Ogni maledetta domenica e non solo
13/11/2008 - L’anniversario della morte di Gabriele Sandri è l’occasione per riflettere sulle cause remote di quella tragedia: stadi in cui i diritti costituzionali sono di fatto sospesi, informazione distorta e un evidente problema di democrazia nelle nostre forze dell’ordine. “Ragazzi di
L’anniversario della morte di Gabriele Sandri è l’occasione per riflettere sulle cause remote di quella tragedia: stadi in cui i diritti costituzionali sono di fatto sospesi, informazione distorta e un evidente problema di democrazia nelle nostre forze dell’ordine.
“Ragazzi di vita”, ogni settimana, vi racconterà quello che tutti i giorni potreste vedere ad ogni angolo di strada. Se voleste. A cura di Noantri
Martedì ricorreva il primo anniversario della morte di Gabriele Sandri ed è sconcertante leggere tanta pochezza e superficialità nei commenti all’episodio. Tanto pressappochismo nel cercare goffamente il centro sbagliando però il bersaglio. Si sono lette su alcuni blog frasi come: “Sai benissimo cosa succede dentro e fuori ad opera di quella gente (gli ultras, ndn) quindi non cercare di farne un angelo caduto…”. Bene. In questa frase che trasuda disprezzo per un ragazzo che ha pagato con la vita la colpa di dormire in macchina c’è un’inconsapevole sprazzo di lucidità: il movimento ultras se vuole essere credibile dovrebbe far pulizia al proprio interno, perché se è vero che i soprusi della Polizia sono inaccettabili, è pur vero che all’interno delle curve si annida una notevole quantità di gentaglia che getta discredito su chi vive la propria passione in modo equilibrato. Così come il corpo di Polizia dovrebbe effettuare un repulisti gigantesco nelle caserme se vogliamo che gli italiani recuperino fiducia nelle istituzioni. Le foto diffuse a proposito della Diaz e delle molotov false sono un esempio piuttosto eloquente. Più in generale: la democrazia italiana farebbe un passo avanti se invece di puntare il dito verso gli altri, ognuno di noi, ogni categoria, prendesse la scopa e pulisse casa propria.
UN SIMBOLO - Si è parlato di paragoni con le morti bianche, forse ignorando l’importanza cui assurgono determinati simboli. Nell’immaginario collettivo di chi segue la propria squadra del cuore con una certa assiduità Gabriele è un simbolo. Pur nell’immane tragedia che ha colpito la famiglia Sandri, rappresenta la verità che finalmente squarcia anni di silenzio, di omertà, di disinformazione. Di bestialità a mezzo stampa secondo cui all’interno di uno stadio regna l’impunità; di pennivendoli che ci hanno raccontato che la certezza della pena esiste solo fuori dagli stadi quando è vero l’esatto contrario. Quando negli stadi sussiste di fatto la sospensione dei diritti costituzionali, quando il Daspo è una misura extracostituzionale che
sbilancia l’equilibrio dei tre poteri (legislativo, giudiziario, esecutivo), consentendo all’esecutivo di eseguire e di ordinare, unico caso in Italia. Non ho mai sentito di un cittadino che il sabato sera debba andare a firmare in questura perché coinvolto in una rissa in discoteca.
GLI STADI - Negli stadi la polizia ha carta bianca totale, si può permettere di pestare a sangue senza che nessuno ne chieda conto, a volte in modo arbitrario, indiscriminato e immotivato (ricordate Roma-Manchester?). Senza che mai ci sia un controllo sul corretto rapporto tra causa ed effetto. Pur con un linguaggio a volte discutibile, i ragazzi delle curve da anni provano a denunciare alcune situazioni rimbalzando su un muro di omertà, silenzio, disinformazione. Si sarebbe potuto aprire un dialogo, si è semplicemente alzato il livello dello scontro con misure sempre più repressive. Quei ragazzi per anni hanno covato un profondo senso di ingiustizia esplosa poi la tragica notte dello scorso 11 novembre. Per questo Gabbo è diventato un simbolo. Perché la mano di Spaccarotella l’ha armata anche chi per anni ha puntato il dito in stampa, tv, radio sugli ultras, diffondendo spesso e volentieri notizie false e tendenziose. Anche nella semantica: due persone che litigano diventano due ultras che fanno una rissa, i ragazzi della curva che fanno una bella coreografia diventano tifosi (non ultras, quelli fanno a botte).
POLIZIOTTI ZELANTI - Eppoi il problema di uno strisciante stato di Polizia. Tutto proibito, tutto penale. Dopo Genova, qualcuno, ma ancora in troppo pochi, ha iniziato a chiedersi se le nostre Forze sono davvero di Sicurezza. In Italia esiste un serio problema di democrazia tra le forze di polizia: stadi, quartieri, scuole,
la militarizzazione è sotto gli occhi di tutti. Il comportamento di alcuni poliziotti eccessivamente zelanti (Ferrara, Parma, ndn), cui seguono referti medici passati sotto costante silenzio, oltre a teste e diritti umani, lede anche il buon nome delle forze armate e mina la democrazia quotidiana. Chi nelle caserme fa il proprio dovere onestamente dovrebbe ribellarsi invece che continuare a coprire i “colleghi che sbagliano”.
IL RUOLO DELL’INFORMAZIONE - L’informazione dovrebbe denunciare invece di tacere. Questo in un paese civile e democratico. Invece anche in quella occasione si è goffamente cercato di depistare, spostare l’attenzione: basti pensare alle prime false affermazioni del Questore di Arezzo, del Ministero degli Interni, i primi lanci Ansa, continuando a provare a ridimensionare fin quando l’evidenza inoppugnabile questa volta ha reso impossibili certi tentativi. Per quanto riguarda Spaccarotella, sono sicuro che pagherà, che ci sarà un processo equo e una sentenza adeguata, sono convinto che l’attuale libertà personale di cui gode l’agente dipenda solo dalla lentezza congenita della macchina della giustizia. Ma ciò che più conta è il simbolo.












