platea contributiva saranno confermati per due anni, mentre sarà abolita la tassa di successione per i patrimoni ereditati inferiori ai 5 milioni di dollari, mentre quelli sopra saranno sottoposti ad un’aliquota ridotta al 35%. In cambio delle richieste repubblicane Obama ha ottenuto il prolungamento dei sussidi di disoccupazione per chi non lavora da più di 99 settimane, e la riduzione di due punti percentuali dei contributi sociali a carico dei lavoratori per un periodo di un anno.













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